
In appena un mese la vita politica del paese è stata attraversata da un elenco di fatti e polemiche che a rileggerli uno dietro l'altro si diventa matti: Prodi che apre ad Hamas e torna indietro, il ciclone Brambilla e il nuovo partito del cav., le scemenze di Caruso su Biagi e Treu, i fucili di Bossi e il Marini "cadavere", il Vday di Grillo e la sua coda infinita, le sparate di Pecoraro Scanio sul clima e il global warming, il maiale day di Calderoli, Dini dentro o Dini fuori, il voto sulla Rai, l'aereo di Mastella, la patente di Burlando e mi fermo qui, per carità di patria. Cose che probabilmente avrebbero fatto passar la voglia di parlare di politica a Churcill ma noi italiani, si sa, per certe robe abbiamo una marcia in più.
Il malcontento nei confronti della politica italiana continua a crescere, la sfiducia nell'esecutivo batte ogni record, la speranza di cambiamento è sotto le scarpe ma gli italiani non hanno perso la voglia di andare in piazza (?) e l'autunno si preannuncia caldissimo.
Passato (o quasi) il Vday, archiviate la marcia da Porta Pia promossa dai Radicali per il 20 Settembre e la marcia per la pensione promossa da Decidere.net per il 22 Settembre, il calendario di Ottobre è fitto quanto mai: il 6 Ottobre Liberacittadinanza invita a scendere in piazza per chiedere una nuova legge elettorale, mentre il giorno dopo si rinnova l'appuntamento con la marcia della pace da Perugia ad Assisi.
Il 13 Ottobre è il turno di An, che si ritrova a Roma sotto lo slogan "Meno tasse, più sicurezza" (che a me sembra una cosa tipo: "dimagrisci mangiando di più", ma questa è un'altra storia) in attesa della fatidica data del 20 Ottobre, che vedrà sfilare da una parte la sinistra radicale al gran completo contro il protocollo sul welfare siglato da sè stessi e i sindacati - non chiedete spiegazioni a me, per favore - e dall'altra i dissidenti di Giuliano Cazzola, in difesa della legge 30.
Il dilemma è uno: l'enorme quantità di manifestazioni di piazza risponde a un desiderio di partecipazione politica (piazze piene urne vuote, diceva qualcuno) o alla necessità di alcuni personaggi - tanti, a dire il vero - di cercare visibilità mediatica fuori dal palazzo (magari pure con un megafono in mano) e posizionarsi in vista di uno scenario politico che potrebbe cambiare da un momento all'altro?
In tutto questo intrecciarsi di date, piazze e manifestazioni, il 14 Ottobre per la prima volta nella storia del paese gli italiani saranno chiamati a votare per eleggere l'assemblea costituente di un partito. Con tutti i limiti e i fisiologici problemi di quel progetto politico, la sensazione è che chi in questo Ottobre rovente andrà in piazza per esprimere un voto sarà l'unico che potrà confidare dentro di sè la piccola speranza che il suo gesto possa davvero servire a qualcosa.

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