
Dopo il vertice europeo di Bruxelles, si stanno lentamente delineando le linee attraverso le quali la comunità internazionale, l’Europa e in particolare l’Italia, intendono dare applicazione alla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite.
A differenza di altri Paesi (soprattutto europei) che hanno mostrato una linea decisamente non chiara, con ripensamenti anche netti come nel caso della Francia, l’Italia fino ad ora si è distinta per una posizione decisa, caratterizzata soprattutto nei seguenti aspetti:
• Assoluta equidistanza tra le parti in conflitto;
• Disponibilità all’invio di un congruo numero di soldati e mezzi;
• Disponibilità ad assumere il comando dell’operazione, dal marzo 2007;
• Richiesta che il disarmo degli Hezbollah avvenga da parte dello stesso esercito libanese.
Da un punto di vista di politica interna, l’orientamento del Governo Prodi ha avuto senza dubbio il merito di riscuotere il consenso anche di schieramenti notoriamente improntati al “pacifismo” e generalmente contrari ad ogni tipo di intervento armato.
In una nota, i DS hanno dichiarato che valori universali come pace, sicurezza e rispetto dei diritti umani non possono essere invocati astrattamente, ma “costruiti con azioni concrete”.
Su Liberazione (il giornale del PRC) Rina Gagliardi ha scritto che “Il contingente vuol consentire alla pacificazione di tramutarsi in processo di pace. Per essere pacifisti conseguenti, oggi, è essenziale provarci”.
Sul Manifesto Rossana Rossanda si è spinta fino a un “Quale stupenda prova di solidarietà e saggezza l’Europa sta dando!”.
Franco Giordano (segretario di Rifondazione) ha chiarito i motivi del suo SI alla missione precisando che “l’ideologismo è diventato realismo. L’unica strada per la pace è interloquire con tutti i protagonisti”..
Quasi tutte le associazioni “No-war” (anche se con le eccezioni importanti di Gino Strada e Marco Ferrando) che marceranno oggi su Assisi (anche noi abbiamo firmato l’appello) hanno dichiarato di sostenere la missione dei caschi blu, anche perché “finalmente l’Europa assume un ruolo dopo le troppe deleghe degli Usa”.
Probabilmente è questa la chiave di lettura di tanti SI da parte del pacifismo tradizionale: l’Italia si sta per la prima volta dopo tanti anni sganciando dalla vecchia subordinazione agli Stati Uniti.
Restano senza dubbio i rischi di una missione pericolosa e devono essere ancora ben chiariti alcuni compiti e i gradi di responsabilità dei paesi partecipanti alla missione. Resta il rammarico che questo conflitto abbia procurato tante vittime (soprattutto civili e bambini) e che la diplomazia non sia riuscita a fermare per tempo le armi evitando stragi di innocenti come a Cana.
Ma proprio per questo vediamo come inevitabile e positivo l’intervento di una forza di interposizione sotto la bandiera dell’ONU, nella speranza che non si ripetano più i massacri di Srebrenica e del Ruanda, e che in Libano possa essere finalmente issata un’altra bandiera: quella arcobaleno della Pace.






















