
Nella sinistra italiana abbiamo una tale predisposizione nel produrre scissioni, in particolare nei partiti che si richiamano all'ideologia comunista/socialista, da far invidia a Carlo Rubbia e ai suoi studi sulla fisica atomica.
La capacità di spezzare un capello in quattro, le divisioni prodotte negli anni che hanno generato piccoli partitini, oramai fanno campare stuoli di comici in cerca di facili battute. Ieri sera l’ultima. A "Parla con me" Dario Vergassola ha utilizzato l'esempio del famoso gioco della Settimana Enigmistica “trova le differenze”, dove vengono confrontate due figure identiche salvo piccoli particolari, per ironizzare sul PDCI e Rifondazione Comunista (e ci ha risparmiato il nuovo partito di Ferrando).
Anche il dibattito in corso sul PD promette bene e in molti scommettono che il 2007 sarà un buona annata (come per il vino) per dare vita ad ulteriori partiti. Le ali estreme del “partito nuovo” sono già in fermento e cercano di tirare la “coperta”, chi da un lato chi dall’altro, promuovendo richiami ai valori cattolici o a quelli socialisti. Se c’è un modo di vanificare l’operazione di accorpamento in un unico “contenitore” dei partiti che hanno creduto nel progetto de l’Ulivo prima, e nel PD poi, è proprio questo.
C’è chi afferma che non si può ridurre il socialismo a una corrente e chi, come i Teodem della Margherita, si è spinto nella promulgazione di ben nove principi fondativi determinanti per il PD, con tematiche care al mondo ecclesiale. A nostro avviso, queste posizioni oltre a non avere a cuore la sorte del PD e della sua potenziale capacità di rinnovare la classe politica italiana, stanno già preparando la terra per un ulteriore orticello politico da coltivare.
Noi invece, che tifiamo spudoratamente per il PD, crediamo che ai valori già presenti nel DNA del nuovo partito ne vadano affiancati altri in una concezione più aperta e pluralistica. Siamo consci che la sfida del nuovo millennio - in tema di economia, politica estera, integrazione multirazziale, risorse del pianeta - abbia bisogno di una nuova grande elaborazione di pensiero che vada oltre le logiche e gli schemi fin qui adottati.
Teorie nuove e coraggiose, capaci di mettere in discussione – ad esempio – i modelli fin qui subiti di globalizzazione senza regole e che pongano di nuovo l’uomo al centro dell’interesse e che tengano conto della nuova realtà multietnica italiana.
Idee nuove che disegnino un “partito nuovo” dove siano privilegiate le nuove forme di partecipazione e rappresentanza sollecitate dalla società civile che sono quelle che hanno visto premiare l’Ulivo alle recenti elezioni.
Rimanere invece arroccati su posizioni in ogni caso minoritarie tra gli elettori, dà l’immagine di una politica miope, incapace di spingere lo sguardo oltre il limitato orizzonte che sta davanti. Si rischia di arrivare a situazioni anacronistiche e grottesche. “Circoli della caccia” in competizione con il “Club della pesca”: i soci discutono e polemizzano, il mondo cambia e non c’è più né selvaggina, né pesci.
Voi come la vedete?
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