
Eppure si è avuta l’impressione che l’incrocio non sia stato solo un caso, una coincidenza, ma sia destinato a riproporsi nel corso dei prossimi mesi, in questo originalissimo “match race” dove i contendenti – che solitamente navigano in acque lontane tra di loro – in diverse occasioni effettueranno delle strambate che li porteranno decisamente in rotta di collisione.
Una strambata (in tutti i sensi) la effettuerà sicuramente Beppe Grillo l’8 settembre, con l’ormai famoso V- day (Vaffanculo Day). In quel giorno Beppe Grillo intende “ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare”.
Al Parlamento Europeo invece, Grillo, con il suo tipico stile di denuncia-spettacolo che ha provocato non poche risate tra i parlamentari europei, ha ripetuto le accuse che sono diventate negli ultimi tempi il suo refrain: nel nostro Parlamento c’è una percentuale di “pregiudicati” maggiore che nel rione di Scampia a Napoli; nella politica italiana non c’è un ricambio generazionale; il popolo italiano non ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti, in quanto imposti dai partiti mediante liste bloccate.
Stile ben diverso dalla pacatezza con cui Veltroni, nel suo V-Day di Torino, ha impostato il suo intervento. Mai una citazione diretta per Berlusconi, con l’intenzione di dimostrare la voglia di una politica “per” e non “contro”, e poi il ripetuto invito alla concordia e al ripudio di qualsiasi odio. Emblematico un passaggio del discorso di Veltroni: “ .. un cittadino che critica sprechi e irrazionalità, che chiede alla politica sobrietà e rigore, non coltiva l'antipolitica, dice qualcosa di giusto. Come qualcosa di giusto dice chi vuole siano sempre rispettati i paletti tra sfera della politica e autonomia della società. Chi invece indica qualunquisticamente la politica come il nemico, chi soffia demagogicamente sul fuoco dell'insoddisfazione, ha il dovere di dire cosa si dovrebbe sostituire alla politica e alle istituzioni”.
La partita quindi (quella tra Veltroni e Grillo) sembra senza storia, almeno sotto il punto di vista della correttezza, del linguaggio. Sembrerebbero realmente rappresentare “La Politica (buona)” e “L’Antipolitica”. Sembrerebbe. Perché se comunque non si riescono a disinnescare le bombe, i motivi oggettivamente validi di cui si nutre l’antipolitica, sarà difficile togliere consensi (sempre crescenti) a Beppe Grillo e ai suoi omologhi, di destra e di sinistra.
Per questo occorre affrettare i tempi per una riforma delle legge elettorale, agire in fretta verso regole che favoriscano il ricambio generazionale, ascoltando le accorate parole del presidente emerito Ciampi (.. basta vecchi in politica!). Fare in modo che – almeno nel PD – le regole etiche per essere eletti o comunque per “fare politica” siano di una trasparenza che non lasci spazio ai dubbi, unico modo credibile per controbattere i timori dei “perplessi” che sostengono di trovarsi di fronte ad un abile manovra gattopardesca.
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