
Ora, con tutto il rispetto per i milioni di euro, il voto dei cittadini è talmente importante e sacro che il 'quanto ci costa' dovrebbe esserci veramente indifferente - il paradossale passo successivo rischierebbe di essere l'annullamento delle elezioni, ché si risparmia una bella cifretta e i bimbi vanno a scuola. A me non interessa proprio quanto costa, fossero anche due miliardi di euro: lo Stato deve garantire che la qualità delle operazioni di voto e di spoglio sia la più alta possibile, e a me sembra che l'election day non lo consenta.
C'è anche un altro argomento a sfavore dell'election day, ed è quell'argomento per cui gli elettori di centrosinistra in questo momento gradirebbero essere altrove o che quantomeno non si parlasse di politica e elezioni per un po' di mesi, e invece la competizione elettorale è tutt'altro che conclusa e serve un ulteriore sforzo per cercare di dar subito quel colpo di reni che possa rimetterci in piedi: il 27 e il 28 aprile si vota per i ballottaggi.
Eccezion fatta per Massa - dove a duellare sono il sindaco uscente per il Pd, Fabrizio Neri, e Roberto Pucci della Sinistra Arcobaleno - gli altri comuni sono piuttosto in bilico e il risultato dei ballottaggi potrebbe determinare dei risultati piuttosto rilevanti, anche sul piano nazionale. C'è Pisa, roccaforte del centrosinistra, contesa dal candidato del Pd Marco Filippeschi e dalla candidata del Pdl Patrizia Paoletti Tangheroni; c'è Viterbo, dove l'ex-tesoriere dei Ds Ugo Sposetti insegue il candidato del Pdl Giulio Marini, in vantaggio nei voti popolari; c'è Sondrio, dove il candidato del centrosinistra Alcide Molteni ha mancato per un pelo la vittoria al primo turno e dovrà vedersela col candidato del Pdl Aldo Faggi.
C'è poi Vicenza, città al centro delle polemiche a causa del raddoppiamento della base Nato del Dal Molin, dove il candidato del Pd Achille Variati cerca di insidiare la candidata del Pdl Amalia Sartori. Sono stato a Vicenza durante la campagna elettorale di Ivan Scalfarotto e il clima in città è molto positivo: la nascita del Pd ha scosso la situazione politica cittadina e l'approdo al ballottaggio - dato per improbabile qualche mese fa - è arrivato e ora si punta al bersaglio grosso.
Inutile sottolineare però che la battaglia più significativa si gioca nella capitale, dove il 27 e il 28 aprile si voterà ai ballottaggi per le cariche di sindaco di Roma e presidente della provincia di Roma. Una sfida dalle molteplici chiavi di lettura: un banco di prova per un territorio governato dal centrosinistra ormai da oltre dieci anni, un'occasione storica per il centrodestra di riprendersi il Campidoglio, la necessità per il Pd di dare un segno di vitalità all'indomani di una pesante sconfitta. Nel 2001, l'elezione di Walter Veltroni a sindaco di Roma - anche quella volta al ballottaggio, anche quella volta all'indomani di una rovinosa sconfitta alle politiche - si rivelò fondamentale per il centrosinistra: oggi siamo chiamati a fare lo stesso.
Sostenere Francesco Rutelli e Nicola Zingaretti è cruciale per dare continuità all'ottimo lavoro svolto da Walter Veltroni ed Enrico Gasbarra, per arginare l'avanzata di una destra che non ci piace e dare a tutto il paese un segnale forte e chiaro: siamo inciampati rovinosamente, "ma siam bravi a raccoglierci" (cit.).

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