1 - Abusivi di tutto il mondo

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"E' tutto collegato: la povertà di gran parte di questo pianeta ha a che fare con la distruzione sistematica degli ecosistemi". (Jovanotti)

La destra, di norma, ha pochi dubbi. Pierferdinando Casini, che evidentemente si compiace di rappresentare l'apparente buonsenso del democristiano moderno e pragmatico, cita spesso il nucleare come panacea di tutti i nostri mali energetici, e dice a gran voce che sarebbe buona cosa tornare al nucleare: l'unico modo, a suo dire, per liberarsi della dipendenza dal petrolio, perché le energie rinnovabili sono sempre di là da venire.
Il PD sembra anch'esso affascinato da questa ipotesi, almeno in qualche suo pezzo: a leggere questo commento sembrerebbe che D'Alema, Rutelli, Bersani ed altri, si siano iscritti al club dei nuclearisti di ritorno.
Anche la Repubblica, pubblicando un articolo di Giddens, sembra voler lanciare un amo ai nuclearisti nostrani: secondo la tesi del teorico della terza via, infatti, il nucleare è un passaggio obbligato nella strategia di medio periodo di lotta al cambiamento climatico, in quanto incorpora pochissime emissioni di CO2.
Viene quindi il sospetto che il buon senso mainstream, unito alla forza delle lobby, produca sul nucleare la stessa sudditanza psicologica che, qualche anno addietro, la sinistra ha subito nei confronti del pensiero unico liberista.
Personalmente, ho invece molti dubbi. Non perché sia ideologicamente contrario alla tecnologia nucleare, né perché pensi che sia un male in sé. Non mi terrorizza che la Francia abbia molte centrali, né trovo irragionevole la logica della diversificazione delle fonti. L'argomento della riduzione della CO2, inoltre, è teoricamente incontrovertibile. I miei sentimenti sul nucleare sono aperti al nuovo, direi simili a quelli espressi qualche tempo fa da Luca de Biase in una serie di post sul tema.
Però trovo deprimente che i fautori nostrani del ritorno al nucleare siano, loro sì, davvero ideologici e non facciano i conti con la realtà dei fatti.
Realtà che può essere spiegata in molti modi (in fondo al post elenco un po' di risorse on line per chi voglia davvero approfondire), ricordando i problemi di costo, di sicurezza, di gestione delle scorie (questi, probabilmente, meno drammatici di quel che si dice), ecc. Ma che a mio giudizio deve essere prima di tutto affrontata sulla base di due sole, fondamentali considerazioni:
Ho, peraltro, qualche speranza che almeno Bersani sappia bene di cosa parla, quando dice che l'Italia non può stare fuori dalla ricerca per il nucleare di nuova generazione, ma anche che sa benissimo che il nucleare attuale non è pensabile – per costi, impatto e tempi – nella realtà italiana.
Risorse in rete sul tema:
Da ASPO Italia, associazione di studiosi del picco del petrolio e dei problemi energetici e climatici:
Una comparazione fra Italia e Francia sui costi e i consumi, dove si scopre che la Francia non consuma meno petrolio di noi:Il dossier energia del PD.
Il secondo numero della rivista on line del forumenergia, con un articolo sul nucleare. La cosa interessante è che forumenergia è un'associazione di dirigenti e ricercatori ex ENI, con un approccio e un background culturale molto diverso da quello dei ricercatori ASPO (ad esempio non la pensano allo stesso modo sul picco), eppure sul nucleare dicono quasi le stesse cose …
