sabato, 28 aprile 2007
Families Night

“I Bloggers ancora una volta uniti in difesa dei diritti
delle minoranze e della laicità dello Stato”.


Accendi, con una candela, la speranza di veder
riconosciuti i diritti di tutte le famiglie,
di tutte le forme di amore.


Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente come risposta alla proposta governativa dei Dico, che vuole promuovere un unico modello di famiglia: quello descritto nel manifesto della CEI.

Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie  non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.


Noi crediamo che anche a queste altre famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.

Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Night”.


La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti sull'iniziativa li troverete cliccando nel bannerino del blog:

Partecipate e spargete la voce tra i vostri amici.

 

giovedì, 26 aprile 2007

Referendum

Non sarà la panacea per l’ingovernabilità cronica del nostro Paese, ha sicuramente dei limiti e dovrebbe essere supportato da primarie rigorose, ma è l’unica iniziativa in campo che può accelerare il processo per superare l’attuale legge elettorale (a questo link trovate tutte le informazioni).

Noi abbiamo aderito, per il semplice fatto che non crediamo che la ventina di partiti presenti in parlamento possano trovare una soluzione migliore. Sarebbe per loro come la storiella di Bertoldo condannato all'impiccagione. L’astuto Bertoldo, ottenuta la grazia di scegliersi da solo l'albero, non riesce a trovarne uno adatto al suo collo.

Voi che ne pensate?

domenica, 22 aprile 2007

Dean e Scalfarotto


Howard Dean, grazie al web, dal piccolo e progressista stato del Vermont è arrivato alla presidenza del partito democratico americano, sfiorando la nomination democratica (persa alle primarie nello scontro con Kerry). Dean è stato il primo democratico USA ad intervenire in un congresso DS scaldando la platea con le sue idee sulla democrazia partecipata.

Ivan Scalfarotto, grazie al web, e alla sua indubbia capacità di fare rete, dopo la partecipazione alle primarie de l’Unione, è stato coinvolto nell’avventura della costruzione italiana del PD e citato nel congresso DS da Fassino come esempio per il “partito nuovo”.

I bloggers che si sono ritrovati sabato a Firenze, oltre a noi Laura, Stefano, Barbara, Marta, avvisati della presenza di Dean da blogmog e QdR, con la semplicità dei rapporti costruiti in rete, senza nessuna autoreferenzialità, hanno creato le condizioni per l’incontro che abbiamo immortalato con questa foto, rilanciata dai blog di Scalfarotto e di OneMoreBlog.

Fin quando ci saranno i mezzi (e saranno sfruttati), fin quando la politica avrà la capacità di mettere in relazione le persone, per ascoltare, discutere, organizzare l’azione politica, si può confidare, come ha scritto Veltroni nella introduzione al libro di Barack Obama “L’audacia della speranza”, nella … “capacità di accendere la speranza, di scaldare i cuori e di far sognare; di cercare, in un Paese che appare stanco delle lotte ideologiche combattute con i toni aspri, ciò che unisce e non ciò che divide”.

domenica, 22 aprile 2007
Un partito grande così

Fassino


Pensatela come volete, votate chi vi pare, ma in questi giorni in Italia s’è fatta una rivoluzione. Il PD costringerà anche gli altri partiti ad unirsi e, per la governabilità di questo paese, non è poco.

postato da: valtergallo alle ore 00:14 | Permalink | commenti (29)
categoria:italia, politica, margherita, sinistra, partiti, congressi, partito democratico, ds
giovedì, 19 aprile 2007
La ''terza area''?

Terza area?


Mentre Ds e Margherita sono in congresso, non mancano nel centrosinistra le voci critiche non tanto sul merito, quanto sul metodo dell'operazione-Pd. L'accusa che si fa a i due maggiori partiti del centrosinistra è quella di avere monopolizzato le tappe fin qui percorse, tenendo fuori dall'operazione il resto dell'universo-mondo interessato all'operazione e realizzando così una "fusione fredda" le cui prospettive elettorali non si discosterebbero dai deludenti sondaggi dei giorni scorsi.

Sostenendo tale tesi, Mario Adinolfi (giornalista e blogger, coordinatore di Generazione U), Roberto Manzione (senatore Dl), Nello Formisano (senatore Idv) convocano per ieri una "assemblea degli esclusi", un incontro "verso la Costituente dei Cittadini per il Partito Democratico". Sugli obiettivi dell'iniziativa, lo stesso Mario è chiaro: "Mercoledì nasce la Terza Area. Ci sono i Ds, c'è la Margherita e poi ci siamo noi. Con una novità: da noi non è tutto apparecchiato, come ai congressi dei due partiti".

Conoscendo bene Mario Adinolfi e i temi che stanno a cuore a Generazione U (ricambio generazionale, democrazia diretta, lotta al digital divide), e reputando meritorie tutte quelle iniziative che, in una fase politica così delicata, vogliono aprire le porte della partecipazione politica ai cittadini, io e Valter Gallo decidiamo di andare in piazza Montecitorio a dare un'occhiata.

Incrociamo subito Mario, e la prima cosa che inevitabilmente ci tocca commentare è che - nonostante il suo "senza bandiere, senza simboli" - l'area davanti la sala convegni è colma di bandiere dell'Italia dei Valori. Sono le uniche bandiere presenti e stonano un po', ma sappiamo bene - sia noi che Mario - che quando si organizza questo tipo di iniziative il rischio che il ministro di turno si porti la claque (o che la claque preceda il ministro di turno) è un rischio calcolato.

Entriamo nella sala e prendiamo posto pochi minuti prima dell'arrivo di Antonio Di Pietro, accolto dagli applausi della claque di cui sopra. Il ministro non fa in tempo ad entrare che esclama: "Che c'azzeccano tutte 'ste bandiere? Siamo qui per il Partito Democratico".
Le bandiere vengono frettolosamente arrotolate, e il senatore Manzione dà inizio ai lavori, salutando uno per uno gli oltre trenta parlamentari presenti (tra l'altro, in sala, l'età media non è proprio confortante).

Tra un Salvi che non si capisce bene cosa ci faccia lì, e invita a ridurre gli sprechi e i costi della politica, e un Formisano che si perde in uno sperticato (e forse un po' peloso) elogio del popolo delle primarie, prende la parola il buon Mario, proclamando nuovamente l'assemblea come "terza area" e rilanciando un tema a noi molto caro, quello della questione generazionale.

Tocca poi a Willer Bordon, sul quale mi soffermo un attimo in più. Durante un passaggio del suo discorso, prima di paventare nuovamente scissioni in Senato (dove, è noto, l'Unione ha proprio bisogno di un nuovo gruppo parlamentare) il senatore Dl sostiene candidamente, perorando la causa del ricambio generazionale: "Io ho 58 anni. In un altro paese sarei già in pensione, in Italia faccio ancora il parlamentare". Faccio un appello a Bordon, allora: ci dica quale è il nome di colui o colei che, dopo averlo fatto militare in sette diversi partiti, lo costringe a candidarsi ancora. Almeno sapremo con chi prendercela. Successivamente, Di Pietro sbotta contro "una scatola cinese fatta da altri" (?) e quando se ne va, la sala si svuota.

Me ne vado a casa poco convinto, e stamani la lettura dei giornali conferma i dubbi. Il Corriere della Sera dedica all'iniziativa un trafiletto a pagina 12, parla di "contro-congresso architettato da Bordon" e del "blogger Mario Adinolfi, che di Bordon è un po' lo stratega della comunicazione". L'Unità dedica all'iniziativa buona parte di pagina 9, titola "Arrivano i Volenterosi dell'Ulivo" ma - nell'articolo - parla di "una terza gamba dal sapore decisamente dipietrista" e di "nuovismo, ulivismo movimentista, una certa carica di antipolitica". Il Riformista, che pure negli ultimi tempi non parla altro che di Pd, non dice nulla sull'iniziativa, se non - parlando del congresso Dl - riferirendosi a Bordon come "in fuga verso il dipietrismo".

Ora, concludendo, chiamiamola come volete, ma non esistono dubbi sul fatto che questa sia una "terza area", nel cammino verso il Partito Democratico. Ma di quale area si tratta? Si tratta di giovani freschi e innovatori come i ragazzi di Generazione U, o si tratta di pezzi di oligarchia che vogliono partecipare alla spartizione? Si tratta di quegli under 40 come Mario Adinolfi che giustamente chiedono spazi e attenzione, o si tratta di tanti over 40 che cercano di posizionarsi per non perdere la poltrona? Si tratta di società civile, di cittadini che chiedono di partecipare ai processi decisionali, o si tratta di parlamentari che, tra il populismo e l'anti-politica, si tengono a fianco qualcuno a cui dire "tu fai la società civile"? Si tratta del nuovo che avanza, o si tratta – più amaramente – di quel che è avanzato?

Francesco Costa

domenica, 15 aprile 2007
La sottile linea di Pennarossa

La linea


Per il Partito Democratico siamo oramai in sala parto e come ogni travaglio che si rispetti non mancano i segnali di nervosismo da parte degli interessati al “nascituro”. Sembra di vedere un orda di parenti e amici pronti a sgomitare per vedere arrivare il sospirato bebé e comunicare al mondo il grado di parentela.

Tra pochi giorni i congressi conclusivi dei DS e della Margherita sanciranno ufficialmente la nascita del “partito nuovo”, attraverso una road map che – ad ottobre, con il metodo delle primarie – dovrebbe approdare al momento più qualificante del PD, e cioè alla fase costituente. Nella blogosfera si incrociano opinioni ed iniziative differenti, in un dibattito che ripropone, molto spesso, gli stessi toni accesi rilevabili quotidianamente nello scontro politico.

Fra i molti protagonisti di questa discussione, noi di Pennarossa ne stiamo seguendo con particolare interesse tre con i quali, grazie alle nostre iniziative, abbiamo avuto occasione di confrontarci. Tre politici (e blogger) che – con modalità diverse – stanno tenendo alta l’attenzione sul percorso che sta portando alla costituzione del Partito Democratico. Ci riferiamo a Ivan Scalfarotto, a Mario Adinolfi ed a Roberto Giachetti.

Ivan ha fatto molto parlare (e scrivere) ultimamente a causa della sua adesione – per molti inaspettata – ai DS. Noi, che abbiamo avuto la possibilità di conoscerlo da vicino e di verificarne l’attitudine a fare rete, abbiamo apprezzato la sua scelta di incidere “da dentro” un partito.
Molti invece hanno criticato questa decisione accusandolo di essersi “svenduto” a Fassino.

Tra questi, uno dei più duri è stato Mario Adinolfi, da sempre fautore di una linea "contundente" verso le leadership dei partiti. Lui è così per carattere (e per linea politica) e ci saremmo stupiti se non avesse detto con schiettezza a Scalfarotto quello che pensa (a nostro avviso esagerando). Mario si muove diversamente, e per il 18 aprile ha organizzato assieme ad altri un incontro con lo slogan: “Il cuore oltre l’ostacolo, verso la costituente dei cittadini per il Partito Democratico”.

Poi c’è Roberto Giachetti, deputato della Margherita, che dal 10 marzo sta attuando l’iniziativa nonviolenta di un digiuno, per chiedere che venga ufficialmente fissata la data della costituente per il Partito Democratico. Una “battaglia”, derivante senza dubbio dalle origini radicali di Roberto, che si è allargata attraverso una staffetta portando numerose altre persone a digiunare simbolicamente, per tre giorni, insieme a lui. Tre persone, tre blogger, tre modi di essere coinvolti nella realizzazione del Partito Democratico, secondo la propria indole ed il proprio modo di interpretare la necessaria “politica nuova”.

Noi di Pennarossa, partecipando al dibattito in corso, abbiamo sentito il bisogno di chiarire, innanzitutto con gli amici della tribù e di seguito con qualsiasi referente politico, una linea comportamentale. Siamo convinti che in questa fase ogni iniziativa, tendente ad arricchire il progetto attraverso la partecipazione e la trasparenza, sia meritoria, debba essere osservata con attenzione senza pregiudizi, possibilmente sostenuta.
Così come ogni approccio invece, in cui prevalga il personalismo, il distinguo, in cui si getti discredito sulle iniziative altrui, in cui si sgomiti eccessivamente per avere l’attenzione dei media, vada criticato in quanto non può fare certo il bene del “partito nuovo”.

Per questo abbiamo segnalato le iniziative e le idee di Ivan Scalfarotto, di Mario Adinolfi, di Roberto Giachetti e continueremo a farlo con chiunque si muova nella direzione sopraccitata. Per questo, dalla mezzanotte del 13, abbiamo aderito – con Valter Gallo – alla staffetta di digiuno promossa da Roberto Giachetti. Siamo convinti che, pur con metodi diversi, tutti tendano allo stesso obiettivo: cambiare soprattutto il modo di fare politica. Questo sarà più facile ottenerlo interagendo, facendo rete, unendo con generosità e maturità idee e forze.

Chi riuscirà a farlo con continuità, superando steccati e settarismi, avrà garantita l’amicizia e il sostegno della nostra piccola tribù.