
Un giorno di tanti anni fa assistetti stupefatta ad un gioco di contorsionismo: una ragazza entrava ed usciva con estrema facilità da un cubo microscopico. Dove mettesse i piedi, le gambe, la testa, le braccia, era un affare misterioso e al limite dell'impossibile. Lo stesso stupore mi ha pervaso leggendo le recenti dichiarazioni di Paola Binetti e del ministro D'Alema.
In questo caso lo spettacolo è addirittura raddoppiato, è uno scherzo mica da poco riuscire ad entrare in un attorcigliamento di tal portata: due politici tanto opposti, misurando le distanze, calcolando i tempi, riescono a fondersi armoniosamente e oplà, in men che non si dica, con un triplo salto carpiato, ecco i nostri due neodemocratici a stupirci con dichiarazioni speciali.
Una prima dichiarazione è lo scoprire, Binetti dixit, che noi abbiamo il grande onore di avere due governi paralleli, due capi di stato, uno laico ed uno religioso, e tutto in poche migliaia di mq di suolo italico, roba grossa insomma, chi altri può vantare una tale abbondanza? Veniamo così a scoprire che oltre a vivere in Italia, noi viviamo anche in Vaticano e ci sfiora l'alito e il sospiro, e perché no magari anche il sostegno di qualche telefonatina prima che il Parlamento si riunisca, tanto non si paga interurbana, linea diretta, tanto diretta da diventare prioritaria, ecco che il sacro soffio ci suggerisce cosa votare o no nel nostro laico parlamento.
Ma se Parigi valse una messa quanto può valere un'alta carica istituzionale italica? Molto poco se a rimetterci non sono coloro che ambiscono a ruoli altrimenti non ottenibili. In fondo anche Garibaldi ci rimise quasi l'osso del collo nella diaspora con Pio IX. E' noto che di eroi e millini in Parlamento non abbondiamo, a differenza dei machiavelliani che sembrerebbero in grande proliferazione, tanto da intaccare diritti inviolabili quali la punibilità della violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere.
Pertanto in nome della grande marcia democratica, a ritroso, come i gamberi, ci ritroviamo tutti seduti sul divano a rivedere Peppone e don Camillo. Chissà cosa avrebbe scritto Guareschi a proposito della teodem Paola Binetti e del ministro D'Alema.
Binetti, a nome di non si sa quale brano del vangelo, della bibbia o del breviario, ha negato il riconoscimento a non subire violenza da chiunque a prescindere da quale genere si appartenga. D'Alema, ministro laico eletto da laici, in un incontro con una scuola, a contatto con adolescenti, si è lanciato in dichiarazioni parareligiose, confondendo probabilmente una lezione di educazione civica, più in linea con il ruolo istituzionale rivestito, con un'ora di religione.
D'Alema, nel confronto con un istituto tecnico, che si suppone composto esattamente come una qualsiasi altra cellula sociale, da eterosessuali, omosessuali, fanatici, omofobici, lesbiche, invece di rassicurare i ragazzi sul dovere del nostro Stato aconfessionale a riconoscere ogni identità, si è lanciato in un pronunciamento per il riconoscimento della famiglia unicamente fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, e possibilmente che questa unione non rechi offesa allo spirito religioso di tanta gente e della Chiesa.
La mia personale considerazione è che entrambi, Binetti e D'Alema, troppo presi dalla difesa della propria personalistica ragione e visione dello stato di diritto abbiano dimenticato troppe cose. Che abbiano subito un vuoto di memoria rispetto alla sovranità del nostro Stato e della Costituzione italiana garanti della convivenza tra tutti i cittadini laici e cattolici? O non siano piuttosto alla ricerca del consenso sicuro, accomodante, al profumo d'incenso e di sagrestia?
Nulla di nuovo sotto questo cielo, in fondo non s'inventa nessuna nuova politica, strategicamente fu provato e come scrivevo prima Parigi val bene una messa, Canossa, località che vanta da sempre ottime frequentazioni, è ancor oggi, oggetto di frequentatissimo ed ambito pellegrinaggio.
Dimenticavo una quisquiglia, una cosa da niente: la Binetti non ha chiarito se avendo due capi di stato in copresenza potremo scegliere quando rispondere ad uno o all'altro a secondo della bisogna e del momento, e a quale indirizzo potremo mai far recapitare il bollettino ICI di prossima scadenza affinchè sia esente dal pagamento.

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