giovedì, 25 dicembre 2008

Aspettando il 2009

Cari amici, la tribù augura a tutti i nostri lettori buone feste e un radioso 2009 (mai tanto atteso). La nostra intenzione è quella di staccare un po' la spina e dedicare un po' più di tempo ai nostri cari.

Non sappiamo se riusciremo a resistere dal postare, vedremo. Comunque rimarremo in contatto con chi, benevolmente, ci farà dono degli auguri.

Besos zapateriani a todos.

p.s. l'immagine del post è stata prelevata da Vladstudio. Se non lo conoscete, fateci un salto, ne vale la pena.
postato da: redpen2006 alle ore 17:40 | Permalink | commenti (4)
categoria:italia, amore, blog, pace, auguri, pennarossa, vladstudio
mercoledì, 07 maggio 2008

 Gay Pride Roma 2007

La nostra amica Cristiana Alicata ha scritto questa bella lettera ripresa da Repubblica.

Caro sindaco Alemanno,
leggo le sue dichiarazioni sul Gay Pride, secondo cui esso sarebbe “una manifestazione di esibizionismo sessuale”, anche un po’ aggressivo e decido di scriverle per farle notare alcune cose.

Già nel GayPride Nazionale di Roma dell’anno scorso, visto il momento difficile per la comunità gay (legge sui Dico affossata in parlamento), la quasi totalità dei transessuali, decise spontaneamente di sfilare più coperta del solito.

Giornali e televisioni, non contenti delle immagini di quel giorno dovettero rivangare vecchie immagini di repertorio per poter dare la loro deviata e pruriginosa informazione sul Pride. Perché, invece di “leggere” il Pride sui giornali, non viene davvero a vederlo, come le ha chiesto Imma Battaglia? Troverà centinaia di migliaia di cittadini e cittadine romani, che sfilano con i vestiti di tutti giorni. Perché, come uomo delle istituzioni, non chiede alla stampa e alle televisioni, di non mostrare immagini eccessive che sono oltretutto minoritarie?

Non lo dico certo per perbenismo, ma perché anche a me sembra ogni volta una strumentalizzazione, dare del Gay Pride una sola immagine. In questi giorni Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay Nazionale, ha chiesto alla comunità GLBT di sfilare al prossimo pride bolognese con il vestito del proprio mestiere.

Le faccio notare, inoltre, che le strade di Roma, ogni notte, sono teatro di esibizionismo sessuale ben peggiore, da parte di centinaia di migliaia di uomini, che mette a rischio anche la sicurezza stradale. Pensi alla Salaria, un autentico bordello a cielo aperto, dove trovano sfogo davvero troppi bravi padri di famiglia, oltre tutto con ragazzine nemmeno maggiorenni. Mi auguro che come sindaco la sua priorità sia difendere quelle donne dallo sfruttamento punendo chi crea pericolo alla cittadinanza.

Di recente ho difeso la croce celtica che porta al collo. Per qualcuno è un simbolo di morte perché viene equiparata alla svastica. Lei ha spiegato perché la porta al collo, per ragioni affettive, ed io credo che all’oggettività dei simboli, dobbiamo pur aggiungere l’umanità che essi posseggono e il valore soggettivo che gli si conferisce. Non metterei mai bocca sulla sacralità dell’amicizia. Credo, semplicemente, nelle parole che dice.

Provi ora a fare lo stesso esercizio per il Gay Pride, manifestazione che ricorda il giorno in cui un gruppo di trans, a New York, si ribellò alle botte e agli stupri quotidiani dei poliziotti. Esso per la comunità gay ha un valore simbolico. Il colore, le piume, la musica, ove ci sono, sono simboli di gratitudine verso chi, per primo, si è ribellato. Caro Alemanno, oggi lei è anche il mio sindaco ed io, pur militando nel PD, faccio parte di quei 70.000 che si sono rifiutati di votare Rutelli.

Le cose che lei dice sul Gay Pride, sono le stesse che pensano molti miei compagni di partito, quindi non ne faccio affatto un momento di scontro politico, ma la richiesta di una semplice cittadina al suo sindaco. Che sia il sindaco di tutti: venga a vedere che cosa è il gay pride. Si stupirà di venire accolto con gioia, tanto siamo abituati ad essere rifiutati, persino da chi dovrebbe essere dalla nostra parte.

Faccia questa cosa rivoluzionaria, creda nelle mie parole come io credo nelle parole dei ragazzi di Colle Oppio quando dicono di non essere più fascisti. Anche questo è un passaggio di riconciliazione nazionale. Pensi ai tanti sindaci di destra delle capitali occidentali che sfilano al Gay Pride.

E superi anche lei il pensiero che l’omosessualità distrugge la famiglia. Noi facciamo parte della famiglie eterosessuali e combattiamo per vedere riconosciute le nostre, a volte i migliori interpreti di questo valore, per la forza con cui lo desideriamo.  

giovedì, 28 febbraio 2008
di Maria Cascella

In difesa della laicità

 
Chi ha la possibilità di seguire dal vivo le dichiarazioni dei vari leader del PD ha modo di capire quanta fatica si stia facendo per mettere insieme le varie anime di questo neopartito. Un partito, non ci stancheremo mai di dirlo, che ha messo in cantiere un grande progetto: guidare il governo dell'Italia e condurla fuori dalla grave crisi istituzionale, sociale e finanziaria in cui sta velocemente precipitando.

Per riuscire nell'intento, occorrono alleanze, credibilità, intelligenze. Io ho avuto modo di vedere ed ascoltare dal vivo una di queste intelligenze, ho potuto farlo domenica scorsa a Torino e porta il nome di Rosy Bindi.

Giusto per sgomberare il campo da facili pensieri, preciso che io non ho alcuna formazione cattolica, né familiare, né politica. Mi sono sempre battuta, nel mio piccolo naturalmente, per la la difesa dei diritti civili, ho lavorato perché la legge 194 fosse applicata, ho votato per i referendum sulla procreazione assistita e quelli annessi, eppure mai ho sentito un discorso più laico di quello fatto dalla Bindi a proposito di questa alleanza con i radicali e con i teodem (Binetti per intenderci).

Ha richiamato il rispetto dei 12 punti del programma di Veltroni, ha rifiutato in pieno l'ipotesi della formazione di una corrente cattolica all'interno dell'organizzazione, ha invocato e sollecitato a tenere fuori dalle porte divergenze ideologiche che abbiano come base l'appartenenza religiosa e l'ha fatto difendendo la laicità dello Stato. Altri sono i posti dove professare la propria fede, e questi non possono essere né il Parlamento né il Senato.

Ha parlato del rispetto delle unioni, basandosi su un legame che abbia come base l'affettività e la libera scelta, affermando ciò ha di fatto neutralizzato coloro che puntano a rendere il matrimonio eterosessuale come unico ed esclusivo istituto riconosciuto . Penso sia stata coraggiosa ad affermare che nessuno possa, in nome dei propri principi religiosi od ideologici, fare dello Stato scena e teatro di scontri che hanno ben altri scopi ed intenti.

Ho applaudito di gusto e sono lieta di avere condiviso con gli altri presenti un grande momento:la difesa della nostra laicità.

sabato, 23 febbraio 2008





Grazie Daria!


giovedì, 31 gennaio 2008
di Giovanni Fontana

Oatway

Esperti internettari mi suggeriscono di mettere un disclaimer: l'articolo è lungo. Ma non è solo colpa mia, per raccontare questa storia bisognava necessariamente partire dall'inizio, anzi... dalla nascita.

Ho sempre pensato che il senso calcio fosse racchiuso in due immagini che - da abitante della capitale - vidi in giovanissima gioventù.
Il ferramenta del quartiere, sfegatato laziale, che espone un bandierone della Lazio all'entrata del negozio con la didascalia "le scommesse si pagano". Lazio - Roma era finita dodici ore prima, e ovviamente aveva vinto la Roma; uguale e contraria sorte sarebbe capitata al dirimpettaio (e romanistissimo) barista, se all'Olimpico le cose fossero andate diversamente.
Anche per questo, da tifoso viola, ho sempre conservato una poco celata invidia per chi è attore di una stracittadina.

Una coppia di ragazzi, lui romanista lei laziale. Abbracciati all'uscita di un derby: lei avvolta in mille stracci biancoazzurri e con un sorriso smagliante, lui avvolto in mille stracci giallorossi e basta. Il risultato non lo ricordo, ma deduco che vinse la Lazio. Capii anche che quei due stavano litigando (lei era tutto un indicare la faccia di lui, e canticchiare), ma litigando in un "modo buono".

Ci fu una cosa che mi stupì ancor di più: sapevo - per esempio - che era vietato entrare nella curva della Lazio con la sciarpa della Fiorentina; e quello lì c'era venuto tutto vestito di giallorosso. Era come se
'sti due ragazzi fossero in possesso di un lasciapassare speciale, sembrava che persino gli idioti-criminali fossero cagionevoli a quella circoscritta, piccolissima, magìa.

Questo per dire - anche - che il calcio (e lo sport) si nutre un tanto di rivalità; che la presa in giro è il corpo dello spirito sportivo. Che desiderare la Juve in B, piuttosto che lo scudetto alla Fiorentina, è l'alimentazione di una prassi genuina, oltre che di una scornata autoironia.
Anzi, ho sempre pensato che fidanzate, mogli, amici, colleghi, compagni di merende, fosse meglio trovarseli di squadre rivali, in modo da potersi punzecchiare un po', ché fa sempre bene e dà legna.
Prendo le cose troppo seriamente? Non c'è dubbio, ma c'è chi - sodale - fa di peggio.

Succede questo, un po' romanzosamente: siamo nel 1973. Due giovani, fidanzati per qualche anno, sposati da poco. In comune hanno una passione: quella per il Queens Park Rangers.
È una passione molto sentita, il loro mondo, probabilmente si sono conosciuti allo stadio, vivono aspettando il sabato: e vogliono festeggiare la promozione della propria squadre nel massimo campionato. Decidono di dare al figlio in arrivo il nome di uno dei loro idoli: però loro sono affezionati a tutti, come fare a sceglierne uno solo? «Diamoglieli tutti!», eureka.

È così che nasce Anthony Philip David Terry Frank Donald Stanley Gerry Gordon Stephen James Oatway, l'ultimo è il cognome.

Un racconto del genere solitamente suscita un repentino avvicendamento di reazioni, nel tifoso medio: per un attimo un moto di simpatia verso quei genitori - chi non ha mai indugiato in una piccola follia per i propri colori? - subito dopo però, più pragmaticamente, uno pensa alla vita del povero Anthony, a scuola, in ufficio, ovunque. Se manca il primo pensiero non si è abbastanza suonati per essere tifosi, se manca il secondo, beh, si è abbastanza, troppo, suonati per tutto il resto.

Avanti: i geni (con una i!) non mentono, e il nostro Philip diventa un appassionato di calcio, inizia a giocare, e riesce a ritagliarsi una onesta carriera da comprimario nelle serie minori inglesi. Alla fine smette con il calcio professionistico, e va a fare l'allenatore in seconda e giocatore di una squadra dilettantistica. La favola sarebbe finita qui, se non fosse che la squadra di David, il quasi altrettanto immemorizzabile Havant & Waterlooville Football Club, si ritrova a giocare nella competizione più antica del mondo: la Coppa d'Inghilterra.

Oltremanica è un trofeo molto ambito, forse più del campionato, e ha una formula che permette anche alle squadre di sesta serie, come gli Hawks del nostro Terry, di avere una piccolissima possibilità di ambire a insigni palcoscenici. Frank e i suoi ce la mettono tutta, e dopo sette partite contro squadre più blansonate, riescono a guadagnarsi la possibilità di giocare ad Anfield Road, forse il più celebre stadio di club inglese, contro i colossi del Liverpool.


L'impresa lascia di stucco lo stesso Frank, i tifosi, la società: sulla relativa sezione del sito ufficiale al posto della data e della presentazione del match, per giorni campeggia un'eloquente scritta "we still can't believe it". La partita si è giocata questo sabato, davanti a 42500 spettatori (850 volte la media spettatori della squadra di Donald). Per un tempo ci hanno creduto, sono passati in vantaggio due volte, e fino al 55' erano in parità. Poi i Reds sono venuti fuori, e per Stanley e compagni non c'è stato niente da fare: 5-2 per i padroni di casa.

A proposito, Gerry aveva dichiarato che questa volta si sarebbe fatto da parte, che avrebbe fatto giocare una squadra di giovani per i quali quella era un'occasione unica, che lui aveva già avuto i propri momenti di gloria, e che  - in fondo - quella passerella era perfetta per fare un grande regalo a quei suoi quattordici ragazzi (11 più 3 sostituzioni). E aveva tenuto fede a quanto detto, accomodandosi in panchina, lasciando giocare altri undici: con la sua squadra in vantaggio, con la sua squadra sotto, con la sua squadra spacciata, ha resistito e ha fatto altre due sostituzioni. Poi ha ceduto anche Gordon, e a quindici minuti dalla fine ha messo in campo Stephen Oatway, cioè sé stesso.

Che dire: caro James, un piccolo eccesso di egocentrismo - tutto considerato - lo possiamo concedere anche a te.


P.S. Come avrete notato, ho usato alternativamente gli undici nomi del protagonista di questa storia: volevo mostrare come si fa a una persona in particolare. Ecco, permettetemi una piccola nota polemica nei confronti della zia di Charlie Oatway; eh sì, Charlie, perché la saggia zia consigliò ai genitori-tifosi di dare almeno un soprannome al bimbo, e invece di attingere dall'ampio serbatoio prodotto dai signori Oatway, decise per un dodicesimo. Domandatogliene conto, costei spiegò che la ragione che la spinse non fu semplificativa, bensì che «Charlie gli stava proprio bene». Fu così che il nipote divenne, per tutti, Charlie. Per l'anagrafe, invece, Anthony Philip David Terry Frank Donald Stanley Gerry Gordon Stephen James "Charlie" Oatway. Tredici!

Giovanni Fontana
venerdì, 04 maggio 2007

1 - Pizza alla Obama

Pizza Obama


Lunedì 7 maggio i bloggers romani (ma non solo), interessati alla nascita di un PD veramente democratico e partecipato, si incontreranno per una “PizzaBlog”. L’originalità dell’iniziativa consiste nel dibattere un post dal vivo, grazie anche alla presenza di Federica Mogherini (blogger e vice responsabile esteri dei DS, alla quale il Magazine del Corriere della Sera di questa settimana ha dedicato un bell’articolo). Federica ha curato recentemente le relazioni con il PD USA ed ha accompagnato Howard Dean durante la sua visita in Italia in occasione del congresso DS.

Sarà un’occasione per commentare a caldo le elezioni presidenziali francesi, per capire il funzionamento dei Democrats statunitensi, per confrontarci su come i nostri blog, la rete, possono fare del Partito Democratico un vero "partito nuovo" aperto ai cittadini, come già avviene, in parte, negli States (date un occhiata a questa richiesta, fatta ieri, di Barack Obama proprio a Howard Dean, ripresa dal Washington Post).

L’appuntamento è per lunedì 7 alle 20.30 al Ristorante-Pizzeria La Villetta, via della Piramide Cestia 53 a Roma. Se siete interessati lasciate un un commento sul blog di QdR.



2 - Families Night

Families Night


Facciamo il punto: i “numeri” di questa iniziativa ci incoraggiano ad intensificare gli sforzi in vista dell’11 maggio. Più di 150 adesioni e, ad oggi, più di 3.000 visitatori, oltre naturalmente alle altre adesioni dichiarate sui blog che hanno ripreso l’iniziativa. I prossimi giorni saranno importanti per dare risalto nazionale al Families Night, alla sua caratterizzazione “non violenta”, di dialogo e, per l’appoggio ai Dico, .. “filogovernativa”. :)

Questo, pochi giorni dopo il duro attacco che l’Osservatore Romano (e a seguire tutti gli esponenti del centro destra … e non solo) hanno fatto ad Andrea Rivera, colpevole di avere espresso una opinione. L’episodio è emblematico del periodo e di come il desiderio di alimentare lo scontro risieda soprattutto negli ambienti dell’integralismo cattolico.

Ormai conosciamo tutti le frasi “incriminate” di Rivera e spero che concordiamo che ben altro è lo stile e il linguaggio del terrorismo. Ebbene: siamo convinti che il Families Night, proprio perchè non violento e fortemente simbolico (ma comunque determinato nella richiesta dei diritti civili ancora oggi negati), sia la migliore risposta a chi invita continuamente ad abbassare i toni dello scontro tra laici e cattolici.


3 - GPB 2007

GPB 2007

Anche quest’anno Mario Adinolfi ha lanciato il “Gran Premio Blog". Pennarossa, già vincitore per la sezione “miglior post” nel 2006, è stato inserito tra i blog politici per i quali si stanno effettuando, in questi giorni e fino al 10 maggio - le votazioni.
La tribù considera la gara di Mario un simpatico diversivo che comunque può testimoniare il consenso sulle iniziative del blog … per cui invita tutti gli amici degli indiani a giocare con loro, e quindi a votarli!