
Un attacco deciso non a caso in un momento particolarmente delicato per il “popolo della sinistra”: alle prese con scissioni e abbandoni, con i timori per le nuove “convivenze” che si annunciano difficili, frastornato dalle dichiarazioni di Rutelli, in continua attesa di un segno d’orgoglio (laico) che tarda ad arrivare.
Ecco, l’immagine che ho avuto domenica 12 (anche osservando la folla a San Giovanni) è stata quella di un mare solcato dalle splendide navi da crociera degli “anti-DiCo”, mentre lontano, sperduta e in balia di un mare in tempesta, cercava di tenersi a galla la nostra scialuppa di naufraghi senza bussola.
Sulle “Piazze” ho già scritto: non era opportuno contrapporle. Ma un segnale, una campagna di manifesti, una pagina sui quotidiani, una dichiarazione “forte”, qualunque cosa poteva forse essere concessa a chi vedeva umiliata la sua laicità dal proclama di Mastella. E invece si è preferito il profilo della “neutralità” che anche Gianni Cuperlo ha indicato come “linea” che in questo momento “non possiamo permetterci”.
Queste le sensazioni, che ho riversato di getto in un post scritto più con l’impeto che con la testa. Fra i tanti che hanno commentato, probabilmente ha ragione chi ricorda che la risposta più giusta e concreta può darla il Governo facendo approvare (almeno e come primissimo passo) i DiCo. In questo senso qualche timidissimo scatto di orgoglio laico si può cominciare a vedere nell’intervento di Fassino al Consiglio nazionale del partito e nell’intervista di Anna Finocchiaro su Repubblica. E’ poco, pochissimo, ma voglio credere che sia l’inizio di una nuova fase.
L’altro dubbio, quello poi più importante sintetizzato nell’interrogativo “Ho sbagliato partito?”, in realtà non era dovuto alla paura di essermi orientato verso una meta sbagliata, ma soprattutto ad una sensazione spiacevole, ad un disagio improvvisamente percepito. Come quando si arriva in un luogo, sicuri di essere all’indirizzo esatto, e le persone che stanno già lì ti guardano strano, facendoti venire il dubbio (appunto) di avere equivocato il numero civico.
Poi però riconosci tra la gente persone amiche che ti ispirano fiducia, e hai la conferma che quello è il posto giusto dove tu “devi stare”. Spero che abbiate letto il bellissimo post di Ivan Scalfarotto del quale voglio riproporvi l’ultimo periodo:
".. Insomma, io non credo proprio di aver sbagliato partito, caro Kkarl, e secondo me non lo hai sbagliato nemmeno tu. Se in un partito la dirigenza sbaglia è la dirigenza che va cambiata, non certamente il partito. Ma per poter cambiare la dirigenza di un partito bisogna creare un’alternativa valida, e per creare un’alternativa valida bisogna esserci."
Ebbene, fino a quando ci saranno persone come Ivan, Barbara, Ivana (e tanti altri che non cito per brevità) a credere nel "mio" Partito Democratico, io rimarrò al loro fianco.
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