lunedì, 09 marzo 2009

1 - Abusivi di tutto il mondo

Cetto La Qualunque

Come si fa a non aver timore della liberalizzazione edilizia, e del probabile scempio paesaggistico, quando la proposta viene da uno che ha concepito Milano 2, Milano 3, etc..  e sapendo che i principali beneficiari del provvedimento saranno, come in passato, quelli che hanno abusi vecchi o nuovi da sanare?


2 - Day after degli Autoconvocati

Autoconvocati

Com’è andata a finire potete leggerlo qui  e vederlo qui e qui.
Bell’iniziativa con tanti interessanti interventi. Qualcosa si sta muovendo.

mercoledì, 24 settembre 2008
di Valter Gallo

Gomorra

La notizia che a Castelvolturno l'amministrazione (di centrosinistra) non intende pagare i funerali degli immigrati caduti sotto il fuoco dei kalashnikov della camorra fa riflettere e appare un occasione persa: "La richiesta di funerali e di rimpatrio delle salme a carico della collettività - dice il sindaco Nuzzo - non può essere accolta. Le indagini non hanno ancora chiarito la posizione delle vittime e non si esclude che alcuni di loro abbiano precedenti penali".

Un occasione persa da Castelvolturno, dallo Stato, dal centrosinistra. Nel momento in cui la comunicazione berlusconiana esalta, con alzabandiera di ramazze, la conquistata pulizia partenopea, sarebbe stato bello vedere altre e più consistenti ramazze manifestare solidarietà con le vittime per le strade monopolio dei casalesi. 

Saviano su Repubblica, in una struggente lettera ai conterranei, esorta i singoli ad uscire dal torpore e ad agire:
"Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla".

Ma è giusto chiedere solo ai singoli di immolarsi in quel contesto, così gravemente incancrenito? La richiesta non andrebbe fatta piuttosto ai leader (e ai partiti) che dovrebbero responsabilmente riportare in quei luoghi presenza e proposta politica partendo proprio dalla solidarietà con le vittime? E ancora: cosa possono i 500 uomini inviati dal governo in un contesto dove proprio il governo mostra ataviche latitanze?

Non credo che Berlusconi, dopo aver incassato consensi sulla "passarella napoletana", voglia replicare per le strade di Casal di Principe, il ricercato risultato mediatico l'ha già ottenuto. Potrebbe essere un occasione buona, per Veltroni e il PD, di far conoscere soluzioni e approcci diversi alle tante questioni aperte.

In quei luoghi il problema non è solo la camorra. La rivolta degli africani e la loro integrazione, l'inquinamento dovuto alle discariche abusive, sono emergenze che richiedono attenzione, comprensione, vicinanza, con chi ne paga per primo le conseguenze e un buon esempio per tutti.
venerdì, 05 settembre 2008
Orso naufrago

Gli Orsi polari non ce l'hanno fatta. Nessuno è riuscito a salvarli, nemmeno il WWF o lo scoiattolo petomane della Vigorsol. 

Invece, per i casi "umani" come quello della Englaro, un Formigoni o un Buttiglione, si trova sempre.
postato da: redpen2006 alle ore 00:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:ambiente, religione, ecologia, , eutanasia, obiettori, laicità, orsi, englaro
martedì, 22 aprile 2008

 

 Earth Day

Earth Day

"E' tutto collegato: la povertà di gran parte di questo pianeta ha a che fare con la distruzione sistematica degli ecosistemi". (Jovanotti)  

postato da: redpen2006 alle ore 13:58 | Permalink | commenti (6)
categoria:politica, ambiente, ecologia, earth day
venerdì, 01 febbraio 2008
di Corrado Truffi

Nucleare

 
Ci sono quelli che non hanno dubbi. Sono quelli che pensano agli interessi propri, o delle lobby che rappresentano, e non agli interessi delle generazioni future e dell'ecosistema.

La destra, di norma, ha pochi dubbi. Pierferdinando Casini, che evidentemente si compiace di rappresentare l'apparente buonsenso del democristiano moderno e pragmatico, cita spesso il nucleare come panacea di tutti i nostri mali energetici, e dice a gran voce che sarebbe buona cosa tornare al nucleare: l'unico modo, a suo dire, per liberarsi della dipendenza dal petrolio, perché le energie rinnovabili sono sempre di là da venire.

Il PD sembra anch'esso affascinato da questa ipotesi, almeno in qualche suo pezzo: a leggere questo commento sembrerebbe che D'Alema, Rutelli, Bersani ed altri, si siano iscritti al club dei nuclearisti di ritorno.

Anche la Repubblica, pubblicando un articolo di Giddens, sembra voler lanciare un amo ai nuclearisti nostrani: secondo la tesi del teorico della terza via, infatti, il nucleare è un passaggio obbligato nella strategia di medio periodo di lotta al cambiamento climatico, in quanto incorpora pochissime emissioni di CO2.

Viene quindi il sospetto che il buon senso mainstream, unito alla forza delle lobby, produca sul nucleare la stessa sudditanza psicologica che, qualche anno addietro, la sinistra ha subito nei confronti del pensiero unico liberista.

Personalmente, ho invece molti dubbi. Non perché sia ideologicamente contrario alla tecnologia nucleare, né perché pensi che sia un male in sé. Non mi terrorizza che la Francia abbia molte centrali, né trovo irragionevole la logica della diversificazione delle fonti. L'argomento della riduzione della CO2, inoltre, è teoricamente incontrovertibile. I miei sentimenti sul nucleare sono aperti al nuovo, direi simili a quelli espressi qualche tempo fa da Luca de Biase in una serie di post sul tema.

Però trovo deprimente che i fautori nostrani del ritorno al nucleare siano, loro sì, davvero ideologici e non facciano i conti con la realtà dei fatti.

Realtà che può essere spiegata in molti modi (in fondo al post elenco un po' di risorse on line per chi voglia davvero approfondire), ricordando i problemi di costo, di sicurezza, di gestione delle scorie (questi, probabilmente, meno drammatici di quel che si dice), ecc. Ma che a mio giudizio deve essere prima di tutto affrontata sulla base di due sole, fondamentali considerazioni:

  • La prima: il nucleare produce energia elettrica. In Italia l'energia elettrica non si produce con il petrolio ma con idroelettrico e gas. Quindi l'indipendenza dal petrolio non c'entra niente.

  • La seconda, soprattutto: anche il nucleare ha bisogno di un combustibile, che si chiama uranio, che costava all'inizio dell'uso di questa tecnologia 7 dollari la libbra, ed ora ne costa più di 100. E che, soprattutto, sta trovando un limite di produzione analogo a quello del petrolio (il famoso peak oil). Tanto che già oggi circa il 40% della domanda è soddisfatta tramite smantellamento di uranio dalle testate nucleari sovietiche, per definizione una fonte non inesauribile.
    Figurarsi cosa succederebbe alla produzione ed ai prezzi dell'uranio se entrassero in attività le centinaia di centrali necessarie a sostituire quelle a gas o a carbone in una buona parte del mondo …

Ho, peraltro, qualche speranza che almeno Bersani sappia bene di cosa parla, quando dice che l'Italia non può stare fuori dalla ricerca per il nucleare di nuova generazione, ma anche che sa benissimo che il nucleare attuale non è pensabile – per costi, impatto e tempi – nella realtà italiana.

Risorse in rete sul tema:

Da ASPO Italia, associazione di studiosi del picco del petrolio e dei problemi energetici e climatici:

Una comparazione fra Italia e Francia sui costi e i consumi, dove si scopre che la Francia non consuma meno petrolio di noi:
  • Sull'uranio e sulla speranza di estrarlo dall'acqua
  • Un'analisi dei veri costi del nucleare
  • Un confronto dell'EROEI del nucleare e delle rinnovabili: quanto costa in termini di energia produrre energia con il nucleare o con le fonti rinnovabili? 

Il dossier energia del PD.

Il secondo numero della rivista on line del forumenergia, con un articolo sul nucleare. La cosa interessante è che forumenergia è un'associazione di dirigenti e ricercatori ex ENI, con un approccio e un background culturale molto diverso da quello dei ricercatori ASPO (ad esempio non la pensano allo stesso modo sul picco), eppure sul nucleare dicono quasi le stesse cose …

p.s. Il post che avete letto è il primo di una rubrica a cadenza casuale che chiamo "Memorie di governo". In un momento complicato come questo, credo faccia bene a tutti avere pensieri un po' più lunghi. Se la profezia della rivincita berlusconiana non si avvererà, come spero, queste "memorie" potranno servire a valutare e spronare il nostro governo. In caso contrario, potranno servire a capire e contrastare i danni degli altri.

Perché ogni volta che si passa ai famosi "contenuti", si scopre che ormai viviamo in uno strano gioco di specchi, dove il revisionismo storico è ormai dilagato ovunque, e viene utilizzato per riaprire in modo spesso un po' imbecille la discussione su troppi argomenti: la 194, il nucleare, la resistenza, i diritti sindacali ...

Un dibattito politico con lo sguardo ostinatamente rivolto al passato remoto, fatto apposta per negare i problemi del passato più recente. Per continuare a diffondere una narrazione secondo cui l'unica risposta a qualsiasi problema è il business ad usal, la famosa e illimitata crescita del PIL, a qualunque costo.
Corrado Truffi
venerdì, 18 gennaio 2008
di Corrado Truffi

Ladri di biciclette

Tre giorni fa hanno rubato la bicicletta a Carla. L'aveva legata, come di consueto, dalle parti di San Giovanni (Roma). Ha ritrovato solo la catena, tagliata con una tronchesi. Ieri, mi hanno rubato la bicicletta. L'avevo legata, con le mie due piccole catene al solito palo davanti alla FAO, dove la lasciavo quasi tutti i giorni da almeno due anni.
Non erano bici nuove e lussuose. La mia aveva il manubrio arrugginito, dopo sedici anni buoni di uso. Una vecchia Atala a cui ero affezionato, se non altro perché l'ho usata per portare entrambi i miei figli all'asilo.

Per me, la bici è un mezzo di trasporto essenziale: la uso tutti i giorni per andare al lavoro e oltre, mi risparmia quasi un'ora di autobus al giorno - o, se volete, centinaia di euro di benzina e di emissioni di carbonio inutili. Del resto, non sono più quasi da solo come i primi tempi: si vedono sempre più cittadini andare in bici, con mio grande conforto nel sentirmi meno strano in un città come Roma.

Purtroppo, è banale immaginare chi sia stato. Un extracomunitario o un rom. Un barbone. Se ne vedono sempre di più girare con le bici, magari tirandosi dietro anche un carrello, a fare i recuperanti dentro ai cassonetti dell'immondizia. E' un luogo comune fra i ciclisti sapere che esistono questi nuovi ladri di biciclette: qualche giorno fa, il negoziante che mi stava vendendo una sella nuova e delle borse (per un altra bici, per fortuna:), mi raccontava in modo colorito della diffusione di questa nuova "piaga", di chi giunge a rubare bici con destrezza perfino nel suo negozio. Perché sicuramente è più difficile rubare un SUV con antifurto satellitare, piuttosto che una bici con una modesta catena di filo d'acciaio.

Quando si parla in generale, noi buoni democratici siamo sempre pieni di buone azioni e buone intenzioni nei confronti degli ultimi. Ci ripugna la legge Bossi Fini, sappiamo che l'accoglienza e l'integrazione sono l'unica soluzione, sappiamo pure che il flusso è inarrestabile. Magari, abbiamo pure qualche dubbio sulla sensatezza dello sviluppo di una nuova economia servile.

Però quando la cosa ci tocca in prima persona, è molto più difficile mantenere la stessa calma, la stessa propensione al ragionamento e alla tolleranza. La mia prima reazione, quando non ho trovato la bicicletta legata al solito palo, è stato un misto di profonda depressione e di rabbia feroce verso il colpevole, verso tutti i potenziali colpevoli, tutti quelli che per un motivo o per l'altro ci rendono brutta la vita. E anche verso tutti quelli che girano la testa da un'altra parte, senza curarsi se un tale con delle grosse tronchesi armeggia attorno ad una bici.

E tuttavia, come dice Carla citando il Giobbe biblico, dio manda panni a seconda del freddo. Che tradotto vuol dire che le difficoltà e le sventure sono commisurate alla capacità di gestirle. Se le biciclette le avessero rubate a un razzista, magari non avrebbe superato la prima reazione, come ho fatto io, e sarebbe andato a pestare qualche rumeno a caso...

Qualche giorno fa, un thread di commenti ad un post di Maria si è dipanato attorno al consumo critico e, in particolare, alla possibilità di comportamenti individuali che risparmino energia, primo fra tutti il sostituire ogni volta che sia possibile la bicicletta all'automobile.

La piccola storia qui sopra è dedicata a chi, come Rotafixa e Biraghi, la facevano facile, raccontando della possibilità di vivere in modo totalmente alternativo, e sostenendo che questo modo di per sé, per contagio, cambierà il mondo. Onestamente, temo che la strada da fare sia un po' diversa e più complicata, e non passi solo per il buon comportamento individuale. Perché la cattiveria del mondo non è eliminabile solo con l'esempio.

E, comunque, ora non ho più la bicicletta.