
Un anno fa, in uno dei nostri primi post, per cercare di analizzare il linguaggio dei giovani, parlammo del caso letterario Moccia e fotografammo i primi lucchetti che gli innamorati avevano messo a Ponte Milvio a Roma per emulare i personaggi di “Ho voglia di Te”.
Da allora, il terzo lampione di Ponte Milvio è stato oggetto di un vero e proprio pellegrinaggio da parte di giovani innamorati, fino a riempirlo completamente di catene e lucchetti. Il ponte, che prima era visitato da nessuno, è diventato in breve tempo un’attrazione per i turisti di tutto il mondo ed anche il video di una famosa canzone di Tiziano Ferro.
Tutto bello e romantico, se non fosse che i rappresentanti dell’Ulivo del XX Municipio di Roma (nel cui territorio si trova Ponte Milvio) propongono di eliminare i lucchetti dal lampione per problemi di “decoro urbano”.
Le proposte di soluzione sono diverse: da quella del coordinatore romano della Margherita, Roberto Giachetti, che propone di togliere una volta al mese i lucchetti e donare il ricavato dalla vendita dell’ottone alla Croce Rossa, ad altre che suggeriscono di creare strutture ad hoc per i lucchetti in una zona vicina al ponte. I Consiglieri di AN e di tutta la destra in genere sono però insorti accusando la sinistra di essere “contro gli innamorati”.
Da una banale disputa sul concetto di “decoro urbano” si è passati in breve ad una guerra ideologica: “l’amore è di destra o di sinistra?”
E visto che si parla di sinistra, le ultime vicende hanno riproposto (anche nei commenti sul nostro blog) antichi interrogativi: “chi è di sinistra e chi no?” “Cosa può definirsi di sinistra?”
Adriano Sofri, in un suo fondo su Repubblica dal titolo: “Le due sinistre ed il duello mai finito” fa una serie di considerazioni: “E’ difficile chiamare sinistra lo scambio fra l’amore per la pace e l’omissione di soccorso ai perseguitati, o l’unitalitarismo del disarmo che sgombera il passo all’unitalitarismo della guerra”, e ancora: “il massimalismo dei partitini di estrema sinistra è un distintivo senza conseguenze, che serve a segnare un territorio, e ha poco a che fare con la pratica sociale”. Ma aggiunge anche che “l’ala riformista della coalizione è a sua volta inadempiente e tira a campare”.
Quella della “paternità” della sinistra è in fondo un conflitto che dura da oltre un secolo e che si ripropone di volta in volta a seconda degli scenari.
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