martedì, 05 febbraio 2008
di Francesco Costa

Barack vs. Hillary

 
"Tutto in America è grande. Ci piace quella parola. Facciamo grandi film; chiudiamo grandi affari; in Montana, chiamiamo il cielo il Grande Cielo; il nostro esercito è il più grande; il nostro più grande deserto si chiama Death Valley; il nostro canyon più grande è il Grand Canyon, come il colpo più grande in una partita di baseball, il grand slam; le nostre pianure sono le Grandi Pianure; il nostro più grande eroe dei fumetti è Superman, il nostro evento sportivo più grande è il Superbowl.

Così, quando arriva il giorno più importante delle primarie presidenziali, lo chiamiamo Supertuesday, il supermartedì. E' il giorno in cui in 24 stati si tengono le primarie del Partito Democratico, e in 21 si tengono quelle del Partito Repubblicano. Il cinquantadue per cento dei delegati democratici sono scelti quel giorno, e lo stesso vale per il quarantuno per cento dei delegati repubblicani."

E' il supertuesday, nella descrizione di Richard Schiff pubblicata nei giorni scorsi sull'Independent. La gara che ha preso inizio in Iowa nei primi freddi giorni di gennaio si concluderà ufficialmente soltanto alla metà di giugno, ma i conti nella corsa alle nomination dei democratici e dei repubblicani si faranno stanotte, quando saranno chiamati a esprimersi oltre venti stati per parte, tra cui i più grandi e influenti.

E' il momento dei verdetti: questa notte sapremo con buone probabilità chi saranno i due candidati che si contenderanno la Casa Bianca nel prossimo novembre. Raramente si è assistito a una sfida così aperta: nessun membro di governo in corsa, nessun presidente in cerca di riconferma, nessun vicepresidente che punta alla promozione. Solo una folta schiera di candidati ridottasi primaria dopo primaria a una rosa di quattro nomi, due repubblicani e due democratici, che si contendono le due poltrone che contano.

Sul fronte repubblicano, la sfida è tra Mitt Romney, milionario di religione mormona ed ex-governatore del Massachussets, e John McCain, senatore dell'Arizona ed eroe di guerra. Il primo ha dalla sua l'affidabilità: è stato un apprezzato governatore, ha presieduto il Comitato Olimpico dei giochi invernali del 2002, è un imprenditore affermato. Ha un buon ruolino di marcia, sembra non aver sofferto eccessivamente della diffidenza degli americani nei confronti della sua confessione religiosa ma non ha trovato il colpo di grazia e nelle ultime settimane è apparso in grande flessione.

Se ne è giovato John McCain: il senatore dell'Arizona ha iniziato la corsa da vero outsider e oggi si trova a un passo dalla nomination. McCain è un repubblicano atipico: mal sopportato dall'establishment del suo partito (che potrebbe fargli qualche scherzo proprio nel voto di oggi), petraeusiano ante-litteram, è considerato dal cuore del partito e in particolar modo nel sud degli States come un eretico, amico dei liberal (Joe Lieberman, candidato alla vicepresidenza di Al Gore, sta dalla sua parte) ed eccessivamente morbido su quei temi che infiammano gli animi dei repubblicani come la lotta all'immigrazione clandestina e l'aborto. Ha iniziato la corsa a fari spenti e passo dopo passo ha incassato importanti vittorie e i preziosi endorsement di pezzi da novanta come Rudy Giuliani e Arnold Schwarzenegger. Salvo sorprese, la nomination repubblicana è nelle sue mani.

Sul fronte democratico, i nomi sono noti: Hillary Rodham Clinton, senatrice dello stato di New York, e Barack Obama, senatore dell'Illinois. E' uno scenario a dir poco sorprendente. Fino a pochi mesi fa Hillary aveva un vantaggio abissale in tutti i sondaggi e diversi osservatori preventivavano un ritiro di Obama molto prima del supertuesday. Il fatto che Barack Obama non sia semplicemente ancora in corsa ma arrivi al 5 febbraio con la possibilità di giocare la sua partita e sperare nella nomination ci dice molto di questa tornata di primarie: anche qui, come nel caso di McCain, sembrano essere premiati i candidati meno connotati con l'establishment del loro partito e più abili nel affascinare gli indecisi e gli indipendenti.

Hillary Rodham Clinton ha dalla sua la lunga esperienza di senatrice e il blasone di una famiglia che tanti americani ricordano con nostalgia, ma quello che è riuscito a creare Barack Obama è un momentum che non ha eguali. Il senatore dell'Illinois ha costruito una campagna elettorale alta e visionaria che è riuscita a trasformare in formidabili parole-chiave concetti semplici come il cambiamento, la fiducia, la speranza e l'unità nazionale senza strizzare l'occhio al neo-populismo à la John Edwards.

Obama ha collezionato dei risultati sorprendenti, ha infilato degli endorsement uno più pesante dell'altro (Ted Kennedy, John Kerry, Caroline Kennedy, Oprah Winfrey, buona parte del mondo di Hollywood), si gioverà del ritiro di Edwards e si avvia a colmare il gap nei sondaggi completando una rimonta ai limiti dell'incredibile.

Cosa dire di più: ci siamo. La tribu non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il senatore nero dell'Illinois: crediamo che Barack Obama rappresenti l'incarnazione di quella politica nuova che ci piace e cerchiamo, nel nostro piccolo, di promuovere. Contenuti e visione, fiducia e futuro, coraggio e concretezza: crediamo che Barack Obama sarebbe un ottimo Presidente degli Stati Uniti d'America.
Stanotte tiferemo per lui: " Yes, we can " .


Francesco Costa

Per chi riesce ancora ad emozionarsi, tradotto in italiano ...

postato da: redpen2006 alle ore 12:07 | Permalink | commenti (18)
Commenti
#1   05 Febbraio 2008 - 12:01
 
France, dài, non puoi scrive' n'articolo così lungo su obama..!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Dunfermine

#2   05 Febbraio 2008 - 14:04
 
France' nun je da' retta: "Yes, you can!"
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kkarl

#3   05 Febbraio 2008 - 16:10
 
Sì, bello il package, bello il marketing, bello lo slogan, hope, change, bello il jingle, meglio della "canzone popolare".Ma...
Ma sotto a tutto questo cosa c'è? Ammetto pubblicamente la mia limitatezza: non ho capito cosa ha di così coinvolgente e sconvolgente questo candidato.
Con affetto, il vostro indiano eretico :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente bufalo1

#4   05 Febbraio 2008 - 18:14
 
Anch'io stanotte tiferò per Obama. Lui rappresenta la speranza di cambiamento non solo per gli USA.
Forza Barack!!
Rosalba Lorenzetti
utente anonimo

#5   05 Febbraio 2008 - 22:13
 
Obama mobilita i giovani: "digitare Hope"
Una mobilitazione via sms per portare i giovani al voto, all'insegna di una parola-chiave della campagna di Barack Obama.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kkarl

#6   05 Febbraio 2008 - 22:44
 
GRAZIE VALTER , PER LA TRADUZIONE IN ITALIANO.
VIVA BARACK OBAMA
ROSALBA
utente anonimo

#7   05 Febbraio 2008 - 23:56
 
Incrociamo le dita per questa notte. Se Obama vince diventa un simbolo universale del cambiamento. Si aprirebbe una fase nuova che potrebbe rilanciare anche le speranze di chiede un ricambio generazionale, una classe politica meno attempata, anche in Italia.
Io Obamo! ;-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente valtergallo

#8   06 Febbraio 2008 - 00:53
 
Scusate l'intrusione ma siamo lieti di annunciarvi che: Arrivano i barbari!! la foto di gruppo del Berlusconi ter è pronta: ci sono tutti da Schifani alla Brambilla, da Pera a Calderoli.

Sul blog Pornopolitica trovate la lista (quasi) completa dei ministri.
utente anonimo

#9   06 Febbraio 2008 - 01:45
 
I CARE
WE CAN
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente macondo83

#10   06 Febbraio 2008 - 02:06
 
Vorrei segnalare un sito appena nato, che conterrà il materiale elettorale del Partito Democratico
utente anonimo

#11   06 Febbraio 2008 - 09:13
 
E'andata come sappiamo...Obama si è preso più stati ma meno delegati... come la mettiamo..? c'è ancora qualche speranza?
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente anggeldust

#12   06 Febbraio 2008 - 13:52
 
A mio avviso c'è speranza. Obama è in rimonta e il tempo gioca a suo favore.
Certo, l'apparato democratico sta ancora dietro Hillary.
Sperem nel ... Texas! :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente valtergallo

#13   06 Febbraio 2008 - 19:37
 
Io stavolta sono per Hillary... Sono in controtendenza, lo so, ma tifo per una donna...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Fabioletterario

#14   07 Febbraio 2008 - 11:58
 
è bello sognare, poi però c'è la carretta quotidiana, centinaia di milioni di persone a cui dare lavoro, guadagno, abitudini costose che non cambi con un sogno di pochi secondi. C'è stato una con una visione, molto evangelica, nel senso più ottuso, le visioni restano purtroppo visioni. Il rischio è che fra una donna, binca, e un giovinotto, nero, vinca il primo repubblicano che passa.
Trovassero un accordo fra loro...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kreben

#15   07 Febbraio 2008 - 15:07
 
la prova vivente che non si vive di solo pane
i popoli hanno bisogno di qualcuno che gli dia speranza
e i giovani in partiolare hanno bisongo di qualcuno in cui identificare le loro speranze e loro ambizioni
utente anonimo

#16   08 Febbraio 2008 - 09:07
 
Amo Obama, riesce a farmi emozionare ogni volta che parla.
Vorrei essere cittadino americano anche solo per un giorno per contribuire al cambiamento che propone Obama.
Questa è politica, la politica è passione ed emozione, peccato che da noi la politica sia diventata altro.
utente anonimo

#17   08 Febbraio 2008 - 10:43
 
Cari fratelli indiani ho rubato il vostro video.
Un abbraccio
utente anonimo

#18   12 Febbraio 2008 - 07:13
 
EREDITA' DI PRODI-VELTRONI

l'Istat: il dato peggiore dal 2001
Produzione industriale in calo a dicembre
Contrazione del 4% su base annua e dello 0,5% rispetto a novembre

ROMA - La produzione industriale a dicembre è diminuita del 4% su base annua e dello 0,5% rispetto a novembre 2007. Dicembre dunque negativo e se si guardano i dati per i giorni lavorativi il calo annuo è addirittura il dato da dicembre 2001.

BRUSCO CALO - L’indice corretto rispetto ai giorni lavorativi segna, come detto, una flessione del 6,5%, la più alta dal dicembre 2001, quando il calo fu del 6,9 per cento. Si tratta della quarta variazione congiunturale negativa. I giorni lavorativi, segnalano i ricercatori, sono stati 19 contro i 18 dello stesso mese del 2006. L’ultimo mese del 2006 fu il più positivo dell’anno e questo contribuisce al confronto negativo su base annua, segnalano i ricercatori dell’Istat.

IL BILANCIO DEL 2007 – Per la produzione industriale il bilancio annuale si è chiuso dunque debolmente: se i dati grezzi segnano una crescita di misura (+0,4%), il dato corretto per i giorni lavorativi segna addirittura un calo (-0,2%). Nel 2006 la produzione aveva chiuso con un progresso del 2,2%.

I SETTORI - Nel confronto tra la media del 2007 e quella del 2006 - riferisce l'Istat - si sono registrati incrementi per i beni strumentali (+0,9%) e per l'energia (0,2%). Hanno registrato invece variazioni negative i beni di consumo (-0,8%) e i beni intermedi (-0,7%). Per quanto riguarda invece l'andamento nei vari settori di attività economica, nel 2007 rispetto al 2006 sono stati registrati aumenti nei settori della gomma e materie plastiche (+3,4%), delle raffinerie di petrolio (+3,3%) e dei tessili e abbigliamento (+3,2%). Le diminuzioni più ampie hanno invece riguardato i comparti delle pelli e calzature (-7,4%), degli apparecchi elettrici di precisione (-6,1%) e del legno e prodotti in legno (-2,7%).
utente anonimo

Commenti

categoria:usa , primarie, democrazia, partito democratico, pennarossa, ricambio generazionale, elezioni usa, hillary clinton, obama, super tuesday