
Al successo indiscusso che Debora sta conseguendo sui Media e tra moltissimi simpatizzanti del PD, non ha fatto seguito alcun contatto con i dirigenti del suo partito. Anzi: “voci di corridoio” non confermate (per fortuna) fanno trapelare che “a Roma la vedono come l’ennesima rompiscatole”.
Sicuramente sono voci maligne e votate – come spesso accade da queste parti – all’autolesionismo, anche se Debora è stata chiara con Daria Bignardi durante la trasmissione l’Era Glaciale, quando ha precisato che nessuno dalla Direzione del PD l’aveva chiamata.
Perché? Quali incomprensibili strategie muovono i “nostri” ad ignorare una novità così clamorosa dal punto di vista della comunicazione, capace di risvegliare passioni che sembravano ormai irrecuperabili?
Ce lo siamo chiesti in un post che abbiamo scritto per iMille, dove – rifacendoci al famoso spot SIP degli anni 90 – abbiamo immaginato che una semplice telefonata tra Fraceschini e la Serracchiani avrebbe potuto “ridare un po’ di vita” al partito.
Io credo che – indipendentemente da ruoli o incarichi di alta responsabilità che qualcuno già propone per Debora, e che io stesso considero comunque sicuramente prematuri – questa piccola/grande avvocatessa di Udine potrebbe rappresentare il miglior spot per la rinascita del PD, l’ambasciatrice del Partito tra i militanti e gli elettori indecisi. Utile insomma per ridare vigore in vista di una campagna elettorale che sarà tra le più difficili degli ultimi anni.
Ma per fortuna il “nuovo PD” non è solo Debora: sono tanti i “contemporanei” (per usare un termine coniato da Ivan Scalfarotto, Pippo Civati e molti altri) che potrebbero dare nuova linfa al Partito. Alcuni sono noti da tempo, altri si stanno mettendo in luce piano piano ma con prepotente caparbietà.
Nell’intervista che Ivan Scalfarotto ha rilasciato ieri sulla Stampa a Claudio Sabelli Fioretti, questi nomi vengono fatti: oltre a Debora ci sono Pippo Civati, Sandro Gozi, Francesco Boccia, Marta Meo. E ancora: Marco Simoni, Paola Concia, Luca Sofri, oltre ad “altri” che però dimostrano un comune sentire, come Matteo Renzi, Federica Mogherini, Maurizio Martina.
Forse dovremmo sforzarci un po’ di più a ricordare questi nomi e interessarci alle loro azioni politiche, e mettere per una volta in secondo piano i “soliti noti” quali Rutelli, D’Alema, Veltroni, Bersani, …
Chi lo sa … magari i manuali di sociologia politica e di marketing politico potrebbero avere - parlando di PD - finalmente qualcosa di positivo da analizzare.
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