martedì, 29 maggio 2007
1 - Torri di Babele

Babele

Senso di disorientamento, questa è la chiara sensazione che intravedo, più delle altre, in una sintetica lettura del dopo voto amministrativo.
Il risultato elettorale contrario, senza le catastrofiche previsioni berlusconiane, ci lascia lo spazio per una riflessione sugli esiti del voto nel norditalia, includendo anche la disaffezione dell’elettorato, testimoniata da un diffuso calo dei votanti.

Credo che ci sia un serio problema di linguaggi e prospettive, soprattutto al nord, tema che anche Massimo Giannini ha approfondito in questo editoriale su Repubblica. Il senso del ragionamento dell’articolo di Giannini, prendendo spunti dal pensiero di Lakoff, è che ancora manca una precisa “visione del mondo” e un “linguaggio chiaro”, il centrosinistra “parla tanti, troppi linguaggi .. spesso antitetici tra loro”.

Il problema è sentito da chi si è incamminato verso il progetto del Partito Democratico. Le difficoltà di “messa a punto” di un grande “partito nuovo”, di un partito quindi necessariamente pluridentitario, sono state più volte affrontate dai tanti interessati al progetto. Ci vorrà del tempo, chissà un anno o forse più, per far si che l’immagine, la carta d’identità del PD arrivi chiara all’elettorato.

Ci vorrà una grande sintesi sui contenuti e un grande sforzo comunicativo, che sarà facilitato se si farà chiarezza in tempi brevi sulla scelta della leadership in grado di riassumere il tutto, pena la continua Babele
.


2 - Sassi nello stagno

Sassi nello stagno

L’avvicinarsi del 14 ottobre, data fatidica e della verità per il partito democratico, ha messo in moto una frenetica serie di processi ed iniziative, endogene ed esogene ai partiti di riferimento DS e Margherita, miranti a caratterizzarne le regole e l’identità.

Riguardo le “regole del gioco”, ci vorremmo soffermare ancora sul comitato promotore dei 45 “endogeno”, su quello allargato di Luca Sofri “esogeno” e su quello di Roberto Giachetti che è ancora in sospeso a .. “divinis”.

Sul comitato ufficiale non si può che ribadire che è stata una occasione mancata. Poteva essere una opportunità per comunicare novità riguardo le donne, i giovani, la società civile, la rete. Siamo riusciti in un sol colpo a mancarle tutte.

La proposta di Luca Sofri era e rimane, come ha ben capito chi nella rete ci naviga e ne conosce “guru” e regole, un “sasso nello stagno”.
Il “comitato ombra” per il PD proposto da Giachetti, composto da 20 persone, tutte di età non superiore ai 40 anni, 10 uomini e 10 donne, può essere un'altra occasione per sperimentare delle novità.
Nell’ottica di apertura della tribù seguiremo con attenzione anche questa iniziativa.
 

                                                               Valter Gallo
venerdì, 25 maggio 2007
Montezemolo

Non ci bastava Grillo. Non ci bastava la catena di Sant'Antonio che arriva puntualmente via mail, denunciando aumenti di stipendio dei parlamentari votati all'unanimità. Non ci bastava la destra, che denuncia i guadagni dei "professionisti della politica" mentre ha come leader i "professionisti della truffa". Non ci bastava Berlusconi, che fra Milan e TV cavalca l'ondata populista del successo e la converte in voti. Ora ci si mette anche Montezemolo, che da bravo velista ha fiutato il vento giusto e si è messo in scia come fosse una Ferrari in fondo al rettilineo.

La prima reazione che ho avuto, al suo discorso, è stata di sdegno. Sdegno per il pulpito da cui veniva la predica, perché le nefandezze, la corruzione e i soldi bruciati dai "grandi manager" (soprattutto con le loro sostanziose buonuscite) non son certo da meno dei guai della classe politica, che in una democrazia "rappresentativa" non fa che rappresentare, anche nel male, il Paese. Sdegno per il discorso populista rivolto a una platea che dovrebbe occuparsi di economia, e questo non lascia presagire niente di buono, e anzi mi ricorda sempre più le cose studiate sull'avvento del fascismo. Sdegno perché dopo una "discesa in campo" ora non voglio di certo una "discesa in pista". Poi però mi fermo e, contenuto lo sdegno, rifletto che, anche se nessuno issa le vele per sfruttarlo, il vento c'è comunque.

In Italia questo vento ha iniziato a soffiare con la "caduta del muro" quando, crollate le grandi ideologie, si son svuotati di senso i partiti. La forza del soffio è aumentata poi con tangentopoli e ha avvantaggiato chi si è saputo proporre come "homo novus", pur facendo parte dello stesso vecchio sistema. Ci si è riempiti la bocca di "vento di cambiamento", a destra come a sinistra, ma nessuno l'ha visto realmente soffiare. I governi si son succeduti ma le logiche del potere son rimaste le stesse, ancorando la nave Italia al fondo e impedendole di salpare. Ricordate lo sfogo dantesco? "Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta".

Oggi la situazione sembra invertita: ci son troppi nocchieri, di cui nessuno capace, che si contendono il timone, ma nessuno vuole lasciare il porto per affrontare davvero le difficoltà del mare. E la gente, questo, lo vede. Vede una vicina Francia con Sárközy, leader di destra, che ha già messo in piedi un governo giovane e snello, solo 15 ministri di cui 7 donne. Vede il nostro stanco teatrino e i suoi vecchi attori che mirano a tirare avanti, magari anche inconsciamente, senza avere un progetto di lungo periodo per il Paese. Vede che mancano i giovani, e soprattutto che mancano le idee.

Ma il paradosso è che in questo spirito qualunquista avanzante, in questo "è tutto uno schifo", le idee finiscono col mancare anche alla base. Il disinteresse avanza, ognuno si limita a guardare al proprio orticello. I media dettano l'agenda politica con due soli argomenti, che vengono ripetuti dai discorsi nei bar e sui bus: da una parte un bisogno indotto di sicurezza, paradossale in un mondo sempre più sicuro e controllato, dall'altra il sempriterno problema del portafoglio e le promessa di meno tasse.

Sul primo discorso abbiam già discusso nel post precedente, dunque mi soffermerò sul secondo, con una provocazione: rimettiamo gli ideali in campo, e smettiamola di ridurre tutto al giochino delle tasse. Facciamo un progetto serio per il paese, e mettiamolo in pratica. Prendiamoci il coraggio di dire "non ti abbasso le tasse, ma con le tue tasse ti offro questi servizi e ti rimetto in moto il paese". Smettiamo di inseguire la destra nei suoi discorsi, di sfruttare il loro populista "vento del malcontento" per tirare a campare.

Torben Grael, tattico di Luna Rossa, ci ha fatto prendere dei grossi rischi contro Oracle, rifiutando la marcatura stretta tipica del Match Race per prendere rotte totalmente diverse da quelle dell'avversario, ma alla fine la vittoria è stata sua. Non possiamo abbandonare pure noi la marcatura al lento barcone della vecchia politica, "virare" decisamente a sinistra e cercare davvero quel "vento di cambiamento" di cui tanto si parla?

                                                                     Davide Andriolo
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giovedì, 24 maggio 2007
Non ci sentono

Per le ragioni espresse da Massimo D'Alema sulla crisi della politica, rilanciate e approfondite da Ezio Mauro in un editoriale su Repubblica, come non criticare la forma, il metodo, i 45 membri, del comitato promotore del Partito Democratico?

Ma non era proprio possibile, partendo dal comitato, dare un segnale credibile, da vero "partito nuovo", inserendo una quota paritaria di donne e qualche meritevole under 40? 
Possibile che non riescano proprio a sentire quello che tutti, da ogni angolo del Paese, gli chiedono a gran voce?
 

Rilanciamo questo comunicato, già pubblicato anche da Luca Sofri, e firmato da Mario Adinolfi, Giuseppe Civati, Carlo Fayer, Maria Grazia Mattei, Marta Meo, Marella Reitani, Ivan Scalfarotto, Sandra Savaglio, Marco Simoni, a cui aggiungiamo idealmente la nostra firma.



Il Comitato dei vecchi saggi

Secondo il coordinatore Migliavacca nel battesimo del comitato dei 45 "è da leggersi come un segnale di apertura l'allargamento ad altri movimenti politici che vanno oltre Ds e Dl, dalla Sbarbati a Del Turco a Follini". Viene da ridere se non ci fosse da mettersi in preoccupata attesa di cos'altro ci potrà regalare questo processo oligarchico che rischia di affossare il Partito democratico prima che nasca.

Mentre in Francia si fanno i governi con quindici ministri, da noi non si riesce neanche a fare un comitato di trenta, i posti lievitano a quarantacinque e tra questi non trova spazio neanche un under 40: venticinque milioni di italiani sono così totalmente privi di rappresentanza nel nascituro Partito Democratico.

Questo avviene mentre da giorni tutti i politici di primo piano si sperticano in analisi sulla sfiducia che serpeggia nei confronti della politica e sui possibili rimedi. Volendo credere alla buona volontà di tutti, ed essendo convinti che la fondazione del nuovo partito sia una occasione per una nuova generazione di entrare nella vita politica italiana, interpretiamo questo organismo come una consulta di vecchi saggi che garantiranno la democraticità e la trasparenza del processo elettorale per la costituente del PD.

Siamo intenzionati a dare il nostro contributo, per la nostra e per le successive generazioni, ad una politica diversa, meno distante, in grado di operare davvero un cambiamento dell'eterna Italia dei Gattopardi.
Per questo accettiamo che un comitato di saggi garantisca la trasparenza, e promettiamo di mobilitare tutte le forze che sapremo per controllare la democraticità del processo, e per portare anche l'altra metà dell'Italia - quella per il momento esclusa – a contare e a decidere dentro il nuovo partito.

lunedì, 21 maggio 2007
Sceriffi
(elaborazione su disegno di Claudio Villa)

Alcuni giorni fa lo sfogo di un lettore di Repubblica ha riaperto il dibattito sulla posizione della sinistra di fronte alla legalità. Un tema portato alla luce già da alcuni anni per merito di Cofferati, per questo etichettato da molti come “lo sceriffo”.

Al lettore – che si confessava “di sinistra” - ha risposto in maniera approfondita il sindaco Veltroni, insistendo soprattutto su due concetti: il primo è che “la legalità non è di destra né di sinistra, ma è un diritto che non ha, e non deve avere, colore politico”; il secondo è che “non dobbiamo cadere nelle generalizzazioni”.

Storicamente, tra le differenti “scuole di pensiero”, la sinistra ha sempre posto l’attenzione più sulle cause che determinano la criminalità
(o microcriminalità), che non sul desiderio, sulla strumento della punizione e della repressione da infliggere a chi “liberamente” decide di delinquere. Questa posizione è stata interpretata da molti come una sorta di indulgenza o di lassismo.

Noi crediamo che abbiano ragione sia Veltroni che Cofferati: occorre garantire la legalità senza generalizzare (ad es.: tutti i Rom, tutti gli extracomunitari sono delinquenti) e soprattutto intensificando gli interventi sia dal punto di vista sociale e di integrazione, sia nella modifica del sistema penale.

Si è criticato molto l’indulto e amplificato al massimo ogni reato commesso da chi ne aveva usufruito. Pochi sanno però che la percentuale di recidività nei detenuti è del 68% per coloro che percorrono integralmente l’iter tradizionale della pena e del 19% per i detenuti ammessi invece a misure alternative alla detenzione.
Solo (si fa per dire) il 12% dei detenuti che hanno usufruito dell’indulto hanno commesso di nuovo dei reati.

Questo per dire che non è con l’inasprimento della pena o con il carcere che si ottiene la diminuzione dei reati. Anzi!
Come intervenire quindi conciliando la necessità di mettere insieme la garanzia di sicurezza per i cittadini e la storica, e secondo noi “irrinunciabile”, tradizione della sinistra a favore della solidarietà e di rifiuto della repressione indiscriminata?

Puntando innanzi tutto sugli interventi di politica sociale e di aiuto per chi è maggiormente portato al reato; intensificando il controllo sul territorio in maniera ferma ma non repressiva; rivedendo il tradizionale (e abbiamo visto controproducente) concetto di pena, aumentando il ricorso a quelle alternative e realmente rieducative.

Contemporaneamente però occorrerebbe dare nuovo vigore al criterio del “doppio binario” che prevede, a fianco all’atteggiamento sopra indicato,  estrema fermezza per i soggetti che ostentano una continua volontà a delinquere nonostante gli interventi in loro favore da parte dello Stato. Questo, probabilmente, riuscirebbe a tranquillizzare anche Beppe Grillo ed arginare il senso crescente di allarme sociale.

Nel campo della giustizia e della sicurezza  il Governo Prodi (in verità con poca pubblicità e un po’ troppa timidezza) qualcosa ha fatto, specialmente con la predisposizione da parte di Giuliano Pisapia delle “linee guida per la riforma del codice penale” che danno più spazio alle pene alternative, oppure con la revisione della legge Bossi-Fini operata da Amato-Ferrero.

Sempre sul piano della sicurezza occorrerà poi verificare la reale valenza dei recenti “patti per la sicurezza”, soprattutto per la scelta di soluzioni che – a parte i nomi beneaugurati (vedi ad esempio i “Villaggi della solidarietà” di Roma dove concentrare le migliaia di Rom attualmente accampate in 23 campi sparsi per la città) – dovranno fare i conti con una realtà oggettivamente esplosiva.

Fatte queste premesse, è possibile concretamente conciliare legalità e solidarietà? Può uno sceriffo fare rispettare le leggi ma rimanere ugualmente “di sinistra”?

postato da: redpen2006 alle ore 12:32 | Permalink | commenti (38)
categoria:italia, sinistra, diritti, dibattiti, intolleranza, legalità, rom , sceriffi
giovedì, 17 maggio 2007
Primo compleanno


E' stato concepito durante una delle notti più lunghe e controverse della storia repubblicana. Una volta nato, sembrava dovesse durare non più di qualche mese. Nonostante questo, oggi siamo qui a "celebrare" il primo compleanno del governo Prodi.

Passaggi di questo tipo sono sempre accompagnati da bilanci più o meno imparziali o interessati, da statistiche più o meno rigorose o credibili: pur nella consapevolezza della fisiologica imprecisione di questi bilanci, è comunque utile approfittare della ricorrenza per un “punto della situazione”. La tribù ha immaginato quindi di poggiare sui piatti di una ipotetica bilancia alcuni sassolini: da una parte le cose che ci sono piaciute di più, dall'altra quelle che ci sono piaciute meno (unitevi anche voi al giochino nei commenti, se ne avete voglia).

Il piatto "negativo" è molto affollato, a cominciare dal numero mai così elevato di ministri e sottosegretari e dalla scarsa rappresentanza femminile, per continuare con la pessima gestione comunicativa di interventi impopolari ma necessari (vedi l'indulto, o la pesante legge finanziaria), una evitabilissima crisi di governo, l'eccessiva e irritante incertezza sui temi etici e sui diritti delle minoranze, il protagonismo di diversi ministri, i continui ricatti degli estremisti di centro e di quelli di sinistra (molto più i primi che i secondi, onestamente).

Sul piatto "positivo", invece, non possiamo non ricordarci del risanamento pressoché completo dei conti dello Stato, della prima seria lotta all'evasione fiscale condotta in questo Paese (con risultati superlativi, vedi alla voce "tesoretto"), di un paese finalmente in crescita e fuori dalla stagnazione, del fondamentale intervento per la pace in Libano, della moratoria universale sulla pena di morte in dirittura d'arrivo (incrociamo le dita), delle liberalizzazioni e le misure a difesa dei consumatori, del ritiro dall'Iraq, della cancellazione di quella barbarie che è la legge Bossi-Fini. Ci piacerebbe ascrivere alla lista delle cose positive anche il ddl Gentiloni sul conflitto di interesse, ma ci tocca invece commentare l'ennesimo veto di un micropartito che non si fa alcun problema a tradire il programma firmato davanti agli elettori.

Questo è quel che è stato fatto finora. Sappiamo che tantissimi errori sono stati fatti dal 10 Aprile 2006 ad oggi, sappiamo che la risicata maggioranza al Senato ha costretto il centrosinistra ad una gestione anomala e costantemente rischiosa dei disegni di legge e dei lavori parlamentari. Sappiamo che la fase iniziale della legislatura è la fase migliore per varare riforme delicate e potenzialmente impopolari, sappiamo che l'operato di un governo si valuta al termine della legislatura, e che oggi non siamo che ad un quinto del cammino.

Alla luce di tutto questo, riteniamo che nella bilancia del governo Prodi oggi il piatto "positivo" pesi più di quello "negativo". Sia chiaro, però: questo non vuol dire né indulgenza, né fiducia incondizionata. Siamo in una fase cruciale della legislatura, e le giustificazioni, i "ma" e i "se" lasciano il tempo che trovano: contano i fatti, conta il rispetto degli impegni scritti nero su bianco alla vigilia delle elezioni.
Da elettori prima ancora che da militanti, non ci aspettiamo nulla di meno che la pedissequa esecuzione del programma sulla base del quale l'Unione ha ricevuto i voti che l'hanno portata al governo.

                                                                    Francesco Costa  
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mercoledì, 16 maggio 2007
Bussola

Ho sempre cercato di conquistare le mie (incerte) sicurezze attraverso l’elaborazione di dubbi. Nel caso dell’ultimo post il mio primo dubbio era questo: potevano i “nostri” trovare il modo di fare sentire la loro presenza, la loro voce, in questo momento in cui i conservatori (anche del centrosinistra) e le gerarchie ecclesiastiche stanno sferrando la Grande Offensiva?

Un attacco deciso non a caso in un momento particolarmente delicato per il “popolo della sinistra”: alle prese con scissioni e abbandoni, con i timori per le nuove “convivenze” che si annunciano difficili, frastornato dalle dichiarazioni di Rutelli, in continua attesa di un segno d’orgoglio (laico) che tarda ad arrivare.

Ecco, l’immagine che ho avuto domenica 12 (anche osservando la folla a San Giovanni) è stata quella di un mare solcato dalle splendide navi da crociera degli “anti-DiCo”, mentre lontano, sperduta e in balia di un mare in tempesta, cercava di tenersi a galla la nostra scialuppa di naufraghi senza bussola.

Sulle “Piazze” ho già scritto: non era opportuno contrapporle. Ma un segnale, una campagna di manifesti, una pagina sui quotidiani, una dichiarazione “forte”, qualunque cosa poteva forse essere concessa a chi vedeva umiliata la sua laicità dal proclama di Mastella. E invece si è preferito il profilo della “neutralità” che anche Gianni Cuperlo ha indicato come “linea” che in questo momento “non possiamo permetterci”.

Queste le sensazioni, che ho riversato di getto in un post scritto più con l’impeto che con la testa. Fra i tanti che hanno commentato, probabilmente ha ragione chi ricorda che la risposta più giusta e concreta può darla il Governo facendo approvare (almeno e come primissimo passo) i DiCo. In questo senso qualche timidissimo scatto di orgoglio laico si può cominciare a vedere nell’intervento di Fassino al Consiglio nazionale del partito e nell’intervista di Anna Finocchiaro su Repubblica. E’ poco, pochissimo, ma voglio credere che sia l’inizio di una nuova fase.

L’altro dubbio, quello poi più importante sintetizzato nell’interrogativo “Ho sbagliato partito?”, in realtà non era dovuto alla paura di essermi orientato verso una meta sbagliata, ma soprattutto ad una sensazione spiacevole, ad un disagio improvvisamente percepito. Come quando si arriva in un luogo, sicuri di essere all’indirizzo esatto, e le persone che stanno già lì ti guardano strano, facendoti venire il dubbio (appunto) di avere equivocato il numero civico.

Poi però riconosci tra la gente persone amiche che ti ispirano fiducia, e hai la conferma che quello è il posto giusto dove tu “devi stare”. Spero che abbiate letto il bellissimo post di Ivan Scalfarotto del quale voglio riproporvi l’ultimo periodo:

".. Insomma, io non credo proprio di aver sbagliato partito, caro Kkarl, e secondo me non lo hai sbagliato nemmeno tu. Se in un partito la dirigenza sbaglia è la dirigenza che va cambiata, non certamente il partito. Ma per poter cambiare la dirigenza di un partito bisogna creare un’alternativa valida, e per creare un’alternativa valida bisogna esserci."

Ebbene, fino a quando ci saranno persone come Ivan, Barbara, Ivana (e tanti altri che non cito per brevità) a credere nel "mio" Partito Democratico, io rimarrò al loro fianco.

                                                                                          Kkarl