giovedì, 31 gennaio 2008
di Giovanni Fontana

Oatway

Esperti internettari mi suggeriscono di mettere un disclaimer: l'articolo è lungo. Ma non è solo colpa mia, per raccontare questa storia bisognava necessariamente partire dall'inizio, anzi... dalla nascita.

Ho sempre pensato che il senso calcio fosse racchiuso in due immagini che - da abitante della capitale - vidi in giovanissima gioventù.
Il ferramenta del quartiere, sfegatato laziale, che espone un bandierone della Lazio all'entrata del negozio con la didascalia "le scommesse si pagano". Lazio - Roma era finita dodici ore prima, e ovviamente aveva vinto la Roma; uguale e contraria sorte sarebbe capitata al dirimpettaio (e romanistissimo) barista, se all'Olimpico le cose fossero andate diversamente.
Anche per questo, da tifoso viola, ho sempre conservato una poco celata invidia per chi è attore di una stracittadina.

Una coppia di ragazzi, lui romanista lei laziale. Abbracciati all'uscita di un derby: lei avvolta in mille stracci biancoazzurri e con un sorriso smagliante, lui avvolto in mille stracci giallorossi e basta. Il risultato non lo ricordo, ma deduco che vinse la Lazio. Capii anche che quei due stavano litigando (lei era tutto un indicare la faccia di lui, e canticchiare), ma litigando in un "modo buono".

Ci fu una cosa che mi stupì ancor di più: sapevo - per esempio - che era vietato entrare nella curva della Lazio con la sciarpa della Fiorentina; e quello lì c'era venuto tutto vestito di giallorosso. Era come se
'sti due ragazzi fossero in possesso di un lasciapassare speciale, sembrava che persino gli idioti-criminali fossero cagionevoli a quella circoscritta, piccolissima, magìa.

Questo per dire - anche - che il calcio (e lo sport) si nutre un tanto di rivalità; che la presa in giro è il corpo dello spirito sportivo. Che desiderare la Juve in B, piuttosto che lo scudetto alla Fiorentina, è l'alimentazione di una prassi genuina, oltre che di una scornata autoironia.
Anzi, ho sempre pensato che fidanzate, mogli, amici, colleghi, compagni di merende, fosse meglio trovarseli di squadre rivali, in modo da potersi punzecchiare un po', ché fa sempre bene e dà legna.
Prendo le cose troppo seriamente? Non c'è dubbio, ma c'è chi - sodale - fa di peggio.

Succede questo, un po' romanzosamente: siamo nel 1973. Due giovani, fidanzati per qualche anno, sposati da poco. In comune hanno una passione: quella per il Queens Park Rangers.
È una passione molto sentita, il loro mondo, probabilmente si sono conosciuti allo stadio, vivono aspettando il sabato: e vogliono festeggiare la promozione della propria squadre nel massimo campionato. Decidono di dare al figlio in arrivo il nome di uno dei loro idoli: però loro sono affezionati a tutti, come fare a sceglierne uno solo? «Diamoglieli tutti!», eureka.

È così che nasce Anthony Philip David Terry Frank Donald Stanley Gerry Gordon Stephen James Oatway, l'ultimo è il cognome.

Un racconto del genere solitamente suscita un repentino avvicendamento di reazioni, nel tifoso medio: per un attimo un moto di simpatia verso quei genitori - chi non ha mai indugiato in una piccola follia per i propri colori? - subito dopo però, più pragmaticamente, uno pensa alla vita del povero Anthony, a scuola, in ufficio, ovunque. Se manca il primo pensiero non si è abbastanza suonati per essere tifosi, se manca il secondo, beh, si è abbastanza, troppo, suonati per tutto il resto.

Avanti: i geni (con una i!) non mentono, e il nostro Philip diventa un appassionato di calcio, inizia a giocare, e riesce a ritagliarsi una onesta carriera da comprimario nelle serie minori inglesi. Alla fine smette con il calcio professionistico, e va a fare l'allenatore in seconda e giocatore di una squadra dilettantistica. La favola sarebbe finita qui, se non fosse che la squadra di David, il quasi altrettanto immemorizzabile Havant & Waterlooville Football Club, si ritrova a giocare nella competizione più antica del mondo: la Coppa d'Inghilterra.

Oltremanica è un trofeo molto ambito, forse più del campionato, e ha una formula che permette anche alle squadre di sesta serie, come gli Hawks del nostro Terry, di avere una piccolissima possibilità di ambire a insigni palcoscenici. Frank e i suoi ce la mettono tutta, e dopo sette partite contro squadre più blansonate, riescono a guadagnarsi la possibilità di giocare ad Anfield Road, forse il più celebre stadio di club inglese, contro i colossi del Liverpool.


L'impresa lascia di stucco lo stesso Frank, i tifosi, la società: sulla relativa sezione del sito ufficiale al posto della data e della presentazione del match, per giorni campeggia un'eloquente scritta "we still can't believe it". La partita si è giocata questo sabato, davanti a 42500 spettatori (850 volte la media spettatori della squadra di Donald). Per un tempo ci hanno creduto, sono passati in vantaggio due volte, e fino al 55' erano in parità. Poi i Reds sono venuti fuori, e per Stanley e compagni non c'è stato niente da fare: 5-2 per i padroni di casa.

A proposito, Gerry aveva dichiarato che questa volta si sarebbe fatto da parte, che avrebbe fatto giocare una squadra di giovani per i quali quella era un'occasione unica, che lui aveva già avuto i propri momenti di gloria, e che  - in fondo - quella passerella era perfetta per fare un grande regalo a quei suoi quattordici ragazzi (11 più 3 sostituzioni). E aveva tenuto fede a quanto detto, accomodandosi in panchina, lasciando giocare altri undici: con la sua squadra in vantaggio, con la sua squadra sotto, con la sua squadra spacciata, ha resistito e ha fatto altre due sostituzioni. Poi ha ceduto anche Gordon, e a quindici minuti dalla fine ha messo in campo Stephen Oatway, cioè sé stesso.

Che dire: caro James, un piccolo eccesso di egocentrismo - tutto considerato - lo possiamo concedere anche a te.


P.S. Come avrete notato, ho usato alternativamente gli undici nomi del protagonista di questa storia: volevo mostrare come si fa a una persona in particolare. Ecco, permettetemi una piccola nota polemica nei confronti della zia di Charlie Oatway; eh sì, Charlie, perché la saggia zia consigliò ai genitori-tifosi di dare almeno un soprannome al bimbo, e invece di attingere dall'ampio serbatoio prodotto dai signori Oatway, decise per un dodicesimo. Domandatogliene conto, costei spiegò che la ragione che la spinse non fu semplificativa, bensì che «Charlie gli stava proprio bene». Fu così che il nipote divenne, per tutti, Charlie. Per l'anagrafe, invece, Anthony Philip David Terry Frank Donald Stanley Gerry Gordon Stephen James "Charlie" Oatway. Tredici!

Giovanni Fontana
postato da: redpen2006 alle ore 01:33 | Permalink | commenti (14)
Commenti
#1   31 Gennaio 2008 - 14:48
 
Alla fine del primo tempo quasi ci credevo, che i poveri Hawks potessero vincere sui Reds, ed è la prima volta che mi son trovato a tifare per dei "falchi" contro i "rossi". ;-)
Se il nome dell'allenatore-giocatore ha portato bene alla sua squadra, però, perché non provarci pure noi? Io propongo di ribattezzare il candidato premier del PD. Si accettano proposte.
Io sono per un semplice ENRICO :-)
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#2   31 Gennaio 2008 - 14:51
 
PS: Giovanni, non ti conosco ma dopo aver letto qualcosa di tuo e averti visto alla laurea in maglia viola, non posso che apprezzare la tua lucida follia :-)
Stai solo attento, che se i viola battono il Milan domenica poi Valter ci sta male ;-)
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#3   31 Gennaio 2008 - 14:54
 
Bellissima storia che dovrebbe servire da incoraggiamento per tutti. In ogni campo ce la possiamo giocare ... forse.
A proposito, c'é qualcuno nel PD o nel centrosinistra che ha più di un nome di battesimo?
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#4   31 Gennaio 2008 - 23:58
 
Lucida follia? Sintetizziamo, follia e basta. Uno che va incontro ad una laurea con la maglia di Batistuta, anche a Firenze, andrebbe portato via con l'ambulanza! Capirei fosse stato .. Kakà! :-)
Domenica sera vediamo insieme la partita e ci divertiremo.
p.s. è una minaccia!
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#5   01 Febbraio 2008 - 08:19
 
io ho due nomi , ed uno di questi mi sta mettendo in seria difficoltà in questi giorni catartici.
essì mi nominanno tutti e in situazioni al dir quanto imbarazzanti e non è che prima di oggi fosse stato diverso, no , anzi!
sempre tirata in ballo, mio malgrado, sempre richiamata come una scolaretta indisciplinata.
Non ne potevo più prima, ancor di più non posso ora!
quando posso inetrrompo chi mi chiama in questione e senza permesso nelle proprie dichiarazioni, ma posso fermare una conferenza con centinaia di presenti per dire all'oratore non ti permettere di nominarmi senza mio permesso e mio malgrado?
Lo posso fare quando siamo pochi presenti, magari amici o conoscenti, ma il limite si spresenta sempre ed io sempre più fatico dal trattenermi dall'alzarmi inviperita e dire : basta non coinvolgetemi che io non c'entro.
Non sono io colpevole se ci troviamo in alto mare.
e chi lo dice o lo pensi sappia che avrà la mia più dura reprimenda, perchè sono l'unica che può dimostrare che non è così!
sapete perchè? perchè il mio secondo nome è altomare.
ebbene sì mi chiamo cascella maria altomare.
e ora che sapete siete pregati di avvisare tutti che sono diffidati dal chiamarmi in causa senza mio esplicito consenso!
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#6   01 Febbraio 2008 - 10:30
 
E ti dico che il preside della facoltà fu ancora meglio di me: mi accolse dicendomi - «Fontana, lei ha un gran bel coraggio a presentarsi qui con la maglia della Fiorentina... dopo la batosta che avete preso domenica scorsa». (un altro Fiorentina-Lazio 1-2)
Valter, tu invece sei ancora in altomare, la laurea era a Roma!
Per quanto riguarda la lucida follia, come disse quello: quando il cuore è in equilibrio, bisogna tirare una stecca senza senso.
Giovannni
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#7   01 Febbraio 2008 - 10:39
 
@ giovanni allora lo fai apposta!!!!!!!!!!!!
valter te lo garantisco non è affatto in altomare!!!!!!!!!!!!!!
uffffffffffffff
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#8   01 Febbraio 2008 - 11:56
 
Chi, io?
Naaaa

G.
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#9   01 Febbraio 2008 - 16:10
 
@ Giovanni
Quello mi sembra sia Gramellini... o sbaglio? (l'uomo che La Stampa ama e odia, non manda il suo Buongiorno fino a oltre mezzanotte, bloccando il lavoro delle rotative)

@Valter
Però anche tu, che stai a Roma e tifi Milan, dillo che sei anche berlusconiano :-p
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#10   01 Febbraio 2008 - 20:53
 
Azz, Davide ha scoperto la mia dipendenza dal Berlusca. La mia considerazione per quest'uomo ha origini lontane.
Già in questopost, di 2 anni fa, ne sottolineavo le camaleontiche capacità.
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#11   02 Febbraio 2008 - 11:19
 
Bellissima storia! Son felice che ci sia un altro indiano con il cuore viola!! Finalmente!!!
La tua foto di laurea è fantastica... :-)))))) avrei voluto esserci per veder le facce dei docenti.. in compenso, per omaggiare la tua teoria, io mi son trovata un marito gobbo.. per di piu pure tifoso di altra squadra toscana che qui nomino. Per fortuna che adesso non seguo più il calcio come prima.. ormai mi son disamorata quasi completamente, ma quando si parla della Fiore.. i battiti accelerano sempre!
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#12   02 Febbraio 2008 - 11:25
 
che qui NON nomino intendevo dire...
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#13   03 Febbraio 2008 - 18:07
 
Mi sono accorto soltanto ora (mi rimproverano: ok, se ne è accorta mia sorella) che ho scritto che il ferramenta, sfegatato laziale, ha esposto un bandierone della lazio: ovviamente il bandierone è della Roma.
Per latrudy: in Toscana tutto è di diretta emanazione medievale, campanilismi e rivalità. Facci caso, tutte le province che erano sotto Firenze sono stracolme di gobbi, come tuo marito - certo che, non arrivavo a ardire un tale atto di coraggio!; mentre l'unica che era sotto Siena (quindi nemico comune), ovvero Grosseto, è piena di tifosi viola, nonostante sia la più lontana da Firenze.
Giovanni
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#14   02 Giugno 2008 - 19:33
 
per me che sono tifoso del QPR e che vivo a roma questa storia che non conoscevo è meravigliosa,è l'essenza del calcio che in italia non c'è piu....
complimenti all'autore,noi dell'old subbuteo l'abbiamo apprezzata molto.....aridatece i numeri dall'1 all'11!!!!!!!!!!!!
utente anonimo

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