
Mentre Ds e Margherita sono in congresso, non mancano nel centrosinistra le voci critiche non tanto sul merito, quanto sul metodo dell'operazione-Pd. L'accusa che si fa a i due maggiori partiti del centrosinistra è quella di avere monopolizzato le tappe fin qui percorse, tenendo fuori dall'operazione il resto dell'universo-mondo interessato all'operazione e realizzando così una "fusione fredda" le cui prospettive elettorali non si discosterebbero dai deludenti sondaggi dei giorni scorsi.
Sostenendo tale tesi, Mario Adinolfi (giornalista e blogger, coordinatore di Generazione U), Roberto Manzione (senatore Dl), Nello Formisano (senatore Idv) convocano per ieri una "assemblea degli esclusi", un incontro "verso la Costituente dei Cittadini per il Partito Democratico". Sugli obiettivi dell'iniziativa, lo stesso Mario è chiaro: "Mercoledì nasce la Terza Area. Ci sono i Ds, c'è la Margherita e poi ci siamo noi. Con una novità: da noi non è tutto apparecchiato, come ai congressi dei due partiti".
Conoscendo bene Mario Adinolfi e i temi che stanno a cuore a Generazione U (ricambio generazionale, democrazia diretta, lotta al digital divide), e reputando meritorie tutte quelle iniziative che, in una fase politica così delicata, vogliono aprire le porte della partecipazione politica ai cittadini, io e Valter Gallo decidiamo di andare in piazza Montecitorio a dare un'occhiata.
Incrociamo subito Mario, e la prima cosa che inevitabilmente ci tocca commentare è che - nonostante il suo "senza bandiere, senza simboli" - l'area davanti la sala convegni è colma di bandiere dell'Italia dei Valori. Sono le uniche bandiere presenti e stonano un po', ma sappiamo bene - sia noi che Mario - che quando si organizza questo tipo di iniziative il rischio che il ministro di turno si porti la claque (o che la claque preceda il ministro di turno) è un rischio calcolato.
Entriamo nella sala e prendiamo posto pochi minuti prima dell'arrivo di Antonio Di Pietro, accolto dagli applausi della claque di cui sopra. Il ministro non fa in tempo ad entrare che esclama: "Che c'azzeccano tutte 'ste bandiere? Siamo qui per il Partito Democratico".
Le bandiere vengono frettolosamente arrotolate, e il senatore Manzione dà inizio ai lavori, salutando uno per uno gli oltre trenta parlamentari presenti (tra l'altro, in sala, l'età media non è proprio confortante).
Tra un Salvi che non si capisce bene cosa ci faccia lì, e invita a ridurre gli sprechi e i costi della politica, e un Formisano che si perde in uno sperticato (e forse un po' peloso) elogio del popolo delle primarie, prende la parola il buon Mario, proclamando nuovamente l'assemblea come "terza area" e rilanciando un tema a noi molto caro, quello della questione generazionale.
Tocca poi a Willer Bordon, sul quale mi soffermo un attimo in più. Durante un passaggio del suo discorso, prima di paventare nuovamente scissioni in Senato (dove, è noto, l'Unione ha proprio bisogno di un nuovo gruppo parlamentare) il senatore Dl sostiene candidamente, perorando la causa del ricambio generazionale: "Io ho 58 anni. In un altro paese sarei già in pensione, in Italia faccio ancora il parlamentare". Faccio un appello a Bordon, allora: ci dica quale è il nome di colui o colei che, dopo averlo fatto militare in sette diversi partiti, lo costringe a candidarsi ancora. Almeno sapremo con chi prendercela. Successivamente, Di Pietro sbotta contro "una scatola cinese fatta da altri" (?) e quando se ne va, la sala si svuota.
Me ne vado a casa poco convinto, e stamani la lettura dei giornali conferma i dubbi. Il Corriere della Sera dedica all'iniziativa un trafiletto a pagina 12, parla di "contro-congresso architettato da Bordon" e del "blogger Mario Adinolfi, che di Bordon è un po' lo stratega della comunicazione". L'Unità dedica all'iniziativa buona parte di pagina 9, titola "Arrivano i Volenterosi dell'Ulivo" ma - nell'articolo - parla di "una terza gamba dal sapore decisamente dipietrista" e di "nuovismo, ulivismo movimentista, una certa carica di antipolitica". Il Riformista, che pure negli ultimi tempi non parla altro che di Pd, non dice nulla sull'iniziativa, se non - parlando del congresso Dl - riferirendosi a Bordon come "in fuga verso il dipietrismo".
Ora, concludendo, chiamiamola come volete, ma non esistono dubbi sul fatto che questa sia una "terza area", nel cammino verso il Partito Democratico. Ma di quale area si tratta? Si tratta di giovani freschi e innovatori come i ragazzi di Generazione U, o si tratta di pezzi di oligarchia che vogliono partecipare alla spartizione? Si tratta di quegli under 40 come Mario Adinolfi che giustamente chiedono spazi e attenzione, o si tratta di tanti over 40 che cercano di posizionarsi per non perdere la poltrona? Si tratta di società civile, di cittadini che chiedono di partecipare ai processi decisionali, o si tratta di parlamentari che, tra il populismo e l'anti-politica, si tengono a fianco qualcuno a cui dire "tu fai la società civile"? Si tratta del nuovo che avanza, o si tratta – più amaramente – di quel che è avanzato?

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