martedì, 31 luglio 2007
Patto con Walter
 
90, 40, 75. Fossero le misure di una donna, non sarebbe certo un bel vedere. Invece sono tre degli indicatori che fanno dell’Estonia il Paese più digitale d’Europa, come ha ben spiegato Leonardo Coen in un articolo su Affari e Finanza di Repubblica lo scorso 23 luglio.

90 è la percentuale dei giovani tra i 18 e i 25 anni che usa una connessione a banda larga per andare in rete, 40 la quota di export dell’Estonia realizzata grazie alla vendita di beni e servizi hi-tech, 75 la percentuale della popolazione estone che paga le sue tasse esclusivamente on line.

Di sicuro, ad agevolare l’incredibile sviluppo di una nazione che ha ottenuto l’indipendenza da Mosca appena 16 anni fa, è l’esiguo numero della popolazione (1 milione e 360 mila abitanti), ma la vera e propria rivoluzione a cui stiamo assistendo non può giustificarsi solo con questo. E’ la "visione" che ha lo Stato nei confronti della "Rete" che è realmente rivoluzionaria. Skype è stato adottato come tecnologia standard per la telefonia, ed è infatti in Estonia che stanno due delle quattro sedi dell’azienda che lo sviluppa.

Anche gli abitanti delle zone più remote sono collegati con il resto del mondo e tutti hanno una propria e-mail; il sistema bancario è totalmente on line e tutte le scuole sono connesse; le sedute del Parlamento sono trasmesse via web e alle scorse elezioni c’è stato il primo esperimento di voto elettronico. Tutto ciò incentiva la partecipazione della popolazione alla vita politica e facilita un rapporto positivo tra istituzioni ed elettori, ai quali è concessa addirittura la possibilità di fornire su un sito dal nome suggestivo: TOM - che in estone è l’acronimo di "Io decido oggi" - idee, suggerimenti, proposte di legge. Nel primo anno ci sono stati 1420 suggerimenti e 450 proposte, 25 delle quali accolte.

C’è naturalmente il rovescio della medaglia: l’informatizzazione chiama inevitabilmente gli hacker. Lo scorso 18 maggio tutti i siti istituzionali dell’Estonia hanno subito un massiccio attacco che ha fatto rischiare addirittura una grave crisi diplomatica con la Russia, sospettata di essere la causa del tilt informatico, e portato i governanti estoni ad un passo dal chiedere di far scattare l'articolo cinque della Nato che prevede la difesa collettiva dello Stato aggredito.

Pericoli da tenere sempre presente per fare in modo che le difese dai "cyberattacchi" vengano elaborate insieme allo sviluppo della rete. Per chi, come noi, crede nella rete e preme proprio per cominciare a vedere qualcosa del genere anche in Italia, leggere articoli del genere è come sfogliare un catalogo Ferrari oppure - per usare immagini più colorite - cercare il giorno della settimana in un calendario di Playboy.

Noi speriamo ardentemente che le percentuali di realizzazione di una Rivoluzione Italiana della Rete siano maggiori della possibilità che si possa un giorno possedere una Ferrari, o avere in casa direttamente una coniglietta di Playboy che ci dica il giorno della settimana. E’ in fondo per questo che da qualche giorno ci siamo lanciati nell’iniziativa di un "Patto con Walter".

PS: Riguardo all’attualità politica tengono banco naturalmente le bocciature delle candidature di Pannella e Di Pietro a segretari del PD. Sinceramente non crediamo sia un problema di “regole”.
Provocazioni a parte, si tratta di capire se il PD, oltre a beneficiare del patrimonio di valori che i due candidati porterebbero con sé, vuole realmente dare un’impressione di apertura. Per questo, crediamo che prima di un rifiuto definitivo si debbano tentare tutte le strade per potere alla fine accettare le candidature.
giovedì, 26 luglio 2007
Patto con Walter
 
Più volte su queste pagine ci siamo soffermati sull'importanza che può avere la rete sulla scena politica e su quanto a tale scopo ci sia molto da fare sul piano infrastrutturale e legislativo; più volte abbiamo promosso campagne e iniziative che hanno mostrato la grandissima capacità dei bloggers di aggregarsi ed aggregare, di mobilitarsi attorno ad un tema e far sentire la nostra voce.

Oggi decidiamo di far contare nuovamente la voce della rete, e di farla contare proponendo un "patto tra gentiluomini" a Walter Veltroni, colui che la tribu non ha mai fatto mistero di considerare il migliore sulla piazza, la persona più valida per guidare il Partito Democratico e il paese.

Quello che offriamo oggi a Walter però non è l'ennesimo elenco di sostenitori più o meno illustri (ci sembra che non gli manchino, ed è un bene) bensì qualcosa di un po' più impegnativo e forse anche un po' più produttivo: con lo stile ironico e leggero che è proprio della rete, con quello spirito informale e all'americana che il buon Uòlter ha già dimostrato di gradire, oggi proponiamo al candidato alla segreteria del Pd Walter Veltroni un patto che invitiamo tutti a leggere e sottoscrivere. Un patto per la rete, per il software libero, per una nuova legislazione sul diritto d'autore, per la lotta al digital divide. Perchè la nuova Italia di Veltroni sia anche l'Italia digitale.

Walter, non chiedere cosa la rete può fare per te,
chiediti cosa puoi fare tu per la rete

Patto con Walter
sabato, 21 luglio 2007
Compagni su Marte
 
1 - Diapositive

 “A guardare con occhi distaccati (ma è possibile?) l'Italia di oggi viene in mente uno specchio rotto.“ Inizia così il famoso articolo di Eugenio Scalfari che rappresenta l’impietosa immagine di un’Italia dove “ciascun - gruppi e individui - guarda se stesso e se ne compiace”.

Come in una presentazione di diapositive, lo scenario nazionale vede in successione altri scatti, altri flash significativi:

- cresce l’antipolitica e un libro di denuncia, come “La Casta” di Rizzo e Stella, rimane in testa alle vendite nemmeno fosse l’ultima avventura di Harry Potter

- amici, compagni di volontariato, padri di famiglia che hanno sempre votato per una sinistra di governo, ti inviano per email l’invito a partecipare al Vaffa-Day di Grillo

- la Cdl, prova a cavalcare l’antipolitica. In Parlamento occupa i banchi del governo, utilizza le istituzioni come dei "Reality Show" mostrando cartelli paradossali, ad uso e consumo dell’informazione politica televisiva firmata Mediaset

- tutta la classe politica, di destra e di sinistra, è imprigionata dentro se stessa e dentro i suoi irremovibili blocchi di potere. (vedi post/fotografia di Francesco Costa)

In questo contesto, si compie l’accelerazione verso il Partito Democratico, e la candidatura di Veltroni viene chiesta a gran voce, sia dagli elettori delusi, sia dai vertici di DS e Margherita, preoccupati dal calante gradimento della variopinta coalizione governativa, anche come soluzione in caso di una prematura crisi di governo.


2 - Soluzioni

Walter Veltroni, invocato a furor di popolo, accetta. Nel suo discorso d’investitura al Lingotto, in cui tutti notano la prevalenza di soluzioni concrete rispetto alle visioni proposte nel tour (“Che cos’è la politica?”) portato in molte città italiane, insieme all’indicazione dei progetti e dei valori necessari alla costruzione del Nuovo Partito, si sofferma in più passaggi sulla crisi della politica, proponendo:

- “Il partito che immagino è un luogo aperto.

- Nel Partito democratico ognuno sarà e dovrà essere, fin dal primo momento, alla stessa stregua dell'altro. Non c'è niente, tranne la nostra volontà, che impedisca la costruzione di un modo di intendere i rapporti basato sulla civiltà, sul riconoscersi reciprocamente.

- Non c'è un "noi" e non ci sono "gli altri".

- Credo debbano nascere liste che non siano mai espressione dei singoli partiti che hanno accettato la sfida. E' giusto così. Che siano in tanti, in tantissimi, a sentirsi chiamati in causa, ad essere protagonisti già da quel momento della costruzione del Partito democratico e della scelta del suo leader.

- Quei milioni di italiani che trovano la politica chiusa, e che se provano ad avvicinarsi ad essa è più facile che si imbattano nella richiesta di aderire ad una corrente o ad un gruppo di potere, piuttosto che a un'idea, ad un progetto.

- Non si comincia un nuovo viaggio con un equipaggio dilaniato da vecchi rancori e preoccupato di gettare dalla nave chi ad essa si affaccia per la prima volta” (…)

- E' un meraviglioso viaggio collettivo. Vorrei che lo facessimo per una volta in allegria, con la serenità”.


3 – Masochismo e Autocritica

Sentito il discorso e considerato il generale entusiasmo che aveva suscitato in primo luogo tra i militanti, uno si aspetta che l’invito del “capo” venga recepito almeno in parte e invece …  ancora una volta, eravamo su Marte.

Nel leggere alcuni post e i commenti di “noi” bloggers (di area democratica) si riscontra poco di “nuovo” e molto di “vecchio”. Ancora su questi schermi, viene riproposta la solita politica “contro”, i soliti attacchi all’”altro”, il solito atteggiamento ipercritico nei confronti di chi non appartiene esattamente alla nostra “corrente” o partito di provenienza.

Come se, ripiegato il foglio del discorso, l’invito al riconoscimento reciproco e al viaggio collettivo fosse magicamente (o tragicamente?) cancellato.

E’ produttivo tutto questo? Quanto giovano al Partito Democratico le eccessive polemiche tra liste o candidati? C’è qualcuno che può veramente ritenersi senza peccato da potersi permettere di lanciare la prima pietra? Non sarebbe più utile alla “causa” del PD, al raggiungimento dell’obiettivo di rappresentare un terzo degli italiani, non eccedere nelle critiche verso chi porta delle novità, a chi si presenta per entrare per la prima volta nel “partito nuovo”? E, infine, non sarebbe il caso di concentrarci e impegnarci assieme in iniziative che per merito e contenuti possano ripagarci del consenso e dell’agognata visibilità mediatica?

Viene, in alcuni casi, legittimamente da chiedersi come mai almeno un decimo di queste energie impiegate per individuare le pagliuzze negli occhi del nuovo che avanza, non le abbiamo spese prima, per stimolare la classe dirigente, esercitando un sano e costruttivo spirito critico, verso chi ha avuto sicuramente il merito di avere innescato questa rivoluzione democratica ma che ha anche palesato più di una lacuna dove ora sguazza l’antipolitica.

“Per progredire dallo status di semplici vittime
delle nostre crisi a quello di esploratori,
dobbiamo sviluppare il senso
del giudizio critico in tempi critici.”
(Derrick de Kerkhove)

Carlo, Corrado, Francesco, Luca, Valter.
martedì, 17 luglio 2007
di Kkarl

Cravatte
 
Da quasi un mese vado in ufficio in versione casual. Dopo le iniziative “Eni si toglie la cravatta” e del Ministero della Salute, che hanno seguito con il ritardo di un paio di anni l’esperimento del premier giapponese Koizumi, mi sono fatto promotore dell’iniziativa “Kkarl si toglie la cravatta … e anche la giacca” (ormai è noto che mi piace strafare).

Ancora non ho fatto i calcoli di quanti Kilovattora sto facendo risparmiare all’azienda dove lavoro, ma di sicuro so che la mia è un’azione isolata. Anzi: quando entro nelle stanze dei colleghi trovo la temperatura intorno ai 18 gradi, condizionatore “a palla” e finestra aperta (“per togliere il cattivo odore dei filtri” ). Senza parlare dell’illuminazione da set cinematografico nonostante le finestre al sesto piano abbagliate dal sole romano di luglio.

Inutile tentare di discutere con questi colleghi. Le argomentazioni sono quelle utilizzate in tutte le occasioni in cui siamo “noi” che dovremmo limitarci in qualche cosa: “cosa vuoi che conti il mio risparmio di fronte al dispendio di energia delle mega-industrie! Non sarò certo io, uno tra sei miliardi di terrestri, a provocare l’allargamento del buco dell’ozono”.

Probabilmente una soluzione immediata non esiste. L’italiano, si sa, è un soggetto particolare e tendenzialmente egoista. Impreca contro il traffico e maledice tutti gli altri che stanno in fila accanto a lui e si domanda perché mai – gli altri naturalmente – non prendono l’autobus. Qualcosa si potrà ottenere soprattutto da provvedimenti governativi che determinano azioni obbligate, come ad esempio la prevista eliminazione a partire dal 2012 delle lampadine a incandescenza.

Ma a parte l’aspetto normativo, mi chiedo chi, quale personaggio dal carisma indiscusso può essere il testimonial italiano di una diversa concezione della nostra vita quotidiana in chiave di “risparmio energetico”? Il ministro dell’ambiente (e “verde”) Pecoraro Scanio? Il promotore del V-Day Beppe Grillo? O il presidente del WWF Fulco Pratesi che confessa di lavarsi ogni sette giorni? E’ la mancanza di un personaggio “forte” e autorevole a lasciarci indifferenti rispetto al disastro ambientale e alle prospettive catastrofiche di un futuro ormai immediato?

Nel frattempo in Giappone un terremoto ha danneggiato la più grande centrale nucleare del mondo, e gli USA non hanno ancora firmato il protocollo di Kyoto.
Non ho la cravatta, ma mi sembra che oggi faccia più caldo del solito.

 

postato da: redpen2006 alle ore 18:19 | Permalink | commenti (23)
categoria:cultura, ambiente, cazzeggio, comunicazione, verdi, grillo, abitudini, ecologisti, pennarossa
giovedì, 12 luglio 2007
di Valter Gallo

Uòltereide

Tornando da due giorni di relax nel mare di Anzio, l’ultima cosa che pensavo di fare, anche se il delirio d’onnipotenza ogni tanto assale noi bloggers, era quella di difendere Walter Veltroni. Primo, perché non ha bisogno delle mia difesa, secondo, perchè sembrerebbe già abbastanza tutelato dalla schiera di amici e compagni che, soprattutto in questo periodo, sembrano attirati, come le mosche sulla marmellata.

Ma tant’è, ieri notte, facendo l’abituale “vasca” tra i miei bloggers preferiti, ho notato come le dichiarazioni sul sostegno (senza firma) ai referendum elettorali avessero raccolto l’attenzione e le critiche in molti post. In effetti, da una prima lettura, la posizione “poco decisa” dell’Uòlter nazionale, prestava il fianco a considerazioni e a delusioni di chi lo vorrebbe condottiero risoluto, sia in questa delicata fase di costruzione del “partito nuovo”, sia dopo il 14 ottobre, nella guida del PD e della futura coalizione di centrosinistra.

La lontananza dai blog non mi aveva però precluso le scontate opinioni di Gasparri, quello vero, non quello imitato da Neri Marcorè. Infatti, l’ex ministro delle telecomunicazioni, reclutato, in servizio permanente effettivo, nell’esercito dei “guastatori” dell’immagine veltroniana, ha avuto la sfacciataggine di bollare con un Don Abbondio il buon Uòlter, e poi di dichiarare che, lui che si è distinto per aver servilmente salvaguardato gli interessi televisivi del cavaliere, oltre ad aver contribuito alla porcata dell’attuale legge elettorale, “ .. sulla riforma elettorale ci vuole il coraggio delle proprie scelte. Veltroni non è certamente un leader credibile”.

I colorati giudizi, provenienti da destra e da sinistra, che via, via, in un crescendo rossiniano hanno definito la posizione pilatesca, cerchiobottista, vecchia, paracula, democristiana, etc.. , chiaramente, fanno parte del “gioco” della politica e non mi hanno creato particolari problemi d’insofferenza. Leggerli, invece, in più post, nei blog di area PD, mi hanno fatto scattare una paradossale sindrome del boy scout, una sorta di difesa del “solo contro tutti” Veltroni, eccessivamente attaccato da troppi “nemici”.

Per la stima che ho delle persone che leggo, analizzando i post e i commenti, anche degli indiani in ordine sparso, mi sono chiesto quali fossero le ragioni alla base di opinioni che trovavo intrise, di delusione, tradimento, frustrazione e, finànco, un po’ di masochismo. L’argomento meritava una riflessione approfondita perché la materia è una di quelle in grado di dividere i partecipanti alla discussione in modo netto, come una volta tra i tifosi di Coppi - Bartali, Mazzola – Rivera o, più recentemente i supporters di Totti – Del Piero.

La mia difesa si basa sulla considerazione che Uòlter, se voleva fare il democristiano, poteva starsene tranquillamente a farsi gli “affari suoi” in giro per l’Italia con le sue lezioni di politica, non avendo il bisogno di sostenere una iniziativa, per altro già sostenuta nel discorso di Torino. Nella scelta di raccogliere l’appello dei promotori, nella settimana decisiva per la raccolta delle firme, rimarcando il suo appoggio “esterno”, ho trovato elementi di generosità politica, riscontrata anche dalla gratitudine dei referendari che, notizia di ieri, hanno visto aumentare considerevolmente i firmatari ai tavoli.

Se avesse firmato avrebbe rischiato d’innescare delle variabili in grado di creare seri problemi al governo Prodi. Immagino le opinioni e i titoli dei giornali: Veltroni firma e Prodi? L’attuale premier, già in crisi di credibilità politica, sarebbe stato ulteriormente “offuscato”, abbandonato dai Mastella, attaccato dai contrari al referendum, avrebbe corso un ulteriore rischio di decadere prima del tempo, soprattutto, prima del tempo utile, quello gestazionale necessario per far nascere il PD.
postato da: valtergallo alle ore 02:38 | Permalink | commenti (27)
categoria:blog, referendum, veltroni, partito democratico
domenica, 08 luglio 2007
Live Earth

 
Due miliardi di persone hanno seguito il “Live Earth”, la maratona musicale che nel weekend dall’Australia al Brasile ha sensibilizzato l'opinione pubblica mondiale contro il riscaldamento climatico. Oltre 10 milioni quelle che lo hanno guardato in streaming su internet. E’ risuonato in tutto il mondo l'appello a salvare il pianeta al grido di SOS, Save Our Selves, "salviamo noi stessi".

Al Gore principale promotore dell’evento, apparso in forma di ologramma nei concerti ha dichiarato: "Ora è il momento di iniziare a guarire il pianeta". L’ex vice presidente Usa ha poi affermato che l’iniziativa segna l'inizio di una campagna che durerà dai tre ai cinque anni, per dare consapevolezza dei cambiamenti climatici.

Live Earth è un messaggio che il pianeta sta lanciando sulla necessità di tagliare le emissioni di gas serra, come il biossido di carbonio, e di rallentare il riscaldamento globale. Gore ha chiesto a tutti gli spettatori di fare pressione sui leader del mondo per firmare un nuovo trattato entro il 2009 che taglierà il riscaldamento globale del 90% nelle nazioni ricche e più della metà in tutto il mondo entro il 2050.

E noi? L’Italia, gli ambientalisti, i verdi? Siamo ancora abitanti del nostro malandato pianeta? Stamane, non trovando traccia di iniziative a sostegno, temendo un'altra figuraccia mondiale, abbiamo fatto una rassegna stampa e una ricerca su Google News: risultato, non pervenuti.

Abbiamo perso una grande occasione. Nel momento in cui da molti paesi la grande anima ambientalista mondiale si è congiunta in un unico afflato nel richiedere politiche ambientali comuni, nel momento collettivo in cui tutti potevamo riflettere anche sul nostro piccolo contributo da dare, legato alle nostre abitudini quotidiane, noi non c’eravamo.

Evidentemente, eravamo su Marte.
postato da: redpen2006 alle ore 16:47 | Permalink | commenti (11)
categoria:italia, ambiente, , verdi, ecologisti, live earth