martedì, 27 febbraio 2007
L'amore e' di destra o di sinistra?

Ponte Milvio

Un anno fa, in uno dei nostri primi post, per cercare di analizzare il linguaggio dei giovani, parlammo del caso letterario Moccia e fotografammo i primi lucchetti che gli innamorati avevano messo a Ponte Milvio a Roma per emulare i personaggi di “Ho voglia di Te”.

Da allora, il terzo lampione di Ponte Milvio è stato oggetto di un vero e proprio pellegrinaggio da parte di giovani innamorati, fino a riempirlo completamente di catene e lucchetti. Il ponte, che prima era visitato da nessuno, è diventato in breve tempo un’attrazione per i turisti di tutto il mondo ed anche il video di una famosa canzone di Tiziano Ferro.

Tutto bello e romantico, se non fosse che i rappresentanti dell’Ulivo del XX Municipio di Roma (nel cui territorio si trova Ponte Milvio) propongono di eliminare i lucchetti dal lampione per problemi di “decoro urbano”.
Le proposte di soluzione sono diverse: da quella del coordinatore romano della Margherita, Roberto Giachetti, che propone di togliere una volta al mese i lucchetti e donare il ricavato dalla vendita dell’ottone alla Croce Rossa, ad altre che suggeriscono di creare strutture ad hoc per i lucchetti in una zona vicina al ponte. I Consiglieri di AN e di tutta la destra in genere sono però insorti accusando la sinistra di essere “contro gli innamorati”.

Da una banale disputa sul concetto di “decoro urbano” si è passati in breve ad una guerra ideologica: “l’amore è di destra o di sinistra?”

E visto che si parla di sinistra, le ultime vicende hanno riproposto (anche nei commenti sul nostro blog) antichi interrogativi: “chi è di sinistra e chi no?” “Cosa può definirsi di sinistra?”

Adriano Sofri, in un suo fondo su Repubblica dal titolo: “Le due sinistre ed il duello mai finito” fa una serie di considerazioni: “E’ difficile chiamare sinistra lo scambio fra l’amore per la pace e l’omissione di soccorso ai perseguitati, o l’unitalitarismo del disarmo che sgombera il passo all’unitalitarismo della guerra”, e ancora: “il massimalismo dei partitini di estrema sinistra è un distintivo senza conseguenze, che serve a segnare un territorio, e ha poco a che fare con la pratica sociale”. Ma aggiunge anche che “l’ala riformista della coalizione è a sua volta inadempiente e tira a campare”.

Quella della “paternità” della sinistra è in fondo un conflitto che dura da oltre un secolo e che si ripropone di volta in volta a seconda degli scenari.

In definitiva voi … i lucchetti a Ponte Milvio li lascereste o no?
postato da: redpen2006 alle ore 20:14 | Permalink | commenti (64)
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domenica, 25 febbraio 2007
Sorpresa!!

Kinder Follini

“Non ci sono alternative”. La sintesi delle motivazioni del Presidente Napolitano sono tutte in questa frase. I giorni trascorsi dal voto contrario di mercoledì hanno visto tutti impegnati sotto un duplice fronte: programmatico e strategico. Con i dodici punti “non negoziabili” Prodi ha indicato le priorità chiedendo ai leader della coalizione un appoggio incondizionato e assumendosi la responsabilità di scelta in caso di contrasto.

Contemporaneamente si cercavano i numeri (leggi: senatori) per tentare di dare maggiore tranquillità alla maggioranza. La “campagna acquisti” continua, soprattutto quella sotterranea, e nelle ultime ora si parla di un “senatore fantasma” del centrodestra pronto al grande salto. Ma è indubbio che l’acquisizione più importante è quella di Follini. Un solo senatore, che però rappresenta la vera “novità” della nuova/vecchia maggioranza.

E’ più che probabile che alcuni dei dodici punti Prodi li abbia stilati proprio pensando a Follini e a qualche altro senatore di centro, come ad esempio il “rilancio delle politiche a sostegno della famiglia …”, “l’attenzione permanente e l’impegno concreto a favore del Mezzogiorno …”, “l’attuazione del piano infrastrutturale e in particolare ai corridoi europei (compresa la Torino-Lione)”. Alla fine cosa è realmente cambiato? Quali reali prospettive ha questa maggioranza di “reggere” ad altri esami importanti che vedono i partiti dell’Unione su posizioni non proprio vicine?

Certamente con l’appoggio di Follini c’è uno spostamento al centro che accentuerà l’insoddisfazione della sinistra radicale. Oggi Giordano & C. stanno dando grande prova di responsabilità, ma occorrerà pure che Prodi conceda qualcosa a sinistra e soprattutto non dia troppo l’impressione di orientare la barra verso un “Grande Centro”.

Dal punto di vista numerico infine le incognite per una maggioranza veramente risicata rimangono. E con i mutamenti climatici che subiamo (senza parlare dell’età media dei “nostri” senatori) può bastare una semplice influenza per rimandare tutti a casa.

postato da: redpen2006 alle ore 00:09 | Permalink | commenti (33)
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mercoledì, 21 febbraio 2007


crack

... e ora?

Vogliamo lasciare il passo a questa destra?

Destra .. pecoreccia

... e a questa "stampa" moderata?

Libero Prodi
postato da: redpen2006 alle ore 16:58 | Permalink | commenti (108)
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sabato, 17 febbraio 2007

Politica 2.0

politica 2.0

Da qualche mese ormai si discute della lontananza della politica dalle istanze dei cittadini, della chiusura elitaria delle classi dirigenti, del mancato confronto interno ai partiti e all'elettorato. Tutti vizi genetici della politica italiana, tutti problemi ai quali oggi, con un minimo di buona volontà, è possibile trovare una soluzione; non certo una panacea capace di sanare da sola dei veri e propri difetti storici, ma sicuramente una base di partenza, uno strumento, un medium. Parliamo della rete.

Ancora oggi, anno 2007, in molti – anche tra i 'cittadini digitali' – pensano che Internet sia uno strumento di nicchia, un luogo dove poter fare tante cose utili ma senza raggiungere le masse, senza spostare voti. Non è così: oggi, grazie alla rete, è possibile raggiungere direttamente o indirettamente l'intero paese. Oggi, grazie alla rete, è possibile coinvolgere milioni di persone in un sistema di partecipazione democratica.

Per diversi soggetti politici occidentali, i blog sono diventati in breve tempo il principale strumento di comunicazione online: una pagina da curare non più esclusivamente come diario personale, bensì come bollettino per news, avvisi per i militanti, riflessioni ad ampio respiro.
John Kerry, George Bush, Nicolas Sarkozy, Ségolène RoyalHillary ClintonBarack Obama hanno impostato la loro campagna elettorale online su un blog. Secondo molti osservatori, il ruolo dei blog è ed è stato fondamentale per la mobilitazione degli attivisti. Fa parte di questo discorso anche la diffusione dei feed RSS: grazie ai feed oggi è possibile canalizzare in una sola pagina flussi di informazioni e notizie provenienti dalle risorse più disparate, è possibile filtrarle con alcune parole chiave, è possibile diffonderle attraverso altri siti e altri blog rendendole indicizzate dai motori di ricerca.


Non finisce qui. Il web 2.0 offre alla politica una serie di strumenti potenzialmente rivoluzionari. Il podcasting e il videocasting: grazie a strumenti come iTunes e YouTube è possibile diffondere liberamente e con estrema facilità degli audiovisivi con un'audience potenziale immensamente più alta di quella televisiva (pensate a quanto questi strumenti sono differenti e migliori della tv, che rende impossibile rivedere un dato documento, diffonderlo, segnalarlo ad altri); il wiki, altro strumento che potrebbe rivoluzionare completamente la scrittura di un programma elettorale o di un manifesto politico (non so voi, ma a me solo l'espressione 'dodici saggi' fa venire in mente gente con la barba bianca e il calamaio); il social bookmarking, che grazie a strumenti come del.icio.us permette ai cittadini di condividere le loro pagine preferite con altri cittadini (anche via feed), rendendo così semplice e immediata la distribuzione delle conoscenze.

Ancora: l'instant messaging, che può permettere ad un esponente politico di fissare appuntamenti via chat con i suoi elettori, per discutere dei temi all'ordine del giorno e sondare l'umore e le opinioni dell'elettorato; i client VOIP, primo fra tutti Skype, che permettono gratuitamente di parlare con persone sparse in ogni angolo del mondo e fissare delle vere e proprie "conferenze online", gli Skypecast (pensate quante cose potrebbe fare un segretario di partito o anche un candidato a sindaco con questo strumento). Ci fermiamo qui, ma potremmo continuare ancora.

Se guardiamo al contesto italiano, non possiamo non notare come i partiti del centrosinistra siano in notevole ritardo sotto il punto di vista della presenza in rete e dell'utilizzo degli strumenti del web 2.0: sorpassati non solo dai loro omologhi europei e occidentali ma anche dallo stesso centrodestra italiano. Se dopo la blog-figuraccia di Romano Prodi, sono diversi i politici di centrosinistra che stanno iniziando ad utilizzare il blog come diario personale (pensiamo soprattutto all'area della Margherita, visto che da parte dei DS si muove veramente pochissimo), nessuno ha ancora compreso le reali potenzialità politiche del web.


A destra lo hanno capito prima di noi: il sito dei Circoli D-Donna di Daniela Santanchè contiene un blog costantemente aggiornato e annuncia l'utilizzo di Skype per comunicare con tutti gli iscritti ai circoli, nonché quello di YouTube e altri strumenti in rete per "comunicare, collaborare, organizzare l'attività dei circoli sul territorio". Altro esempio: giusto ieri Pierferdinando Casini ha dedicato un'ora del suo tempo a chattare con i commentatori di LiberoBlog, non invitato da una redazione bensì attirato da un post di un blogger. Sapete cosa è successo? E' successo che Casini ha dialogato con tutti, soprattutto con chi non era d'accordo con lui, e l'esperimento è andato così bene che sarà ripetuto già domani.

So bene quale sia la domanda ricorrente a questo punto: queste cose fanno vincere le elezioni? La risposta è semplice. Data la quantità infinità di fattori più o meno prevedibili che determinano il risultato di una elezione, probabilmente no. Ma forse la domanda era sbagliata. Chiediamoci, invece: queste cose aiutano o no la politica a ridurre la distanza nei confronti dei cittadini, a facilitare ed incentivare la partecipazione democratica ai processi decisionali, a coinvolgere e mobilitare attivisti e simpatizzanti, a diffondere in maniera capillare documenti, idee, programmi, a far sentire cittadini ed elettori parte attiva di un progetto per il quale ognuno può fare la sua parte? La risposta non può che essere sì. E non è forse così che si vincono le elezioni?


Quanto tempo deve ancora passare prima che il centrosinistra si accorga del terreno che sta perdendo sul campo di una delle sfide più importanti del prossimo futuro?




p.s. Su questi temi si discuterà Lunedì 19 febbraio 2007 alle 17 nella Sala delle Colonne della Camera dei Deputati - Via Poli, 19, in un incontro organizzato dall'Associazione Open Political Space - Ricerche e creazione politica, condotto dal giornalista Claudio Sabelli Fioretti con Gianni Cuperlo, Giuseppe Granieri, Paolo Guarino, Pierluigi Regoli, Giuseppe A. Veltri.

mercoledì, 14 febbraio 2007

Padri, madri, immagini, per un “partito nuovo”

Tienanmen

Varcare la soglia di una sezione DS, guardare le immagini alle pareti, impone oggi, a mio avviso, di porsi e affrontare un problema di simboli. C’è sempre qualcosa che turba, e non è di certo il (bel) Berlinguer, la riproduzione del “Quarto Stato” o la bandiera della pace, ma altre figure che parlano di un tempo passato che non credo si voglia rinnegare in toto, ma a cui penso ormai si faccia fatica ad affidarsi interamente.

Nella mia sezione c’è un grande quadro con la frase di Mao: “Il potere nasce dalla canna del fucile”. Al giorno d’oggi leggendo “potere” e “fucile” credo sia difficile capire se si sta parlando di rivoluzionari o di imperialisti (per dirla con termini vecchiotti e comprensibili da tutti), certo è che quel potere e quel fucile sopra la testa danno un po’fastidio.

Alla vigilia di un congresso così importante nelle sedi DS sembra che ci sia ancora davvero poco spazio per il presente, quasi come se il tempo dal crollo del muro di Berlino a oggi, o dalla svolta della Bolognina, non avesse avuto diritto di essere raffigurato. Ma come si può pensare al PD come forza capace di rivolgersi a chi nel 2010 avrà 20 anni se oggi non c’è traccia di icone simbolo di noi trentenni?

Recentemente il segretario DS Fassino ha affermato che dovremo metterci d’accordo sui quadri da appendere nelle sedi del PD: scegliere le immagini per costruire un’iconografia comune sapendo che ciascuno di noi se ne porta di diverse. Oggi, è vero, ci sono ben altri nodi da sciogliere, ma la scelta delle immagini che staranno nelle sedi del PD e quindi delle icone di cui si circonderà chi nel PD entrerà a far parte non è oggi e non sarà domani, un fatto secondario. La questione ha a che fare con sentimenti profondi, identitari, e ricordiamoci che le figure che sceglieremo daranno o non daranno senso al nostro futuro politico.

Ma chi sono i padri del partito democratico? Quali immagini della storia i cittadini, i compagni DS e gli amici della margherita associano oggi a un’idea di PD? Non pensiamo a politologi, economisti o intellettuali, pensiamo a figure popolari che siano comprensibili dalla gente, necessarie se si vuole fare un partito di massa. Ad oggi ce ne sono poche, Fassino ha detto di pensare a Kennedy e Gandhi, ma perché non trovare anche a casa nostra figure capaci di ispirare chi sarà coinvolto dalla nascita del futuro partito?

Figure importanti che metterebbero tutti d’accordo come JFK, Gandhi e Mandela ci aiutano poco a spiegare all’Italia e all’Europa il senso del nostro agire. Oggi il PD è un partito senza leader e senza figure di riferimento e credo che questo contribuisca ad alimentare la resistenza di chi per storia, età e militanza, tutto sommato si sente a suo agio in luoghi dove talvolta, all’immagine di Berlinguer, se ne associano altre ben più difficili da spiegare storicamente oggi. Ma questa iconoclastia è solo tattica politica, per riservarsi domani di tirare fuori dal cilindro una figura di riferimento straordinaria? O cela forse la difficoltà di tornare a guardare serenamente la storia del nostro paese con la capacità di mettere tra i “nostri eroi” anche personaggi che ieri non erano “dei nostri”?

Demoscettici e demopigri si trincerano dietro un: “Meglio un dittatore cubano di un muro spoglio”, e temo che continuando ad eludere una riflessione sulle immagini di oggi e di domani si stia facendo di tutto per lasciarglielo dire e questo mi preoccupa. Allora ho cominciando a pensare ad alcune figure e immagini che oggi possono ispirare il mio impegno e la mia idea di Partito Democratico, quindi oltre che a Tina Merlin, la giornalista de L’Unità nota per le denunce sul Vajont, mi vengono in mente Sandro Pertini e Anna Kuliscioff.

Ma ci sono anche immagini di storia abbastanza recente che metterei orgogliosamente alle pareti di una sezione del PD: lo studente di piazza Tienammen e gli “angeli del fango”, i volontari che misero in salvo le opere d’arte e libri dall’alluvione del ’66 a Firenze.
Naturalmente ho citato solo i primi perché mi piacerebbe sentire i vostri.

Marta Meo

p.s. Con questo intervento, Marta Meo inizia a collaborare con la tribù.
Il post, già uscito nel blog degli amici del “Campo dell’Unione” e nei commenti de l’Unità, a nostro avviso meritava un ulteriore passaggio su Pennarossa. In particolare eravamo curiosi di conoscere gli attuali “riferimenti” anche di chi vota o è iscritto ad altri partiti.
Benvenuta in tribù, Marta.

postato da: redpen2006 alle ore 01:20 | Permalink | commenti (26)
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sabato, 10 febbraio 2007

Adele Faccio, i diritti, la Spagna

Adele Faccio

Mentre noi ci stiamo interrogando cercando di capire di che pasta saranno i “DiCo”, Adele Faccio, in punta di piedi, ha tolto il disturbo. Adele, negli anni ’70, è stata una paladina delle lotte per i diritti civili che portarono in Italia la legislazione (la 194) sull'interruzione di gravidanza.

Tra i miei ricordi, uno in particolare mi è ritornato in mente. Anni dopo, coinvolta dai gruppi femministi spagnoli”, nella Spagna post franchista, “esportò” la sua esperienza.
Mi domando: noi, oggi, chi possiamo interpellare per colmare l’attuale “deficit commerciale” di diritti?

postato da: valtergallo alle ore 03:10 | Permalink | commenti (18)
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