venerdì, 06 giugno 2008
di Valter Gallo

1 - Minoranze obamiane


Obama Black Eagle

E così, anche unendo tante piccole minoranze, Barack Obama l'ha spuntata nella corsa alla nomination democratica dimostrando al mondo che una politica che nasce dal basso, al di fuori dall'apparato, schierato in prima battuta con Hillary, si può fare. Il suo "Yes, we can", almeno negli USA, non era una utopia.

Francesco Costa ne ha già scritto a caldo su Giornalettismo e, la prossima settimana, dopo che sabato la Clinton paleserà la sua "exit strategy", ci ritornerà su nel nostro blog.

Per il momento due segnalazioni: la prima riguarda l'ironica trasformazione, pubblicata sul sito di Obama, dello slogan "Yes, we can" in "We did it" (Ce l'abbiamo fatta), con tanto di fuochi d'artificio.

We did it

 La seconda è un doveroso tributo al popolo indiano che Repubblica ha proposto attraverso le immagini del Getty Images, precedute da questo canto Navajo:
"Sono andato alla fine della Terra, sono andato alla fine delle acque, sono andato alla fine del cielo, sono andato alla fine delle montagne, non ho trovato nessuno che non fosse mio amico".


2 - Maggioranze nucleari

Nucleare

Prima che qualche dubbio incrinasse le granitiche certezze dei nuclearisti dell'ultima ora, avevamo espresso i nostri dubbi sul tema con il post di Corrado Truffi che evidenziava, tra l'altro, il problema della disponibilità dell'Uranio. Io rimango dell'opinione che l'unica maggioranza, legittimata da un referendum (1987), sia quella che ha visto esprimersi l'80 % dei votanti.

Dopo che il terremoto cinese ha ricordato agli smemorati i rischi per gli impianti nucleari, Luttazzi ha sarcasticamente fatto notare che " ... questa è davvero una piega inaspettata degli eventi. Sapete una cosa? D'ora in poi costruiamole solo in posti dove non ci sono terremoti. Ad esempio qua in Italia."

Non rassicurano poi gli studi, assurti all'attenzione dell'opinione pubblica, sulla centrale slovena di Krsko. Insomma, chi lo dice a Scajola, che sul nucleare afferma che indietro non si torna, che la sua "maggioranza" è tutta da verificare?
 
postato da: redpen2006 alle ore 01:50 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1   06 Giugno 2008 - 09:41
 
Il nobel Carlo Rubbia oggi su Repubblica: "I punti critici riguardano le scorie, l'approvvigionamento dell'uranio, l'efficienza delle macchine". Tutti fattori che appesantiscono una tecnologia "che risale agli anni sessanta, ai tempi dei primi sottomarini nucleari.
Ma veramente vogliamo tenerla in vita fino al 2050, quando avra' quasi un secolo di vita alle spalle?"
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#2   15 Giugno 2008 - 02:03
 
Mah, Rubbia dice che la tecnologia nucleare è vecchia. Ma il petrolio, il carbone e anche l'idroelettrico sono nuovi? Non mi sembra un grande argomento.
Comunque, mettendo da parte per un attimo le preoccupazioni ecologiche e di sicurezza, c'è qualcuno tra i neo-entusiasti che ha notato che:
1. le centrali costano un sacco di soldi prima di diventare produttive, e questi soldi con ogni probabilità ce li dovremo mettere noi
2. le centrali diventano operative dopo 10 anni .
E poi un dubbio: ma i referndum hanno una data di scadenza?
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