
90 è la percentuale dei giovani tra i 18 e i 25 anni che usa una connessione a banda larga per andare in rete, 40 la quota di export dell’Estonia realizzata grazie alla vendita di beni e servizi hi-tech, 75 la percentuale della popolazione estone che paga le sue tasse esclusivamente on line.
Di sicuro, ad agevolare l’incredibile sviluppo di una nazione che ha ottenuto l’indipendenza da Mosca appena 16 anni fa, è l’esiguo numero della popolazione (1 milione e 360 mila abitanti), ma la vera e propria rivoluzione a cui stiamo assistendo non può giustificarsi solo con questo. E’ la "visione" che ha lo Stato nei confronti della "Rete" che è realmente rivoluzionaria. Skype è stato adottato come tecnologia standard per la telefonia, ed è infatti in Estonia che stanno due delle quattro sedi dell’azienda che lo sviluppa.
Anche gli abitanti delle zone più remote sono collegati con il resto del mondo e tutti hanno una propria e-mail; il sistema bancario è totalmente on line e tutte le scuole sono connesse; le sedute del Parlamento sono trasmesse via web e alle scorse elezioni c’è stato il primo esperimento di voto elettronico. Tutto ciò incentiva la partecipazione della popolazione alla vita politica e facilita un rapporto positivo tra istituzioni ed elettori, ai quali è concessa addirittura la possibilità di fornire su un sito dal nome suggestivo: TOM - che in estone è l’acronimo di "Io decido oggi" - idee, suggerimenti, proposte di legge. Nel primo anno ci sono stati 1420 suggerimenti e 450 proposte, 25 delle quali accolte.
C’è naturalmente il rovescio della medaglia: l’informatizzazione chiama inevitabilmente gli hacker. Lo scorso 18 maggio tutti i siti istituzionali dell’Estonia hanno subito un massiccio attacco che ha fatto rischiare addirittura una grave crisi diplomatica con la Russia, sospettata di essere la causa del tilt informatico, e portato i governanti estoni ad un passo dal chiedere di far scattare l'articolo cinque della Nato che prevede la difesa collettiva dello Stato aggredito.
Pericoli da tenere sempre presente per fare in modo che le difese dai "cyberattacchi" vengano elaborate insieme allo sviluppo della rete. Per chi, come noi, crede nella rete e preme proprio per cominciare a vedere qualcosa del genere anche in Italia, leggere articoli del genere è come sfogliare un catalogo Ferrari oppure - per usare immagini più colorite - cercare il giorno della settimana in un calendario di Playboy.
Noi speriamo ardentemente che le percentuali di realizzazione di una Rivoluzione Italiana della Rete siano maggiori della possibilità che si possa un giorno possedere una Ferrari, o avere in casa direttamente una coniglietta di Playboy che ci dica il giorno della settimana. E’ in fondo per questo che da qualche giorno ci siamo lanciati nell’iniziativa di un "Patto con Walter".
PS: Riguardo all’attualità politica tengono banco naturalmente le bocciature delle candidature di Pannella e Di Pietro a segretari del PD. Sinceramente non crediamo sia un problema di “regole”.
Provocazioni a parte, si tratta di capire se il PD, oltre a beneficiare del patrimonio di valori che i due candidati porterebbero con sé, vuole realmente dare un’impressione di apertura. Per questo, crediamo che prima di un rifiuto definitivo si debbano tentare tutte le strade per potere alla fine accettare le candidature.
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