lunedì, 15 giugno 2009

Gay Pride Roma 2009

E' vero, non eravamo in molti del PD al Gay Pride romano, ma c'eravamo.

C'eravamo come l'anno scorso, c'eravamo quasi tutti da etero, c'eravamo con le bandiere prese con un blitz, c'eravamo per beccarci i vaffa giustamente destinati ad una parte considerevole del PD, c'eravamo per scusarci per non aver fatto abbastanza la nostra parte.


C'eravamo perché sapevamo d'interpretare le volontà di tanti che non potevano essere presenti, c'eravamo perché convinti che avremmo trovato degli incoraggiamenti e ne abbiamo avuto conferma.

C'eravamo perché il PD che vogliamo dovrebbe essere sempre più impegnato sui diritti negati alle minoranze sessuali, di razza o di orientamento religioso. C'eravamo perché crediamo in una Italia civile, un'Italia sempre più orientata alla legislazione delle grandi nazioni europee.

C'eravamo come iMille, c'eravamo con l'unico striscione di circolo del PD ("Barack Obama"), oltretutto, in attesa d'esser riconosciuto, c'eravamo come "diversi" perché così ci siamo sentiti avendo sperato in una maggiore partecipazione dei disposti a metterci la faccia.

C'eravamo perché siamo convinti che l'omofobia e il razzismo hanno la stessa radice, c'eravamo perché vogliamo una linea chiara, una linea prevalente, sui matrimoni e sulle adozioni.

C'eravamo perché crediamo ostinatamente e ci batteremo sempre per un Paese in cui non esistano forme di discriminazione.
giovedì, 10 luglio 2008
di Davide Andriolo

Pennarossa presenta

 
Il giallo dell'estate. Un uomo. Un partito. Un fratricidio che si consuma nel silenzio.

Un parricidio invocato da tutti, senza però sapere quale sia il padre da colpire.

Il vostro fedele cronista proverà a districarsi nel mistero e, alla fine, nulla è come sembra: la soluzione potrebbe stare già all'inizio, se qualcuno la facesse osservare...

Prendetevi del tempo per leggere, proveremo a andare con ordine...

 

 

PROLOGO: NESSUNO é PIù AL SICURO

BRUTO - Ritorna a letto. Non è ancora giorno. Di’ un po’, ragazzo, non sono domani gl’idi di marzo?

LUCIO* - Non saprei, padrone.

BRUTO - Guarda sul calendario, e vieni a dirmelo.

(William Shakespeare)

* Il Lucio in questione non è lui :p

20 giugno, Roma. Assemblea Nazionale del PD. Un'aula volutamente semivuota per volere dei padri. Pochi testimoni, pochi che possano raccontar cosa accade, pochi che possano opporsi. La location perfetta per un omicidio. L'atmosfera non fa presagire nulla di buono, Maria ce lo racconta qui. Tutti sembrano aspettare il cadavere, ormai, la data dell'omicidio sembra fissata in primavera, qualcuno vorrebbe anche accelerare l'attesa.

 

CAPITOLO 1: UCCIDERE IL PADRE

Gli italiani non sono parricidi; sono fratricidi... Vogliono darsi al padre, ed avere da lui, in cambio, il permesso di uccidere gli altri fratelli.

(Umberto Saba)

 

Lasciamo per un attimo l'assemblea, e vediamo cosa sta accadendo sul web. I Mille già dal 5 giugno dichiaravano apertamente di voler uccidere il padre. Ivan è con loro, e anche Pippo Civati, e Luca. Uccidere il padre sembra essere l'unico modo, ormai, per liberare i figli.


INTERMEZZO: IL FRATELLO INTELLIGENTE

25 giugno, ancora a Roma. Nasce ReD. Il fratello “intelligente” sorride e cerca alibi, ma intanto affila i coltelli. I complici pagano 100 euro per partecipare al colpo. Barca a vela non indispensabile.

 

CAPITOLO 2: CONFUSIONE

non è che Bruto amasse meno Cesare,

ma più di Cesare amava Roma.

Preferireste voi Cesare vivo

e noi tutti morire come schiavi,

oppur Cesare morto, e tutti liberi?

(William Shakespeare)

 

In ogni romanzo giallo che si rispetti, il primo indiziato non è il vero colpevole. Qui addirittura superficiali cronisti non riescono a capire chi voglia uccidere chi. Ci pensa Luca a chiarire: iMille non sono contro un padre, ma contro molti. E questi molti a suo avviso sono già morti. Rimuovere la salma, please.

 

 

INTERMEZZO:  CONTROCORRENTE

Ancora Roma, 24 giugno, alcuni millini e obamiani partecipano a un incontro contro le correnti. Se ne parla qui. Intanto Francesco fa notare che a volte un po' di corrente non guasterebbe, l'importante è che sia alla luce del sole.

 

 

Capitolo 3: DUBBI

Se non basta che ci guardiamo in faccia,

se non bastan le nostre sofferenze,

l’impostura del tempo che viviamo,

se queste son ragioni troppo futili,

tronchiamo tutto, fin che siamo in tempo,

e torni ognuno all’ozio del suo letto;

(William Shakespeare)

 

Ancora nessun cadavere, qualcuno riflette anche sui perché del padricidio, ma parte già la lotta per l'eredità. Maria giustamente pone attenzione su non farne solo un caso generazionale. Cristiana, dall'altro, nota altrettanto bene che dopo il padre bisognerà uccidere anche il fratello primogenito, quel giovane cooptato che è messo lì a dire che il ricambio c’è. Il problema è la meritocrazia, a tutte le età.

 

 

INTERMEZZO: IL PADRE è MIO E ME LO UCCIDO IO

Dell'opportunità o meno di chiamare in causa un killer esterno, soprattutto quando gli adatti al ruolo sono così o cosi.

 

 

EPILOGO

che come ho ucciso il mio migliore amico

per il bene di Roma,

quello stesso pugnale io terrò pronto

per me stesso, se piaccia alla mia patria

d’aver necessità della mia morte.

(William Shakespeare)

 

Abbiamo dato fiducia a un padre, tempo fa. Ci aspettiamo che sia in grado di comandare. Se non è in grado di farlo è ora, forse, che prepari una successione. Il metodo per legittimare un discendente, fra qualche anno, c'è, e come soluzione per questo giallo sarebbe anche vecchia di un anno, ormai. Ma i gialli son così, spesso nel finale pescano nel vecchio. Qui c'è anche del nuovo però. C'è che questo giallo non si conclude. C'è che siamo tutti invitati a organizzare il parricidio, dato che non so se ve ne siete accorti ma ancora non è morto nessuno.

Ci vediamo a Roma l'11 alle 11, a Sant'Andrea delle Fratte

Assemblea iMille

Proprio in casa della vittima. Staremo insieme fino al 13 alle 13.

E la notte del sabato preparatevi a star svegli.

 

mercoledì, 07 maggio 2008

 Gay Pride Roma 2007

La nostra amica Cristiana Alicata ha scritto questa bella lettera ripresa da Repubblica.

Caro sindaco Alemanno,
leggo le sue dichiarazioni sul Gay Pride, secondo cui esso sarebbe “una manifestazione di esibizionismo sessuale”, anche un po’ aggressivo e decido di scriverle per farle notare alcune cose.

Già nel GayPride Nazionale di Roma dell’anno scorso, visto il momento difficile per la comunità gay (legge sui Dico affossata in parlamento), la quasi totalità dei transessuali, decise spontaneamente di sfilare più coperta del solito.

Giornali e televisioni, non contenti delle immagini di quel giorno dovettero rivangare vecchie immagini di repertorio per poter dare la loro deviata e pruriginosa informazione sul Pride. Perché, invece di “leggere” il Pride sui giornali, non viene davvero a vederlo, come le ha chiesto Imma Battaglia? Troverà centinaia di migliaia di cittadini e cittadine romani, che sfilano con i vestiti di tutti giorni. Perché, come uomo delle istituzioni, non chiede alla stampa e alle televisioni, di non mostrare immagini eccessive che sono oltretutto minoritarie?

Non lo dico certo per perbenismo, ma perché anche a me sembra ogni volta una strumentalizzazione, dare del Gay Pride una sola immagine. In questi giorni Aurelio Mancuso, presidente di Arcigay Nazionale, ha chiesto alla comunità GLBT di sfilare al prossimo pride bolognese con il vestito del proprio mestiere.

Le faccio notare, inoltre, che le strade di Roma, ogni notte, sono teatro di esibizionismo sessuale ben peggiore, da parte di centinaia di migliaia di uomini, che mette a rischio anche la sicurezza stradale. Pensi alla Salaria, un autentico bordello a cielo aperto, dove trovano sfogo davvero troppi bravi padri di famiglia, oltre tutto con ragazzine nemmeno maggiorenni. Mi auguro che come sindaco la sua priorità sia difendere quelle donne dallo sfruttamento punendo chi crea pericolo alla cittadinanza.

Di recente ho difeso la croce celtica che porta al collo. Per qualcuno è un simbolo di morte perché viene equiparata alla svastica. Lei ha spiegato perché la porta al collo, per ragioni affettive, ed io credo che all’oggettività dei simboli, dobbiamo pur aggiungere l’umanità che essi posseggono e il valore soggettivo che gli si conferisce. Non metterei mai bocca sulla sacralità dell’amicizia. Credo, semplicemente, nelle parole che dice.

Provi ora a fare lo stesso esercizio per il Gay Pride, manifestazione che ricorda il giorno in cui un gruppo di trans, a New York, si ribellò alle botte e agli stupri quotidiani dei poliziotti. Esso per la comunità gay ha un valore simbolico. Il colore, le piume, la musica, ove ci sono, sono simboli di gratitudine verso chi, per primo, si è ribellato. Caro Alemanno, oggi lei è anche il mio sindaco ed io, pur militando nel PD, faccio parte di quei 70.000 che si sono rifiutati di votare Rutelli.

Le cose che lei dice sul Gay Pride, sono le stesse che pensano molti miei compagni di partito, quindi non ne faccio affatto un momento di scontro politico, ma la richiesta di una semplice cittadina al suo sindaco. Che sia il sindaco di tutti: venga a vedere che cosa è il gay pride. Si stupirà di venire accolto con gioia, tanto siamo abituati ad essere rifiutati, persino da chi dovrebbe essere dalla nostra parte.

Faccia questa cosa rivoluzionaria, creda nelle mie parole come io credo nelle parole dei ragazzi di Colle Oppio quando dicono di non essere più fascisti. Anche questo è un passaggio di riconciliazione nazionale. Pensi ai tanti sindaci di destra delle capitali occidentali che sfilano al Gay Pride.

E superi anche lei il pensiero che l’omosessualità distrugge la famiglia. Noi facciamo parte della famiglie eterosessuali e combattiamo per vedere riconosciute le nostre, a volte i migliori interpreti di questo valore, per la forza con cui lo desideriamo.