sabato, 30 giugno 2007
V - Days

 
Il discorso di Veltroni al Lingotto seguito da quello di Beppe Grillo al Parlamento Europeo, in questa settimana, hanno riscosso l’attenzione della blogosfera politica. La “politica” e la cosiddetta “antipolitica” si sono incrociate con toni decisamente opposti che apparentemente non hanno alcun punto in comune.

Eppure si è avuta l’impressione che l’incrocio non sia stato solo un caso, una coincidenza, ma sia destinato a riproporsi nel corso dei prossimi mesi, in questo originalissimo “match race” dove i contendenti – che solitamente navigano in acque lontane tra di loro – in diverse occasioni effettueranno delle strambate che li porteranno decisamente in rotta di collisione.

 

Una strambata (in tutti i sensi) la effettuerà sicuramente Beppe Grillo l’8 settembre, con l’ormai famoso V- day (Vaffanculo Day). In quel giorno Beppe Grillo intende “ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi i politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare”.

 

Al Parlamento Europeo invece, Grillo, con il suo tipico stile di denuncia-spettacolo che ha provocato non poche risate tra i parlamentari europei, ha ripetuto le accuse che sono diventate negli ultimi tempi il suo refrain: nel nostro Parlamento c’è una percentuale di “pregiudicati” maggiore che nel rione di Scampia a Napoli; nella politica italiana non c’è un ricambio generazionale; il popolo italiano non ha il diritto di scegliere i propri rappresentanti, in quanto imposti dai partiti mediante liste bloccate.

 

Stile ben diverso dalla pacatezza con cui Veltroni, nel suo V-Day di Torino, ha impostato il suo intervento. Mai una citazione diretta per Berlusconi, con l’intenzione di dimostrare la voglia di una politica “per” e non “contro”, e poi il ripetuto invito alla concordia e al ripudio di qualsiasi odio. Emblematico un passaggio del discorso di Veltroni: “ .. un cittadino che critica sprechi e irrazionalità, che chiede alla politica sobrietà e rigore, non coltiva l'antipolitica, dice qualcosa di giusto. Come qualcosa di giusto dice chi vuole siano sempre rispettati i paletti tra sfera della politica e autonomia della società. Chi invece indica qualunquisticamente la politica come il nemico, chi soffia demagogicamente sul fuoco dell'insoddisfazione, ha il dovere di dire cosa si dovrebbe sostituire alla politica e alle istituzioni”.
 

La partita quindi (quella tra Veltroni e Grillo) sembra senza storia, almeno sotto il punto di vista della correttezza, del linguaggio. Sembrerebbero realmente rappresentare “La Politica (buona)” e “L’Antipolitica”. Sembrerebbe. Perché se comunque non si riescono a disinnescare le bombe, i motivi oggettivamente validi di cui si nutre l’antipolitica, sarà difficile togliere consensi (sempre crescenti) a Beppe Grillo e ai suoi omologhi, di destra e di sinistra.

 

Per questo occorre affrettare i tempi per una riforma delle legge elettorale, agire in fretta verso regole che favoriscano il ricambio generazionale, ascoltando le accorate parole del presidente emerito Ciampi (.. basta vecchi in politica!). Fare in modo che – almeno nel PD – le regole etiche per essere eletti o comunque per “fare politica” siano di una trasparenza che non lasci spazio ai dubbi, unico modo credibile per controbattere i timori dei “perplessi” che sostengono di trovarsi di fronte ad un abile manovra gattopardesca.

martedì, 26 giugno 2007
Dopo la nonna di Barack Obama, scoperta la prozia di Walter.

di Valter Gallo

Prozia di Veltroni

Clamoroso, la tribù è riuscita ad avere in esclusiva la fotografia della prozia Silvana, che testimonia, senza ombra di dubbio, le radici vercellesi della famiglia Veltroni.
Come Barack Obama, che in Kenia ha ritrovato, con la nonna, le proprie radici, il futuro candidato segretario del PD, grazie agli infallibili investigatori “indiani”, di gran lunga più capaci dei procuratori dei calciatori extracomunitari, ha trovato conferma alle voci che ipotizzavano suoi antenati padani e in particolare una parentela con una figurante di “Riso Amaro”.

Viene quindi alla luce il principale motivo della scelta di Torino, come luogo per l’annuncio della candidatura, non solo per la strategica “mission” politica di riconquistare il Nord Italia. Grazie a questa bellissima notizia, il nostro beneamato sindaco annuncerà presto l’organizzazione di un Festival del Cinema Padano, che avrà come temi portanti, oltre al Riso, la Polenta e la Cotoletta alla Milanese.

Per sostenere Veltroni nella candidatura e nell’arduo compito di convincere i perplessi padani, votati all’antipolitica della Lega e di Beppe Grillo, ci sentiamo di consigliare di mettere in atto anche iniziative come:

1) Seminari di studi sull’opera e il legame che intercorre tra grandi personalità come Gandhi, Martin Luther King e Irene Pivetti.

2) Convegno sui grandi protagonisti del cinema comico popolare: titolo provvisorio “Da Jerry Lewis a Massimo Boldi”

3) Costituzione della BAT - Brigata Alpina Trasteverina (con relativo coro)

4) Scalata in bicicletta del temibile Mortirolo con Guidolin, Predolin e Rin Tin Tin.

Convinti che anche con l’aiuto dei bloggers si può essere utili alla causa, vi invitiamo a lasciare nei commenti i vostri preziosi consigli.  
venerdì, 22 giugno 2007
di Corrado Truffi

Primarie Usa
 
C'è qualcosa che non mi quadra nell'attuale discussione attorno alle liste per la costituente, a iMille, al ruolo dei partiti e dei loro dirigenti considerati da tutti obsoleti se non peggio. Il discorso sarà temo un po' lungo, perché ha bisogno di una parte di cronaca e di una di teoria.

La cronaca è peraltro ben nota: sono mesi che cresce la marea montante dell'odio verso la politica, e in particolare verso chi è percepito come più "politico", ossia i politici di centrosinistra. In fondo, anche l'invocazione di Veltroni come salvatore della patria si iscrive in questa tendenza, come se i politici di professione dovessero in qualche modo nascondersi dietro l'unico politico non percepito, a torto o a ragione, come tale.

La cosa rilevante, in questa cronaca, è però che moltissimi, in rete e altrove, si propongono come potenziali sostituti di questa classe politica ingessata, ma il modo di farlo rasenta a volte la schizofrenia. Perché se leggete a caso i commenti che la gente lascia negli innumerevoli siti per il partito democratico (un esempio fulgido in questo senso è qui), l'unica cosa che emerge è una speranza palingenetica di abolizione tout-court di tutta la classe politica, miracolosamente sostituita dalla volonterosa società civile. Tanto che viene da chiedersi se questo livello di odio verso i DS e la Margherita non sia tale da rendere, appunto, schizofrenico l'obiettivo dichiarato di fare un nuovo partito assieme ai DS e alla Margherita.

E d'altra parte altrettanto schizofrenico sembra l'atteggiamento dei partiti, sia alla base che nei vertici, che oscilla fra il sincero richiamo alla volontà di aprirsi - testimoniato del resto dall'idea stessa della costituente aperta, che DS e Margherita non erano affatto obbligati a lanciare - e la paura e la diffidenza per chi, pur militando nei partiti, si spende per rimescolare davvero le carte. Come ad esempio fa Ivan Scalfarotto, che in fondo è un (recente) iscritto DS.

La teoria a cui vorrei riferirmi è quella, in abbozzo in molti e diversi luoghi, della democrazia partecipativa. La democrazia è in crisi, ed è certamente necessario dotarsi di nuovi strumenti di partecipazione, recuperare credibilità alla politica democratica, e per farlo gli strumenti della partecipazione (il bilancio partecipativo, i sondaggi deliberativi, i referendum, gli strumenti della politica in rete, una vita associativa locale più ricca e con più voce in capitolo...) sono essenziali.

Ma, tutti questi strumenti, continuano ad avere l'obiettivo della selezione delle decisioni effettuata col metodo della maggioranza. E, invece, mi sembra che la "società civile" - insomma le migliaia di persone che si muovono in rete con atteggiamenti più o meno livorosi verso i nostri attuali dirigenti - non abbia affatto ancora maturato l'idea che la democrazia non è una pura agorà dove si discute senza fine e senza struttura, ma essenzialmente, appunto, un meccanismo di partecipazione volto a selezionare decisioni col metodo della maggioranza.

L'impressione, invece, è che si favoleggi un partito della impossibile democrazia diretta e, soprattutto, che tutto questo agitarsi resti sempre ai preliminari, alla forma della partecipazione, alle regole, e non vada mai a definire le idee e le soluzioni su cui ciascuno vorrebbe/dovrebbe spendersi. E così, si rischia che le volonterose proposte di liste come iMille o LiberaItalia finiscano per raccogliere più contraddizioni che soluzioni, perché uniscono le persone sulla base della forma e non della sostanza.


Ma in questa storia la responsabilità (e la probabile miopia) dei partiti DS e Margherita e dei loro attuali gruppi dirigenti è, forse, anche più grande. Ricordiamo, per favore, che stiamo eleggendo l'assemblea costituente che deve definire le idee di fondo e lo statuto del nuovo partito. Vorrei ricordare che in fondo questo, e non l'elezione del segretario pro tempore, dovrebbe essere l'obiettivo fondamentale del 14 ottobre.

Dem Party

Vorrei ricordare che dovrebbero essere, i nostri attuali dirigenti, un po' più leggeri e soprattutto meno paurosi: lasciamo aperta davvero la competizione, con tutti gli errori e le incoerenze che ci saranno, lasciamo che la discussione si sviluppi, esprimiamo idee. Visto che stiamo facendo un democratic party, proviamo a imparare davvero qualcosa dai democratici americani, a partire dal normale coraggio dei candidati a presentarsi alle primarie: se Obama considerasse la Clinton come la Finocchiaro o la Bindi o Franceschini considerano Veltroni - un intoccabile e imbattibile - che primarie sarebbero?
                                                           Corrado Truffi
mercoledì, 20 giugno 2007
di Valter Gallo
Veltroni
 
Probabilmente era inevitabile e dovevamo aspettarcelo. L’adesione di Carlo e Francesco alla lista de iMille e l’inevitabile accostamento di Pennarossa a questa iniziativa, ha provocato non pochi malumori in alcuni “compagni”, con alcune fibrillazioni che rischiano addirittura di incrinare amicizie che invece – politica a parte – rappresentano un valore da difendere in ogni caso.

Sono certo che il tempo rasserenerà gli animi, soprattutto quando sarà più chiaro che tutti abbiamo un unico obiettivo: creare un Partito (veramente) Democratico, un “partito nuovo” che abbia il necessario appeal, che possa fare a meno “dei mezzucci e dei Ricucci”, che possa essere una speranza in grado di arginare la crescente ondata di antipolitica e .. viste le dichiarazioni dell’ultima ora, sia guidato da Veltroni, (sulla sua guida, anche Carlo e Francesco non hanno dubbi).

Secondo noi questo obiettivo sarà più facilmente raggiungibile se nel processo costituente entreranno non solo le tradizionali “correnti” di DS e DL, ma anche altre forze e intelligenze che fungano anzi da stimolo e da vera novità. Una sorta di “liberismo politico” che possa determinare una sana concorrenza nel mercato delle idee per il Partito Democratico.

Questo non significa che Pennarossa sia schierata esclusivamente con iMille. Pennarossa è un blog collettivo libero, aperto al confronto, con idee e posizioni anche diversificate, non riconducibile a questo o quello. E’ evidente che Carlo e Francesco terranno aggiornati i nostri frequentatori mano a mano che la loro avventura andrà avanti, ma lo faranno, in modo anche questo ”nuovo”, rispettosi degli spazi e delle altre opinioni (soprattutto la mia!!), comunque senza alcuna impostazione “contro”.

I nostri “contro”, se così si può dire, andranno rigorosamente verso chi vorrà entrare nel PD per portare posizioni anacronistiche, intransigenti, non rispettose dei diritti delle minoranze (la Binetti fra tutte, per fare un esempio concreto), ma mai nei confronti di chi – a fianco a noi – tenderà al vero obiettivo di oggi: spostare l’asse del PD il più possibile a sinistra rispetto al rischio centrista.

Pennarossa ha sempre avuto l’ambizione di essere uno “spazio aperto”, una webtribù dove raccogliere impressioni, lamenti, idee che altrimenti non avrebbero voce. Proviamo tutti insieme a tentare davvero una politica nuova, veramente più aperta.
Proviamo a confrontarci realmente sulle idee, ad ascoltare l’”altro” senza vedere necessariamente “un nemico”.
lunedì, 18 giugno 2007
di Carlo Traina
iMille per un PD
 
Forse ormai lo sapete già: come aveva preannunciato Concita De Gregorio su D di Repubblica il 6 giugno, a Roma si sono riuniti sabato scorso “in seduta carbonara” un gruppo di giovani (più qualche fuori quota come me) che – spinti soprattutto dall’entusiasmo e dall’incoscienza di Ivan Scalfarotto - hanno deciso di fare nascere una lista che concorrerà alle primarie per la costituente del Partito Democratico: iMille (con la “i” rigorosamente minuscola … come iPod, per intenderci).

Otto ore di discussione pressoché ininterrotta, in una calda sala in via delle Vergini (sarà un segnale?), a scambiarci entusiasmi e dubbi, ad avanzare proposte e critiche. Qualcuno ha parlato di “mission impossible”; qualcun altro, nel rispondere al perché “dovevamo farlo”, ha paragonato il PD a due aziende in crisi che hanno bisogno di nuovi investitori.

Su questo sono intervenuto dicendo che probabilmente l’immagine più calzante non era quella di una azienda, ma di una squadra di calcio, che per colpa dei propri dirigenti e calciatori corre il rischio di una retrocessione eterna. E allora noi, più che freddi investitori, possiamo considerarci degli appassionati tifosi che vogliono fare qualcosa per salvare la loro squadra del cuore.

Qui non vi parlo dei “contenuti”, delle “modalità” e delle “regole” che caratterizzeranno la lista de iMille. Alcune cose sono già state anticipate dai blog di Ivan Scalfarotto, di Mario Adinolfi, dal “nostro” Francesco Costa, ai quali, tra i tanti altri, si sono aggiunti i post di Luca Sofri e di Marco Simoni su OneMoreBlog. A breve tutti i dettagli verranno resi noti attraverso la stampa, gli altri organi di informazione e su un blog creato “ad hoc”, e noi avremo modo di tornarci in maniera esaustiva.

Senza dubbio posso però già assicuravi che questa sarà una lista “aperta”, nella quale chiunque potrà chiedere di partecipare (purché ne condivida naturalmente i contenuti) e dove non ci saranno alchimie nella definizione dei candidati. Una lunghissima discussione, vi dicevo. Alla fine l’idea della lista ha ottenuto la stragrande maggioranza dei consensi, anche se si è dovuta rilevare qualche “astensione – standby” illustre e sofferta, tra cui il nostro Valter Gallo che spiegherà direttamente nei commenti la sua posizione.

Io ho deciso per il si ascoltando il cuore e guardando in faccia molti dei miei compagni di avventura. Non sono capace in casi del genere di fare calcoli: se percepisco che lì ci sono le “mie” idee, una possibile risposta alle “mie” frustrazioni, sento che non posso rimandare. Anche perché ho sempre creduto che nei momenti importanti è più colpevole l’omissione, il “non fare” piuttosto che il rischiare. E poi mi sono chiesto come mi sarei sentito se avessi risposto no, e a quel punto non ho avuto più dubbi.

Come ho scritto, ci sarà tempo e modo per analizzare insieme i contenuti di questa lista. Da subito però voglio anticipare le critiche e i malumori che qualcuno avanzerà sulla mia scelta, legati immagino ad alcune “presenze” evidenti tra i promotori non sempre condivise da alcuni frequentatori di Pennarossa. Io ho privilegiato le finalità che si prefiggono iMille: un PD che rappresenti chi oggi rappresentato non è; una politica dove si entri per servizio e se ne esca per regola consueta e pacificamente accettata; che sia realmente “al servizio” dei cittadini e da cui spariscano privilegi e prebende. Non sarà facile, ma non provarci sarebbe un delitto.
                                                                         Kkarl

p.s. C'è bisogno che chi è interessato a ri-fare l'Italia con iMille alle primarie del PD del 14 ottobre, dia subito la sua disponibilità a dare una mano, per ora scrivendo a imille07@gmail.com; prestissimo avremo un blog collettivo dove si discuterà anche di programma, comunicazione, raccolta fondi e di tutto quel che c'è bisogno.
Basta che non si discuta e basta, che qui bisogna fare.
domenica, 17 giugno 2007
Parità, dignità, laicità

Assieme a Ivan Scalfarotto, al suo compagno Federico Lazzarovich, Loveisavirus e Galeardabalda, abbiamo partecipato al Gay Pride.
In attesa delle foto di Kkarl, che più di tante parole potranno dimostrare quanto sia stata una gioiosa e colorata manifestazione, prendiamo in prestito le ragioni espresse magistralmente da Michele Serra sulle ragioni di una convinta partecipazione.

"Se oggi potessi essere a Roma andrei al Gay Pride. E non per solidarietà "da esterno" a una categoria in lotta. Ci andrei perché, da cittadino italiano, riconosco nei diritti degli omosessuali i miei stessi diritti, e nell'isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico.

Ci andrei perché la laicità dello Stato e delle sue leggi mi sta a cuore, in questo momento, più di ogni altra cosa, e ogni piazza che si batta per uno Stato laico è anche la mia piazza. Ci andrei, infine e soprattutto, perché, come tantissimi altri, sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra.

... Ci andrei perché dover sopportare gli eccessi identitari, il surplus folkloristico e le volgarità imbarazzanti di alcuni dei manifestanti è un ben piccolo prezzo di fronte a quello che le stesse persone hanno dovuto pagare alla discriminazione e al silenzio".

A questo link troverete l'articolo che merita d'esser letto per intero, soprattutto da chi fa un uso improprio del termine "libertà", edificandoci su "case" e partiti.