mercoledì, 16 maggio 2007
Bussola

Ho sempre cercato di conquistare le mie (incerte) sicurezze attraverso l’elaborazione di dubbi. Nel caso dell’ultimo post il mio primo dubbio era questo: potevano i “nostri” trovare il modo di fare sentire la loro presenza, la loro voce, in questo momento in cui i conservatori (anche del centrosinistra) e le gerarchie ecclesiastiche stanno sferrando la Grande Offensiva?

Un attacco deciso non a caso in un momento particolarmente delicato per il “popolo della sinistra”: alle prese con scissioni e abbandoni, con i timori per le nuove “convivenze” che si annunciano difficili, frastornato dalle dichiarazioni di Rutelli, in continua attesa di un segno d’orgoglio (laico) che tarda ad arrivare.

Ecco, l’immagine che ho avuto domenica 12 (anche osservando la folla a San Giovanni) è stata quella di un mare solcato dalle splendide navi da crociera degli “anti-DiCo”, mentre lontano, sperduta e in balia di un mare in tempesta, cercava di tenersi a galla la nostra scialuppa di naufraghi senza bussola.

Sulle “Piazze” ho già scritto: non era opportuno contrapporle. Ma un segnale, una campagna di manifesti, una pagina sui quotidiani, una dichiarazione “forte”, qualunque cosa poteva forse essere concessa a chi vedeva umiliata la sua laicità dal proclama di Mastella. E invece si è preferito il profilo della “neutralità” che anche Gianni Cuperlo ha indicato come “linea” che in questo momento “non possiamo permetterci”.

Queste le sensazioni, che ho riversato di getto in un post scritto più con l’impeto che con la testa. Fra i tanti che hanno commentato, probabilmente ha ragione chi ricorda che la risposta più giusta e concreta può darla il Governo facendo approvare (almeno e come primissimo passo) i DiCo. In questo senso qualche timidissimo scatto di orgoglio laico si può cominciare a vedere nell’intervento di Fassino al Consiglio nazionale del partito e nell’intervista di Anna Finocchiaro su Repubblica. E’ poco, pochissimo, ma voglio credere che sia l’inizio di una nuova fase.

L’altro dubbio, quello poi più importante sintetizzato nell’interrogativo “Ho sbagliato partito?”, in realtà non era dovuto alla paura di essermi orientato verso una meta sbagliata, ma soprattutto ad una sensazione spiacevole, ad un disagio improvvisamente percepito. Come quando si arriva in un luogo, sicuri di essere all’indirizzo esatto, e le persone che stanno già lì ti guardano strano, facendoti venire il dubbio (appunto) di avere equivocato il numero civico.

Poi però riconosci tra la gente persone amiche che ti ispirano fiducia, e hai la conferma che quello è il posto giusto dove tu “devi stare”. Spero che abbiate letto il bellissimo post di Ivan Scalfarotto del quale voglio riproporvi l’ultimo periodo:

".. Insomma, io non credo proprio di aver sbagliato partito, caro Kkarl, e secondo me non lo hai sbagliato nemmeno tu. Se in un partito la dirigenza sbaglia è la dirigenza che va cambiata, non certamente il partito. Ma per poter cambiare la dirigenza di un partito bisogna creare un’alternativa valida, e per creare un’alternativa valida bisogna esserci."

Ebbene, fino a quando ci saranno persone come Ivan, Barbara, Ivana (e tanti altri che non cito per brevità) a credere nel "mio" Partito Democratico, io rimarrò al loro fianco.

                                                                                          Kkarl
lunedì, 14 maggio 2007
12 maggio a Piazza Navona

Il 12 maggio sono andato a Piazza Navona.
Andandoci sapevo benissimo che non poteva e non doveva trattarsi di una contromanifestazione. A Piazza S. Giovanni erano state mobilitate le truppe cattoliche (compresi i “riservisti”) con uno spiegamento di mezzi e denari tale che era facile immaginare il numero di partecipanti.

Sapevo anche che non avrei trovato i leader del mio partito, i quali di fronte al duro attacco da parte del clericalismo e del centrodestra hanno preferito un profilo “politically correct”: lasciare il campo ai manifestanti avversari e non cercare la “conta delle piazze”.

Sono convinto che in generale si sia trattata di una scelta comprensibile: due piazze riempite entrambe da oltre un milione di persone avrebbero portato lo scontro a livelli veramente pericolosi e difficilmente gestibili. Credo anche che i motivi dell’assenza siano dovuti ad uno dei mali che affliggono la politica italiana: un progetto, una manifestazione, non vengono appoggiate oppure osteggiate in funzione della loro bontà, ma a seconda di chi è l’ispiratore. Così come l’ispiratore di un progetto è sempre pronto a strumentalizzare le partecipazioni altrui.

Sapevo tutto questo mentre mi avvicinavo a Piazza Navona, e nel frattempo cercavo di rielaborare tutto quello che “i nostri” (DS o altri in odore di PD) avevano fatto negli ultimi tempi per affermare nel Paese il primato della laicità e per fregiarsi – nell’ambito del centrosinistra - del titolo di difensori delle minoranze. Vi confesso che ho avuto delle amnesie. Di fronte all’arroganza di Mastella, alle tentazioni di Rutelli, all’imbarazzo imbarazzante della Bindi, io ricordo solo una dichiarazione forte di Gianni Cuperlo.

Poi finalmente la Fontana del Bernini e le bandiere. Tante, e naturalmente nessuna dei DS, una sola dell’Ulivo. Qui non voglio parlare delle volgarità di Cecchi Paone, dei fischi a Manconi ed ai DS, delle cadute di stile di molti. Voglio parlare di ciò che ho “annusato” a fianco a me, delle persone che erano lì non perché radicali o “chiamate”. Molte gente era lì perché era abituata – fino a poco tempo prima – ad andare alle manifestazioni dove si parlava di laicità, di diritti delle minoranze.

C’erano molti omosessuali con i loro cartelli e le loro bandiere. Molti erano lì perché oggi non si sentono più rappresentati dai DS, e ancor meno hanno fiducia del PD. Questo è quello che diceva la gente (e che io ascoltavo). Mi sono trovato così ad applaudire (alcuni) esponenti politici che probabilmente alle prossime elezioni non voterò, a commuovermi per le lacrime di Maria Fida Moro che ha scelto di lottare con un partito che non è il PD.

E allora mi sono chiesto se l’unico modo di farsi notare è veramente l’assenza. Se il “nostro partito” non poteva trovare parole o manifestazioni, anche simboliche, per fare capire a “quella gente” che comunque troverà in esso lo strumento perché la laicità ed i diritti di tutti alla fine possano affermarsi.

Forse la stessa nostra piccola iniziativa del “Families Night”, se sponsorizzata dagli “assenti”, avrebbe potuto rappresentare una risposta simbolica e pacifica al milione di Piazza S. Giovanni. Pensate che impatto avrebbe avuto una campagna lanciata da Fassino, Veltroni, dalle sezioni e dalle federazioni e lanciata su tutti i quotidiani nazionali! Milioni di candele avrebbero dato luce a tutti coloro che ieri si sono sentiti orfani.

Anche io ieri mi sono sentito un poco orfano, e per questo qualcuno mi ha fatto capire che forse ho sbagliato partito. 


                                                                              Kkarl
mercoledì, 09 maggio 2007

1 - Quelli che il ...


12maggio

Volenti o nolenti, fino a domenica, la giornata del 12 maggio con il “Family Day” sarà al centro del dibattito politico. E’ divertente, per chi scrive, annotare le diverse posizioni e i distinguo di partiti e parlamentari. Ci sono quelli che vanno e quelli che vanno ma ci tengono a dire che la manifestazione non sarà antigovernativa.

Ci sono quelli che ci vanno perché lì c’è il popolo e chi “solo per far innervosire i fighetti delle battaglie alla moda”. Poi c’è chi lancia il “tutti al mareee” e quello che afferma: né a piazza S. Giovanni, né a piazza Navona.
Venendo dalle “nostre” parti, ci sono quelli che non ci vanno perché è una manifestazione ambigua e quelli che non andranno ma osserveranno con attenzione (cosa?). Poi ci sono quelli stoici che andranno a piazza Navona al ”Coraggio laico”, incuranti dell’impari confronto con la marea di gente che invaderà piazza S. Giovanni. 

Noi, di nostro, oltre ad accendere candele e speranze con il Families Night, vorremmo che in questo fine settimana tutti riflettessimo sul pensiero di Alexis De Tocqueville circa la «tirannia delle maggioranze». Quando le maggioranze sacrificano i diritti delle minoranze la democrazia è a rischio. Per giunta, è il trattamento dei deboli che fa da termometro alla giustizia di un popolo democratico: giustizia e uguaglianza sono valori condivisi dalla maggior parte delle persone, ma cominciano ad avere senso quando sono in concreto applicati ai meno garantiti.


2 - Post ... PizzaBlog

Pizza Obama

Altri bloggers presenti al PizzaBlog (EliLaura QdR Aradia) hanno già sottolineato gli aspetti positivi della serata. Primo fra tutti il resoconto fatto da Federica Mogherini della sua esperienza negli States con i Democratici. Alla Tribù, oltre alle note interessanti di un racconto che ci ha portato “dentro” i meccanismi delle Primarie e della politica USA, ha particolarmente impressionato la passione che ha trasmesso Federica.

Alcuni suoi spunti hanno raccolto l’entusiasmo dei nostri giovani indiani, come la possibilità di andare negli USA per affiancare i militanti locali durante la campagna elettorale di uno dei candidati democratici (la tribù tifa sfacciatamente per Obama). Una sorta di “stage politico” che si inserisce in un progetto più ampio di gemellaggio tra i PD dei due Paesi.

Un aspetto che fa riflettere della serata è il riscontro della poca presenza di bloggers under 30. La rete, i blog - come ha ribadito anche Federica riferendosi agli USA – devono diventare sempre più degli strumenti da aggiungere a quelli tradizionali con i quali si “fa politica”.

Secondo noi l’interrogativo che dobbiamo continuare a porci, e a dare risposte, è come coinvolgere (nella politica e nel blogging) ancora di più le nuove generazioni, e rimuovere – se esistono – le cause che possono ostacolare le adesioni, tutto ciò pensando soprattutto alle ambizioni del “partito nuovo”.