sabato, 01 dicembre 2007
di Francesco Costa  

Dalai Lama e Angela Merkel

 
Non si fermano il dibattito e le polemiche attorno alla prossima visita in Italia di Tenzin Gyatso, leader politico e religioso del Tibet, noto ai più come il 14simo Dalai Lama. Il Dalai Lama, capo del governo tibetano in esilio, da anni ormai gira per il mondo perorando la causa della liberazione del Tibet e della Cina.

Sebbene da tempo ormai le richieste dell'amministrazione centrale tibetana si siano ammorbidite su una linea di compromesso - l'unica cosa che si chiede al governo cinese è lasciare autonomia negli affari interni alla regione tibetana, una sorta di morbido federalismo - Pechino continua a considerare il Dalai Lama come un pericoloso leader separatista, e perciò esercita continue pressioni perchè le istituzioni dei paesi visitati dal leader spirituale lo trattino come "ospite indesiderato".


Nonostante il potere contrattuale del colosso cinese nei confronti delle nazioni occidentali sia ormai fortissimo, da qualche tempo a questa parte il muro di gomma nei confronti del Dalai Lama si sta incrinando. Nel 2004 il leader spirituale tibetano è stato ricevuto ufficialmente dal governo canadese e dal suo allora primo ministro Paul Martin. Di recente, il Dalai Lama è stato ricevuto dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e - poco più di un mese fa - dal presidente americano George W. Bush. In occasione della sua visita degli Stati Uniti, il Dalai Lama - già premio Nobel Per la Pace - è stato insignito della Medaglia d'Oro del Congresso , la più alta onorificenza per i civili degli Stati Uniti d'America.

In Italia in passato non abbiamo brillato per coraggio, fatta eccezione per la visita del 1994 durante la quale il Dalai Lama fu accolto dall'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dal Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. In occasione dell'ultima visita del Dalai Lama, nell'Ottobre del 2006, il leader spirituale fu ricevuto in incontri non ufficiali da Emma Bonino, Alfonso Pecoraro Scanio e dal sottosegretario agli esteri Gianni Vernetti. Oggi, nonostante la lettera inviata al presidente della Camera Fausto Bertinotti da oltre 200 deputati, sembra che al leader spirituale tibetano non sarà concessa la possibilità di intervenire a Montecitorio, ed è molto difficile che sia ricevuto in forma ufficiale dalle massime autorità dello Stato.

Ora, e qui so di andare controcorrente, non ho grandi simpatie per il Dalai Lama almeno quanto non ne ho per la Cina. E' un mio problema: non riesco a guardare con favore a capi di Stato non eletti che restano al potere vita natural durante sulla base di un principio divino (leggasi teocrazia o dittatura), governando paesi in cui sono in vigore la schiavitù e le punizioni corporali, o dove le relazioni economiche e commerciali sono basate su un sistema feudale.

Detto questo, le ragioni per cui le istituzioni italiane si voltano dall'altra parte davanti al Dalai Lama non stanno certo nella tutela dei diritti umani, bensì in una codardia imperdonabile e vigliacca. Dobbiamo dirlo: non ci facciamo una bella figura. Non ci fa una bella figura Romano Prodi, che aveva già dimostrato grande amicizia nei confronti della Cina quando aveva auspicato la fine dell'embargo sulle armi. Non ci fa una bella figura il Parlamento e il paese, davanti a una dimostrazione di sudditanza così imbarazzante.

Non ci fa una bella figura il Vaticano, che pur di non incrinare i rapporti con la Cina - ma anche per tutelare i cattolici perseguitati in Oriente - non tratta il Dalai Lama così come tratta i leader religiosi di ogni altra confessione. Non ci fa una bella figura la pavida e ambigua sinistra comunista, che - eccezion fatta per due coraggiosi deputati di Rifondazione - ha disertato in massa la lettera appello per convincere il presidente Bertinotti ad aprire al Dalai Lama le porte di Montecitorio.

Quando, davanti alle ripetute violazioni della democrazia in giro per il mondo, ci diciamo che la diplomazia deve avere la meglio, che la democrazia non è esportabile con la guerra e che esistono altre strade per isolare e mettere pressione ai regimi dittatoriali, ecco, dovremmo pensare che queste sono le nostre occasioni e, passo dopo passo, ce le stiamo colpevolmente facendo scappare tutte.


postato da: redpen2006 alle ore 10:24 | Permalink | commenti (11)
Commenti
#1   01 Dicembre 2007 - 13:02
 
Hai centrato il punto: la pavida codardia esibita da Bertinozzi. O si prende il coraggio a due mani e si invita il Dalai Lama, o lo si rifiuta con motivazioni e comportamenti chiari. Invece abbiamo assistito alla solita arte dell'insabbiamento-scaricabarile (Dalai-Lama si' ma anche no e poi forse e perche'). Questi pigri ultrasessantenni dimostrano ogni giorno di piu' che sono scarsamente interessati a dibattere temi "caldi" che potrebbero dividere l'elettorato del loro prezioso cadreghino. Con buona pace degli innovatori.
utente anonimo

#2   02 Dicembre 2007 - 13:25
 
Sulla visita del Dalai Lama, sugli atteggiamenti ipocriti e su quelli
encomiabili, sono da segnalare un bell’articolo del grande Gianni Mura, nella sua impedibile rubrica domenicale su Repubblica “Sette giorni di cattivi pensieri”, e l’articolo scritto il 17 ottobre da Don Pietro Gheddo.
Martedì, alcuni di noi passeranno dalle parole ai fatti, quelli, chiaramente, che riteniamo alla nostra portata.
Chi ci ama ci segua nell’iniziativa “Turn Off Pechino 2008”,
preannunciata dal bannerino nella colonna a sinistra, quella dove campeggiano le nostre iniziative. :)
Buona domenica a todos e .. per chi non lo avesse capito, il tono dell'ultimo paragrafo è scherzoso.
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#3   02 Dicembre 2007 - 13:36
 
valter poichè non sono uscita e non ho potuto comperare il giornale non è che hai la versione web dell'articolo di mura?
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#4   02 Dicembre 2007 - 18:43
 
A gentile richiesta, ecco l'estratto dall'articolo di Gianni Mura.

Sudditanza psicologica, ma stavolta non c’entrano gli arbitri. “Arriva il Dalai Lama e a noi che ce ne importa. E’ chiara la sua fama: chiudiamogli la porta. Il nobel per la pace non è che a noi ci esalti. La Cina si dispiace e cancella gli appalti. Di ideali e diritti parlate voi, miei cari. Noi ce stiamo zitti. Gli affari sono affari”. Cantabile, volendo.

Mentre in altre città si cerca un sottoscala, uno spiazzo erboso, uno slargo periferico in cui ricevere l’ospite, evitando che s’incazzino i cinesi (altro che i francesi), a Torino hanno deciso con largo anticipo di fare quello che in un paese non dico civile ma appena normale si dovrebbe fare: accoglieranno il Dalai Lama nei luoghi delegati, istituzionali.

Non è così difficile, l’hanno già fatto Bush al Congresso USA, con tanto di medaglia, e in Canada, in Germania, in Austria. Senza sudditanze, senza preoccuparsi di eventuali ritorsioni economiche. Basterebbe ragionare, come ha fatto Mercedes Bresso (voto 8): “Vedo queste minacce come un fuoco di paglia. Noi abbiamo ottimi e calorosi rapporti con la Cina, e desideriamo mantenerli. Però, se ritorsioni ci saranno, danneggeranno più loro che noi: l’interscambio è più favorevole a Pechino che a Torino”.

In effetti, ci hanno detto fino alla nausea che l’occidente ha bisogno della Cina (immenso mercato ecc.) ma non è da escludere che la Cina abbia bisogno dell’occidente (dovrà pure piazzare la mercanzia da qualche parte). Basterebbe ragionare per evitare di mostrare al mondo una politica estera che ha la durezza di un budino di meduse.

A me la Cina ricorda un pochino Passerella. Sull’avversario entrava palla o piede (se trovava il piede era più contento) e poi alzava le braccia davanti all’arbitro, in segno d’innocenza. Oppure certe battute di Woody Allen. l’ho aggredito colpendo violentemente col mio cranio il suo manganello. L’invasione, alquanto armata, di campo l’ha fatta la Cina, non il Tibet. Questo dice, almeno, la storia che insegnano in Italia.
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#5   02 Dicembre 2007 - 19:22
 
Fa piacere leggere che un giornalista come Gianni Mura la pensa come noi.
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#6   02 Dicembre 2007 - 23:11
 
Come sapete, sono perplesso sul Turn Off Pechino. Credo che l'aiuto vero alla libertà cinese o tibetana passi da un diverso approccio al commercio internazionale, dal dare una sponda alla Cina, per esempio, nello sviluppare energie rinnovabili piuttosto che distruggerci tutti a suon di carbone. Consentendo ai suoi miliardi di abitanti di accedere a un minimo di benessere. E che quindi, più che altro, dovremmo prendercela con noi stessi e i nostri governi non tanto perché non difendono i diritti umani in Cina, ma perché fanno gli affari sbagliati con la Cina.
Temo che le battaglie di principio siano giuste in teoria, pelose in pratica. Ed anche un poco incoerenti, come tento di spiegare qui.
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#7   03 Dicembre 2007 - 08:39
 
Per me scopo dell'iniziativa è portare alla conoscenza di quante piu persone possibile le violazioni di diritti che vengono perpetrate in Cina, creare un movimento di opinione nei futuri spettatori dei Giochi Olimpici. Perchè non sia creato un muro intorno alle barbarie ed alle negazioni in omaggio al Dio Denaro ed al Dio Sport. Si parlerà di record, di muscoli, di sponsor, di velocità.. alla faccia di tutti i "problemi" che ci sono.. e che son sicura, la maggior parte dei cittadini italiani, ignorerà... se riusciamo a svegliare qualche coscienza avremo fatto un buon lavoro. Imho ovviamente.
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#8   03 Dicembre 2007 - 10:43
 
Corrado, io la “sponda”, in prima battuta, mi sento di darla agli oppressi, a chi oggi non ha parola, alle minoranze che non hanno diritti e che, dissentendo, vengono imprigionati o “rieducati”.

Pennarossa ha fatto di questo approccio una bandiera. Nelle “nostre” iniziative, nel nostro piccolo, abbiamo sempre preso le parti delle minoranze convinti che la civiltà di un paese, la sua democrazia, si misuri dal riconoscimento dei loro diritti.

L’abbiamo fatto da eterosessuali per i diritti degli omosessuali. L’abbiamo fatto da laici, da cristiani, da cattolici non integralisti, sui temi etici e su quelli della laicità dello Stato.

Come vedrai domani scritto nella lettera/petizione che è alla base dell’iniziativa “Turn Off Pechino 2008” l’approccio non è integralista, non è “binettiano”. Non ci muoviamo sulla spinta di “principi non negoziabili”, ma sulla convinzione che esistano “valori di base” da promuovere attraverso il dialogo, senza timori reverenziali, senza sudditanze, verso nessuno. Insomma, ci si muove per promuovere i diritti umani, la libertà, la democrazia, in Cina come nel resto del mondo, Italia e isole comprese.

Faccio mie le parole di Padre Gheddo che così si esprime facendo riferimento alla situazione birmana: “Non importa che il boicottaggio possa avere più o meno successo. Nessuno vuole “uccidere le Olimpiadi”, che portano un messaggio di fraternità e di libertà. Ma da anni la Cina investe miliardi di dollari nelle Olimpiadi e ci gioca la sua “faccia” a livello mondiale. Vuole apparire un paese moderno, ricco, evoluto, organizzato, affidabile. La minaccia condivisa da molti popoli di un boicottaggio di quell’evento storico per i dirigenti cinesi è peggio di qualsiasi altro insuccesso o bancarotta. … Sono autentici i nostri pacifismi e le nostre proteste per le violazioni dei diritti dell’uomo?”
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#9   03 Dicembre 2007 - 11:24
 
Corrado, a costo di ripetermi (l'ho detto già nel mio sito) e di ribadire alcuni concetti espressi benissimo da Valter, vorrei mettere in chiaro alcuni punti secondo me importanti per quanto riguarda lo spirito di questa iniziativa:
. Il "boicottaggio" mediatico non è un qualcosa solo contro il regime cinese, ma anzi si rivolge anche al mondo occidentale, in quanto intende stigmatizzare la decisione di affidare proprio alla Cina l'organizzazione dei giochi. In pratica, l'assegnazione a Pechino delle Olimpiadi è visto come un simbolo della miope (e del tutto interessata) politica occidentale nei confronti della Cina.

2. Rifiutandosi di seguire i giochi olimpici cinesi, conseguentemente, si denuncia anche l'ormai totale mancanza di significato sportivo all'interno dell'evento stesso, ridotto, ogni edizione di più, ad un gioco di interessi politici, economici e di potere.

3. Spegnere la tv di fronte all'evento olimpico non è certo qualcosa che manderà in fallimento l'economia; il nostro gesto è solo un modo per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla situazione ormai insostenibile in Cina come nei paesi da lei protetti a scapito di diritti e vite umane.
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#10   08 Dicembre 2007 - 13:25
 
Non sono minimamente d'accordo sulla valutazione della questione tibetana e sul ruolo, sopratutto oggi, del Dalai Lama. Troppo lungo argomentare, se qualcuno è interessato a sentire un'opinione (scandalosa) differente può leggerla (provo a mettere il linK del mio post su questo) sul mio blog. Scusami, non è per fare spam, ma non saprei come sintetizzare in poche righe.
Ciao, Viaggio
http://viaggio.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1703724 utente anonimo

#11   13 Dicembre 2007 - 21:16
 
Ciao!

Sono un cittadino dell'Unione europea. Ho iniziato un blog in cui parlo di lingue nell'Unione europea, la politica, e altre cose. Puoi scrivere un commento se lo si desidera.

Il blog è scritto in inglese, non ha alcuna pubblicità, e si possono trovare qui:
http://ladyjusticesscholar.blogspot.com/

Spero vi piaccia!
utente anonimo

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categoria:vaticano, italia, politica, esteri, cina, tibet, intolleranza, governo, dissenso, dalai lama, ingerenze