venerdì, 30 maggio 2008
di Shlomo

Alemanno


1 - Dal "Compromesso storico" a quello Toponomastico

Nei giorni scorsi s'è parlato molto della proposta del novello Sindaco di Roma Gianni Alemanno di intitolare strade a Almirante, Fanfani, Craxi, Berlinguer.
I navigatori satellitari (TomTom) sono stati prontamente aggiornati con le nuove vie. Durante la fase di sperimentazione s'è verificato un singolare fenomeno. Dopo aver citato di seguito i 4 nomi dei politici, dal navigatore è partita spontaneamente la voce di Rino Gaetano con un ... "Caazzzanigaa, nun te reggae 'cchiu!!"



2 - Sentita da Fiorello

A seguito di alcuni fatti di cronaca, Alemanno ha fatto un "Appello contro la violenza":
Buontempo - Presente!
Borghezio - Presente!
Calderoli - Presente!
Gramazio - Presente!
Storace
- Presente!



3 - Amazzonia - Scoperta la tribù degli "uomini rossi"
(Repubblica)


"E' una delle ultime tribù di persone mai contattate dall'uomo industrializzato è stata scoperta nell'Amazzonia occidentale, vicino al confine tra Brasile e Perù. Non sanno cos'è un aereo e si difendono con le frecce".
Sono indifesi, hanno molte affinità con la Sinistra Arcobaleno che ancora non si riesce a spiegare il tracollo elettorale. Alemanno, per impedirne l'estinzione, propone che sia ripopolata con i trombati delle ultime elezioni.

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mercoledì, 28 maggio 2008
di Davide Andriolo

Winx


Nel Venerdì di Repubblica della settimana scorsa si trovava un'inchiesta molto particolare: un viaggio nell'italia che sta bene. Sembra si parli di un altro paese rispetto a quello raccontatoci dai TG fino a solo qualche settimana fa, un paese da favola in cui il papà porta le Winx a casa della figlia per il compleanno. Ma non le bambole, quelle vere, in ciccia e pailettes, alla "modica" cifra di 20mila euro. Oppure si racconta come la fiera Luxury & Yachts di Vicenza abbia avuto 22mila visitatori, di penne e poltrone decorate di diamanti vendute a 220mila euro, di ombrelli in coccodrillo griffati Billionaire il cui costo di 32mila euro è quasi da pezzenti.

In un paese in cui tanti tirano la cinghia per arrivare a fine mese i ricchi, a quanto pare e al di là di facili demagogie, sono sempre di più e sempre più ricchi. Sicuramente son più di quei 54mila contribuenti (lo 0,13%) che dichiarano un reddito superiore a 200mila euro, se è vero che nella sola Milano ci son ben 150mila fortunati che spendon più di 20mila euro in beni superflui, che l'anno scorso son stati venduti 200mila SUV e comprate barche per tre miliardi. Non stiamo qui a commentare come a guardare le dichiarazioni dei redditi i conti non tornano, perché praticamente nessuno potrebbe permettersi queste spese.

Ma già guardando i soli dati ufficiali, in un anno quelli che hanno più di un milione in banca sono aumentati del 2,5%: se nel 2002 erano 110 mila famiglie, oggi sono 205.800 (Merrill Lynch-CapGemini). Arrivano a un milione e 800 mila secondo un sondaggio di Astra Ricerche.

Un paese per ricchi, in cui il declino non esiste e tutti comprano cellulari di ultima generazione (siamo il paese con la più alta percentuale di telefonini pro capite) e son pronti a ogni festività a sobbarcarsi le spese di una vacanza fuori città, come dimostrano puntualmente le code in autostrada? Oppure è vera l'Italia raccontataci nella passata campagna elettorale, quella alla canna del gas, quela degli anziani che rubano nei supermercati o setacciano i mercati alla chiusura per poter avere qualcosa da mangiare fino a fine mese?

Delle due l'una, o forse entrambe. È un problema di distribuzione del reddito, di forbice che si allarga fra la parte ricca e la parte povera del paese. La crisi c'è, ma non è solo nostra. Tutti i paesi occidentali soffrono la concorrenza globale e la politica è chiamata a dare risposte nuove.

La destra, col suo messaggio protettivo e protezionista, va facilmente incontro agli animi dell'elettorato, e per questo dopo un decennio europeo progressista il conservatorismo, in varie forme, sta tornando al potere in molti paesi. Il nostro, in questo contesto, è forse quello che meno sa sfruttare i vantaggi competitivi che potrebbe avere nei confronti dei paesi emergenti, e nei cofronti degli altri paesi occidentali pecca ancora di atavici problemi strutturali a cui una politica (di destra e di sinistra) troppo ingabbiata in giochi di alleanze e di poltrone non è riuscita a far fronte.

E così, mentre già nel mondo la situazione dei lavoratori peggiora, vedendo dati alla mano i profitti delle aziende aumentare e i salari dei lavoratori (se va bene) rimanere uguali, nel nostro si aggiunge una malcontrollata politica della flessibilità del lavoro, un precariato che non premia il merito ma la quantità, con contratti a progetto che costringono a lavorare ben oltre le otto ore al giorno per stipendi da fame, e senza alcuna garanzia sul futuro.

Inutile lamentarsi, perché un sostituto sicuramente ci sarà, e inutile in queste condizioni pensare anche di progettarsi un futuro. Sembra di esser tornati a una situazione ottocentesca e presindacale, in cui la "furbizia" italiana porta ognuno a far da sé, convinto di fregare l'altro, ma come insegnerebbe Nash (quello del film "A Beautiful Mind", per chi non ha mai letto nulla di economia :-p ) in questo "gioco" alla fine perdono tutti. E presto, se non si corre ai ripari, verranno travolti da questa perdita anche quelli che adesso posson godere dei propri guadagni, non c'è bisogno di scomodare il New Deal per capire che il modo migliore per far crescere la ricchezza di un paese è diffonderla, in modo che tutti possano diventare consumatori e, come diceva addirittura uno spot berlusconiano che invitava a spendere, così "l'economia gira".

La destra, storicamente (a livello globale almeno, da noi non sembra così brava nei conti, ma la gente non lo percepisce) è più brava nella produzione di ricchezza, la sinistra moderna non si dimentica di produrla ma si pone anche l'obiettivo della sua distribuzione. Blair, Clinton e Zapatero devon molto al lavoro dei loro predecessori, ma hanno impostato un modello di paese che è sicuramente più funzionante di quello che si è visto ad esempio con Bush Junior, che incartandosiin una guerra assurda ha portato gli USA sull'orlo di una tremenda crisi economica.

Si tratta di capire in che fase storica stiamo, forse, se è più necessaria la produzione di ricchezza o la sua distribuzione. La maggioranza degli italiani ha votato credendo nella prima opzione, convinta da tutti i media di vivere in un paese alla fame, convinta che le situazioni personali di difficoltà (che non si può negare che ci sono) siano lo specchio di tutto il paese. Un paese "magicamente" risorto e ripulito nei TG, tra l'altro, già pochi giorni dopo le elezioni.

Se la sinistra smettesse di inseguire la crisi e si mettesse a parlare di distribuzione del reddito, se la sinistra come vorrebbe il buon Moretti dicesse cose di sinistra, e la smettesse di seguire l'agenda setting della paura dettato dalla destra, forse riuscirà a far capire anche a quegli operai che han votato lega chi è che difende veramente i loro interessi.

Abbiamo il coraggio di dirlo: questo non è un paese povero, è un paese con tante eccellenze e in cui la ricchezza si produce, ma questa ricchezza resta in mano a pochi mentre sempre più faticano a arrivare a fine mese, in una forbice che si allarga e che prima o poi si romperà, portandoci alla crisi vera. Spieghiamo alla "gente" cosa proponiamo per chiuderla, questa forbice, e alla prossima tornata elettorale forse ci affideranno il paese.
lunedì, 26 maggio 2008
di Valter Gallo

Servillo - Andreotti

Il Premio della Giuria di Cannes, mi ha indotto stamani a buttar giù due righe di riconoscimento all'opera di Sorrentino (e al grande Servillo) che riporta alla ribalta la figura di un uomo che, nel bene e soprattutto nel male, è stato un protagonista della vita politica italiana.

Fabio Ferzetti, sul Messaggero, riproponendo l'eterna domanda "È IL PIÙ SCALTRO CRIMINALE O IL PIÙ GRANDE PERSEGUITATO DELLA STORIA D’ITALIA?", mi ha "sedotto" parlando così del film:
".. Il “divo Giulio” come icona dell’italianità, dunque. Un Borgia dei nostri giorni, maschera tragica e centro intoccabile di tutti i misteri (Montanelli: Andreotti è il più scaltro criminale o il più grande perseguitato della storia d’Italia). Ma anche dispensatore di battute leggendarie come la sua insonnia, che nella scena più bella (e più inventata) del Divo pronuncia invece una appassionata dichiarazione d’amore alla moglie culminante in una disperata ammissione di colpa per tutto «il male perpetrato per garantire il bene» negli anni terribili delle stragi, 1969-1976, con i loro 236 morti e 817 feriti."

"Con Il divo Sorrentino non solo sferra la più violenta accusa alla classe politica italiana vista dai tempi di Todo Modo, ma cambia le regole della rappresentazione di quella stessa classe. Siamo in una specie di “quarta dimensione” dove la citazione di nomi, cognomi e soprannomi (lo Squalo, il Ciarra, il Limone, sua Sanità...) si mescola con effetto “pulp” alla deformazione grottesca dei volti."

Propendendo decisamente, per i tanti rinvii a giudizio, per la prima definizione e memore degli scritti dalla prigionia brigatista di Aldo Moro ".. lei uscirà dalla Storia e passerà alla triste cronaca che le si addice", riporto un campionario di frasi famose che mettono in luce la complessità della sua figura e una indubbia ironia, che l'ha reso simpatico a molti.

Il potere logora chi non ce l'ha

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina

L'umiltà é una virtù stupenda. Ma non quando si esercita nella dichiarazione dei redditi

La cattiveria dei buoni é pericolosissima

Mi permetta Santità ma lei non conosce il Vaticano

Aveva spiccatissimo il senso della famiglia. Era infatti bigamo ed oltre

A parte le guerre puniche, mi viene attribuito veramente tutto

Le sentenze dei giudici non si discutono. Si appellano

La dittatura più difficile ad odiarsi è la propria

Spiegare l'Italia agli stranieri non è sempre facile. Da noi i treni più lenti si chiamano accelerati e il Corriere della Sera esce al mattino

Ci sono pazzi che credono di essere Napoleone e pazzi che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato

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categoria:italia, politica, cinema, cannes, andreotti, servillo, sorrentino
venerdì, 23 maggio 2008

di Carlo Traina

Berlusconi cuoco


Massimo Giannini su Repubblica l’ha paragonato all’effetto placebo: il pacchetto varato il 21 quasi certamente non riuscirà a risolvere il problema sicurezza, ma fungerà indiscutibilmente come “potente ansiolitico”. “Contro la paura del diverso l’effetto pratico è incerto, ma l’effetto placebo è sicuro. Soddisfa a un bisogno psicologico più che a una esigenza politica”. D’altra parte, non ci hanno insegnato che conta più la “percezione” della realtà?

E allora, via con misure che probabilmente il Governo Berlusconi non riuscirà mai ad applicare concretamente, come ad esempio il carcere per punire il nuovo reato di clandestinità. Quali carceri, considerato il sovraffollamento esistente? Si parla addirittura di ripristinare quelli di Asinara e Pianosa, chiusi perché non idonei e situati in zone diventate ormai aree naturali protette. Oppure l’aumento dei tempi di permanenza nei Centri di Permanenza Temporanea.

Questo significa aumento dei costi di mantenimento e aumento del numero di persone “ospitate”, con inevitabili problemi igienico sanitari e di controllo. La verità è che ogni riforma ha un costo, la cui copertura – più che con la magica e onnipresente soluzione del “taglio delle spese” – si ottiene in primo luogo attraverso la partecipazione convinta di tutti i cittadini alle spese dello stato (le famigerate tasse).

E questo, dai governi di destra è obiettivamente difficile aspettarselo. In fondo, Berlusconi non ci aveva già regalato il “poliziotto di quartiere” nella sua precedente esperienza? Ha avuto un tale successo quella proposta, che la Sciarelli ne potrebbe fare una puntata monografica nel suo “Chi l’ha visto?” Ma naturalmente i dubbi sul pacchetto sicurezza non riguardano solo la sua fattibilità da un punto di vista economico. Appaiono forti le critiche sia sul merito dello stesso, sia sulle reale efficacia.

Fra i tanti, netto e chiaro il giudizio di Don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera: “Non si può criminalizzare la povertà. (…) Il diritto alla sicurezza è sacrosanto però vale anche per gli ultimi in fila. (…) Dobbiamo trovare il modo di fare vivere a tutti la propria libertà, in rapporto con gli altri e non a scapito degli altri.”

  
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categoria:italia, sicurezza, diritti, napoli, destra, berlusconi, immigrati, governo, legalità
martedì, 20 maggio 2008
di Valter Gallo


1 - Il Tenerone


Berlusconi Tenerone

Per Scalfari è solo l'ultima maschera di un grande attore. Per Celentano è cambiato per merito di Veltroni. A mio avviso, l'unto del Signore fa il Tenerone pensando al Quirinale (in mancanza d'altro) e il PD, come ha sottolineato Berselli qualche giorno fa su Repubblica, farebbe bene a capire che " .. prima di negoziare alcunché, in questo confronto necessario, sarà opportuno cercare di individuare con nitidezza i criteri che fissano culturalmente e strutturano politicamente il PD come alternativa alla destra".
Pareri?

2 - Carfagne ostentazioni

Carfagne

Alemanno e la Meloni giorni fa hanno affermato che il Gay Pride è solo "ostentazione" (a dir il vero la Meloni ha rincarato con una "fastidiosissima"). Nessuno può negare che, con l'ostentazione dei doni di madre natura, Mara Carfagna ha avuto un qualche aiutino nel trovare ascolto per le sue preziose opinioni che, successivamente, le sono valse anche un ministero.
Affermare che i Gay Pride "non servono" è che l'omosessualità in Italia non è più un problema, a me sembra che sia soprattutto - questa si -  una "ostentazione di cecità". 


3 - ..  Endorsement indiani


Obama e gli Indiani

Avevate bisogno di conferme? :-)


4 - Blog democratici nascono

Il primo cerchio

Annunciazione, annunciazione. E' nato "Il primo cerchio", un blog collettivo curato dai giovani democratici pisani (di quelli buoni).
Fateci un salto, promette bene.


venerdì, 16 maggio 2008
di Corrado Truffi

Nomadi


La collega sposata e brava madre di famiglia che, quando il discorso cade sull'incendio del campo Rom a Napoli, fa capire di esserne ben contenta. Il collega romanista di sinistra di ramo grillino che, concordemente a sue precedenti battute su Vucinic, conferma il suo odio per gli zingari. La vicina di casa di sinistra che, parlando del giovane e maneggione candidato al Comune per il PDL, boss degli ambulanti romani, ne spiega la scarsa qualità morale facendo notare che viene da una famiglia di zingari ripuliti.

Battute, sicuramente. Però sono battute che mi ricordano esattamente quelle che di quando in quando sento sugli ebrei, anche dalle persone più insospettabili. L'eterno "per carità, io non sono razzista, ma certo gli ebrei sono proprio fatti a modo loro, e la lobby ebraica esiste eccome...". O la variante "di sinistra": "io non ce l'ho con gli ebrei, ma Israele è uno stato razzista".

Qui, dato che i Rom sono brutti sporchi e cattivi (il ché è certamente vero, tra l'altro) e non affascinanti come i palestinesi per la sinistra radicale, il discorso diventa più o meno: "per carità, io non sono razzista, ma quelli sono tutti delinquenti e quindi se ne devono andare". Ma, sotto questo tipo di discorsi apparentemente moderati, è già possibile sentire quelli più direttamente feroci, come gli urli allucinati di una donna napoletana, in un dialetto quasi incomprensibile, ascoltati in un giornale radio.

Gli assalti e le proteste di Napoli e Genova sono la perfetta dimostrazione che i propositi bellicosi del governo e la sollecitazione politica della paura sono, come prevedibile, utilissimi a fomentare ogni razzismo latente nella nostra società. Ma, soprattutto, sono la dimostrazione che questo razzismo già non è più latente, e non vede l'ora di emergere con forza, per poter castigare, reprimere e se possibile far sparire il diverso di turno.

Mi piacerebbe sentire anche una sola parola di biasimo, di preoccupazione, di solidarietà verso i Rom e i rumeni, da parte di questi dirigenti della sinistra resi afoni e improvvisamente accomodanti dalla batosta elettorale. Mi piacerebbe sentirli dire che magari la sicurezza non è né di destra né di sinistra, ma il rispetto per il diverso da te, la cura dei diritti umani fondamentali, la solidarietà e la compassione, quelle sì sono di sinistra e non di destra.

Ma dubito che li sentiremo dichiarare cose diverse da quelle dettate dal solito teatrino, intenti come sono a immaginare riforme istituzionali condivise e a scandalizzarsi a sproposito per qualche cretinata detta da Travaglio.

Spero che, almeno, i miei amici di Sinistra per Israele, per loro ben pratica esperienza in queste faccende, sappiano dire una parola. 

Corrado Truffi

postato da: redpen2006 alle ore 00:29 | Permalink | commenti (37)
categoria: , razzismo, nomadi, intolleranza, zingari