ingere un giorno a settimana l’acqua della Fontana di Trevi con un colore diverso”, arricchisce un imperdibile dibattito che promette sviluppi multicolori.
Si è passati in men che non si dica dall’oltraggio, al sacrilegio, all’atto vandalico di un pazzo attentatore, al colpo di genio, ai rimandi a Warhol o a Christo, con schieramenti contrapposti che si stanno ingrossando, giorno dopo giorno.
Passato il timore per il possibile danno irreparabile, ma con l’aggravante di una azione rivendicata dall’estrema destra, contrariata dal tappeto rosso del Festival del Cinema veltroniano, schiere di cronisti si sono lanciati in interviste improbabili come quella ad Anitona Ekberg, risvegliata dalla sua pennichella pomeridiana e per questo motivo di certo più contrariata, forse perché era andato a vuoto il tentativo verso il portiere di Fellini o il cuoco di Mastroianni.
Ma dai blog è partita la riscossa. Luca Sofri, dopo l'accostamento a Christo, ha iniziato a censire altri estimatori, ai quali vanno aggiunti anche Sgarbi, Toscani e Morricone.
Noi, nostalgici del colore della passione, insidiati dall’algido e sciccoso arancione che ambisce al monopolio del futuro PD, ci siamo chiesti:
cosa si sarebbe detto se, a richiamare l’attenzione del mondo “insanguinando” la fontana, fosse stato un giovane o un monaco birmano?