mercoledì, 12 novembre 2008
di Carlo Traina

Obama

Su Obama si è scritto molto dal giorno della sua elezione e - passata la fase di "celebrazione" - ci si comincia ad interrogare sulle scelte che il nuovo presidente sarà chiamato a fare.

A noi rimane il dubbio che ha accompagnato il nostro entusiasmo fin dal momento in cui abbiamo deciso - in tempi lontanissimi dall'euforia generale - di "adottare" il senatore dell'Illinois: quanto del "modello Obama" può essere esportato in Italia e, in particolare, nel Partito Democratico?


Va subito detto che oggi - su Repubblica - Nadia Urbinati è rigorosa nella sua risposta negativa: " (...) Obama non può essere un modello per nessun paese che non sia l'America (...)". Probabilmente è vero, ma questo non significa ignorare cosa è successo (sta succedendo) negli USA.


E' inutile girarci intorno: lì si sta realizzando una vera e propria rivoluzione politica improntata al "cambiamento", e al coraggio di sperimentare nuove strade; da noi -  a parte gli slogan e le dichiarazioni d'intento - tutto si consuma sotto un'unica parola d'ordine: "continuità".


"Continuità" significa ad esempio ignorare le nuove strade (internet prima di tutto) che hanno permesso ad Obama di raggiungere capillarmente ogni angolo degli stati americani e che gli hanno consentito di ricevere donazioni coinvolgendo una miriade di piccoli donatori. 

 
Attraverso Internet si sono costituiti 6.500 gruppi di volontari, sono stati organizzati offline oltre 13.000 eventi e raccolti fondi superiori a 1,5 milioni di dollari di cui circa la metà da meno di 25 dollari (i dati sono per difetto, riferendosi a febbraio 2008).

Ma non è solo questo l'utilizzo che Obama ha fatto e intende fare della rete. Al contrario dei nostri politici, che aprono siti durante le campagne elettorali e poi li lasciano "appesi" a partire dal giorno dopo il voto, il futuro Presidente USA intende pubblicizzare attraverso Internet sia i progetti che le realizzazioni che via via prenderanno corpo.


Considerato il disastroso livello di comunicazione mostrato dal Governo Prodi, c'è qualcuno in casa nostra, tra i fautori della "continuità", che dimostri almeno un pizzico di curiosità nei confronti di cosa sta accadendo negli States? 

 
Da noi, quando si parla di internet - soprattutto nei circoli territoriali, "ma anche" nei vertici del Partito Democratico - si vedono volti stralunati, nella migliore delle ipotesi espressione di scetticismo, in altri casi di vero e proprio "fastidio" nei confronti di un metodo che mette in discussione la tranquillizzante "continuità" di un rituale difficile da scardinare.

Internet, e tutte le sue accezioni più innovative, come ad esempio i blog o i social network, vengono al massimo permesse come il giocattolo da concedere ai sognatori del web, salvo poi chiedere disciplinatamente il ritorno ai metodi antiquati quando si tratta di affrontare i momenti cruciali della politica (elezioni di cariche o rappresentanti, campagne elettorali, confronti, ecc.).  

 
Saremo capaci di cogliere, dall'esperienza americana, uno spunto per innovare veramente sia in tecnologia e metodo, sia (non meno importante) in volti nuovi in grado di interpretare il desiderio di cambiare? Come conclude Tito Boeri nel suo articolo su Repubblica dal titolo: "Una missione per la politica": "... C'è qualcuno lassù disposto a raccogliere questa sfida?"
postato da: redpen2006 alle ore 19:53 | Permalink | commenti (12)
Commenti
#1   13 Novembre 2008 - 08:31
 
Forse la chiave di questo discorso è dentro ciò che tu scrivi e magari analizzandolo un po' meglio si riuscirebbe a capire ciò che è successo realmente negli Stati Uniti, evitando ad esempio di tirare costantemente Obama per "la giacchetta"; oggi chiuque in Italia voglia dimostrare qualcosa cita la vittoria di Obama come dimostrazione della sua teoria e dei suoi teoremi.
Condivido sul fatto che Obama rappresenti una grande opportunità, prima di tutto per gli USA e poi speriamo per il mondo.
Ma Obama rappresenta anche un pericolo, specialmente se lo trasformeremo in un feticcio, in un modello da "scimmiottare" come successo spesso in questi giorni. La povertà della politica di casa nostra si vede proprio in tutto questo inseguire e copiare i modelli degli altri, rinunciando a fare e sperimentare seriamente.

Torno però al tema principale Internet. Prendo una frase per me illuminante: "...quando nei circoli territoriali si parla di Internet...si vedono volti stralunati...". Ma cosa c'è di strano?
Quando tanti anni fa si parlava di televisione, chi non aveva una televisione o ne aveva vista a mala pena una come pensate che si rapportasse con questo mezzo?
E se qualcuno si presentava da loro dicendo che quello era lo strumento magico che avrebbe cambiato tutte le regole del gioco, cosa pensate sarebbe successo?
Non è certo continuando a mitizzare le cose che si otterrà il risultato sperato.
Le cose si fanno concretamente, un passo dopo l'altro e si portano i risultati (veri e misurabili) e si trascinano gli incerti dietro di loro.
Si evita di utilizzare questo strumento come un modo solo per "demolire", qualcosa con cui avversare gli altri. Potrei dire, ma simpaticamente e bonariamente, che il solo definirsi "innovatori" crea una distanza con gli altri, specialmente con quelli che si definiscono "tradizionalisti".

Ma come pensate che gli Amministratori Delegati delle aziende guardino o abbiano guardato a quei responsabili marketing che hanno iniziato ad introdurre il "social networking" oppure il "web conferencing" nelle loro aziende? Eppur si muove. Quei responsabili marketing si sono presi le loro responsabilità, i loro "pesci in faccia" e senza esaltare ciò che stavano facendo. Hanno sperimentato e prodotto risultati validi e accettabili. Spesso lo hanno fatto quasi di nascosto, fino a che le aziende non si sono rese conto dei vantaggi, finanziando quelle iniziative (e parlo per esperienza e conoscenza personale...).
Internet è un mezzo, che in breve tempo diventerà certamente determinante (in parte lo è già), ma è e rimane un mezzo.
Internet non ti fa vincere le elezioni se non sai cosa dire, cosa proporre, come interloquire con la gente.
Sicuramente Obama lo ha saputo usare, ma Obama non ha vinto per Internet. Obama ha vinto con Internet, con la televisione, con i telefonini, con e sul territorio. Obama ha vinto utilizzando tutto ciò che è necessario utilizzare negli USA per vincere, incluso il sistema lobbistico.
Obama ha vinto perché ha fornito una risposta "vincente" al grande disagio di un popolo, che non ha mai rinunciato al suo grande sogno. Obama questo grande sogno lo ha saputo interpretare in un'accezione moderna. Al punto che la sua storia, la sua biografia, la sua "razza" hanno agito come fattori positivi. Infatti chi parlava e continua a parlare di "America profonda" non aveva capito (alcuni non lo hanno ancora capito) che quell'America non esiste più.

Per prima cosa c'è il grande sogno di un popolo, un sogno che negli USA ha sempre reso possibile cose che in altri paesi sono o appaiono impossibili.
Dall'altra un leader in grado di mettersi alla testa di questo movimento.
Poi un partito che una volta superata la fase della "competizione" è stato pronto a compattarsi dietro il suo leader.
E' tutto questo che manca al nostro paese.
Nel tuo post, c'è scritto che i nostri politici producono dei siti e poi li abbandonano dopo le elezioni. Anche in questo caso mi sembra che ci concentriamo sempre sugli effetti e non sulla causa. I siti vengono abbandonati perché non si sa con quali contenuti riempirli. Questo è il vero problema su cui lavorare.
E la povertà dei contenuti si vede anche da tutte quelle espressioni "internettiane" della politica di casa nostra. Anzi più le si mette in mostra e più questa povertà di contenuti appare nella sua drammaticità.
E credo che se noi continuiamo a dividerci ideologicamente tra chi è per Internet e chi no, invece di concentrarci sulle cose da fare, non ne usciremo mai.
Una volta decise le cose da fare e una volta individuate quelle giuste, chi sa utilizzare Internet lo utilzzerà.
In alternativa continueremo a parlarci addosso.
Ultima annotazione: l'articolo di Repubblica è titolato "...c'è qualcuno lassù disposto a raccogliere...". Cominciamo a cambiare da questo approccio; io direi: "...C'è qualcuno quaggiù..."
Maurizio
utente anonimo

#2   13 Novembre 2008 - 08:49
 
Credo che l'intervento di Maurizio abbia detto tutto. Condivido in pieno la sua disanima e rispondo molto semplicemente alla domanda di Carlo: "No".
A meno non ci illudiamo di non essere in Italia, paese che dalla propria grandissima e splendida storia ha saputo cogliere solo il peggio: il clientelismo dei Romani, le corporazioni del Medioevo, il clericalismo e il bigottismo della Controriforma, i baciapile del 600 e del 700, il provincialismo dell'800.
Il 900 ancora non lo abbiamo capito (tanto che lo insegna ancora pochissimo nelle scuole) e il XXI secolo non è ancora entrato nelle teste di molti.
Si parla di modernità, di globalizzazione, di prosepettive, ma forse non ci rendiamo conto con che materiale umano abbiamo a che fare. Cioè, al governo c'è Calderoli, e all'opposizione... nessuno.
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#3   13 Novembre 2008 - 10:16
 
Sto leggendo “Sinistrati” , l’ultimo libro di Edmondo Berselli, il cui sottotitolo è “Storia sentimentale di una catastrofe politica”.
Sto alle prime pagine e quindi ancora non posso dire esattamente quale sarà (se ci sarà) la morale o la ricetta finale. Ma nelle prime pagine risulta evidente il senso di disorientamento per non avere alcuna ricetta. Per questo cerchiamo con affanno dovunque, esempio di Obama compreso, che non può essere naturalmente LA soluzione.
Sicuramente un’altra é quella che (sono d’accordo) ripete da tempo Maurizio: “ri-partiamo dal basso e dai contenuti”. Ma questo non può sollevarci dalle critiche verso l’immobilismo della nostra classe dirigente/politica.
Sul discorso di internet corro il rischio alla fine di essere monotono: so bene che è un semplice mezzo, ma ignorare che esso veicola “anche contenuti” in quantità industriale e con una immediatezza sorprendente è un peccato grave, soprattutto per chi ha l’onere di “guidare” un partito, sia a livelli nazionali che di circolo.
L’aspetto che mi deprime – caro Maurizio – è l’assoluta mancanza di “curiosità” (almeno quella, anche se mi verrebbe da scrivere “rispetto”) nei confronti di chi cerca in ogni caso di fare qualcosa per il nostro partito, ad esempio con iniziative autofinanziate con le proprie tasche.
Probabilmente noi (gli “innovatori”) sbagliamo approccio, però cerchiamo in ogni caso di insistere sul fatto che internet è “uno dei tanti strumenti”, che si affianca agli altri, nei quali ci impegniamo direttamente e personalmente (feste, volantinaggi, ecc.). Non ci sembra, insomma, di essere snob nei fatti.
Ha ragione Maurizio quando parla di mancanza di contenuti: ma proprio per questo io credo che dalle mille discussioni su Internet (dal basso!) sia più facile trovarli rispetto alle episodiche riunioni nei circoli. E comunque – devo ripeterlo? – senza escludere queste ultime.
Infine su Obama: certo che non dobbiamo scimmiottarlo e cercare la risposta dentro di noi (anche se è sbagliata, direbbe Quelo!), ma sicuramente dobbiamo riflettere sul fatto che alcune “rivoluzioni” fino a ieri giudicate impossibili possono essere realizzate.
E di rivoluzioni che non abbiamo il coraggio di fare (in Italia e nel PD) si potrebbe scrivere a iosa.
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#4   13 Novembre 2008 - 10:23
 
Scusate se abuso dello spazio ma ad esempio vorrei segnalare un senatore del nostro partito che è molto attivo, sia in parlamento, sia su Internet. Ha delle posizioni che riescono a riassumere quella sintesi delle anime riformiste che stiamo cercando.
E' un cattolico ma ha delle posizioni laiche e "illuminate". Si chiama Ignazio Marino ed ha lanciato il primo concreto disegno di legge sul Testamento Biologico.
E' vissuto e ha lavorato per molti anni negli Stati Uniti e si porta dietro gli elementi propri di quella cultura politica.
Se andate sul suo blog troverete contenuti veri ed interessanti su cui esprimere le proprie opinioni.
Pone in discussione tutti gli aspetti della sua attività politica e parlamentare.
Allora "popolo di Internet", invece di criticare tutto e tutti e di aspettare il "messia", perché non iniziamo a raccoglierci intorno a questi esempi di nuova politica e li trasciniamo verso il successo (quello politico). Perchè invece di aspettare qualcuno che ci trascini, non iniziamo noi a spingere?
Magari ci sono altri personaggi che meritano attenzione, come un Nicola Zingaretti. Magari possiamo essere proprio noi con la nostra forza a trasformarli in autentici politici "democratici", con la forza e il consenso necessario. Potremmo essere noi a dare loro la forza per smarcarsi dalle logiche della vecchia politica. Agiamo in positivo e non in negativo.
A proposito: www.ignaziomarino.it
Maurizio
utente anonimo

#5   13 Novembre 2008 - 10:36
 
Ignazio Marino, oltre a conoscerlo "dai giornali" e su Internet, ho avuto il piacere di sentirlo soprattutto al convegno sulla laicità organizzato da Cuperlo (organizzato principalmente attraverso il suo blog!). E' una persona eccezionale, per competenza, equilibrio e ... fermezza di posizioni (il chè non è male).
Lo stesso si può dire su Zingaretti.
Altre volte ho espresso cosa serve al PD (e all'Italia) per uscire da questa situazione: "qualcuno" dei nuovi che abbia il coraggio di uscire allo scoperto, un gruppo ristretto ma compatto che lo aiuti, la massa che abbia infine il coraggio di provare.
In questo senso sto con Maurizio: noi possiamo essere quel gruppo (ristretto ma compatto e convinto) che può dare coraggio alle persone nuove e valide per "uscire".
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#6   13 Novembre 2008 - 12:31
 
Sull'argomento c'è proprio oggi un intervento su Repubblica di Ilvo Diamanti: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/paese-sbloccare/analisi-diamanti/analisi-diamanti.html

Maurizio, Carlo, i vostri interventi sono molto interessanti e validi.
E sono d'accordo anche io, avviamolo questo movimento spontaneo che spinga alcuni personaggi nuovi e meritevoli.
Purtroppo però dubito che, arrivati al livello critico, troveranno la stessa accoglienza e la stessa disponibilità da parte dei "soliti" noti. Perché, è chiaro, per uno che emerge, altri si devono eclissare o fare da parte. O rinunciare a stare in agguato.
E in Italia questo è a dir poco improbabile, per le condizioni che ho elencato prima e che l'articolo che segnalo sottolinea.
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#7   13 Novembre 2008 - 20:49
 
Se fosse per il tappo, lui non usicrebbe mai dal collo della bottiglia...chi glielo fa fare. E' la pressione delle bollicine che lo fa saltare. Ciao
Maurizio
utente anonimo

#8   13 Novembre 2008 - 20:56
 
ciao

bel blog, che ne dici di aggiungerci tra i link?
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#9   13 Novembre 2008 - 21:23
 
Io credo che "quaggiù" siano davvero in pochi a raccogliere questa sfida.. perchè è una sfida pericolosa, anche solo perchè permette di commentare quando avviene nelle sale del palazzo.. e cosa ancor più grave quei commenti rimangono alla merce di tutti.. ti pare poco?
Quanto dici Carlo è sacrosanto, qui siamo lontani anni luce dagli Usa e nonostante abbiamo adesso un segretario che ama la Rete, i circoli territoriali e le sedi locali non ne vogliono capire l'utilità. Io sono alla mia seconda esperienza di provare a mettere in rete un territoriale.. è stata una fatica immane. Del tutto inutile. Perchè solo poche persone apprezzano lo sforzo e ne capiscono l'importanza. E le prime resistenze da vincere sono interne, quelli che in teoria dovrebbero darti una mano..
Forse in una grande città come Roma è più facile.. non lo so.
Io so solo che solo attraverso questo blog ed il circolo Obama ho trovato "la mia dimensione".. e di questo sai che sono molto grata sia a te che a Valter.
A Maurizio vorrei dire che internet non ti fa vincere le elezioni.. ma forse, dico forse, ti permette di avvicinare tanti giovani e tante persone nuove delle politica. Persone che fuggono dal territoriale e che, se non trovassero un modo più idoneo per vivere la politica, scapperebbero a gambe levate persino dal Pd. Questa è la mia esperienza e quella di tante persone con cui ho avuto occasione di confrontarmi..
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#10   13 Novembre 2008 - 23:22
 
Scusate, ma secondo me non è solo l'America che dobbiamo guardare.
In Spagna, in Gran Bretagna, ovunque, c'è stato un cambiamento, una svolta.
Certo, ora con Obama la cosa è molto più eclatante ed epocale, ma gli stessi nostri "cugini" francesi negli ultimi 15-20 anni non sono stati con le mani in mano, piacciano o no le loro scelte.
A questo punto, è veramente il sistema italiano che ha qualcosa di inceppato dentro, non è possibile uscire da 50 anni di Dc e finire così...
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#11   14 Novembre 2008 - 10:48
 
Obama da senatore ha forgiato più slogan che leggi. Ma ora sembra si stia attorniando da gente esperta. Prima Biden, ora Emanuel. Sono i primi buoni passi. Poi staremo a vedere.
Ma.Le.
utente anonimo

#12   18 Novembre 2008 - 00:17
 
Bah. A parte il fatto che noi abbiamo sempre guardato agli USA con quel provincialismo che ci ha sempre caratterizzato, mi pare che il tecnologizzarsi del medium propagandistico è il minore dei problemi oggi in Italia. Anche se gli attuali politici disponessero del medium avanzato e capillare, scarseggerebbero comunque i contenuti. Non ci sono idee di cambiamento alternative al capitale. Il piu' radicale oggi appare essere Di Pietro (e ho detto tutto)
cloro
utente anonimo

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