sabato, 26 agosto 2006
La pace (e l'ONU) 2 .. una buona occasione

La pace e l'ONU

Dopo il vertice europeo di Bruxelles, si stanno lentamente delineando le linee attraverso le quali la comunità internazionale, l’Europa e in particolare l’Italia, intendono dare applicazione alla risoluzione 1701 delle Nazioni Unite.
A differenza di altri Paesi (soprattutto europei) che hanno mostrato una linea decisamente non chiara, con ripensamenti anche netti come nel caso della Francia, l’Italia fino ad ora si è distinta per una posizione decisa, caratterizzata soprattutto nei seguenti aspetti:
• Assoluta equidistanza tra le parti in conflitto;
• Disponibilità all’invio di un congruo numero di soldati e mezzi;
• Disponibilità ad assumere il comando dell’operazione, dal marzo 2007;
• Richiesta che il disarmo degli Hezbollah avvenga da parte dello stesso esercito libanese.

Da un punto di vista di politica interna, l’orientamento del Governo Prodi ha avuto senza dubbio il merito di riscuotere il consenso anche di schieramenti notoriamente improntati al “pacifismo” e generalmente contrari ad ogni tipo di intervento armato.
In una nota, i DS hanno dichiarato che valori universali come pace, sicurezza e rispetto dei diritti umani non possono essere invocati astrattamente, ma “costruiti con azioni concrete”.
Su Liberazione (il giornale del PRC) Rina Gagliardi ha scritto che “Il contingente vuol consentire alla pacificazione di tramutarsi in processo di pace. Per essere pacifisti conseguenti, oggi, è essenziale provarci”.
Sul Manifesto Rossana Rossanda si è spinta fino a un “Quale stupenda prova di solidarietà e saggezza l’Europa sta dando!”.

Franco Giordano (segretario di Rifondazione) ha chiarito i motivi del suo SI alla missione precisando che “l’ideologismo è diventato realismo. L’unica strada per la pace è interloquire con tutti i protagonisti”..
Quasi tutte le associazioni “No-war” (anche se con le eccezioni importanti di Gino Strada e Marco Ferrando) che marceranno oggi su Assisi (anche noi abbiamo firmato l’appello) hanno dichiarato di sostenere la missione dei caschi blu, anche perché “finalmente l’Europa assume un ruolo dopo le troppe deleghe degli Usa”.
Probabilmente è questa la chiave di lettura di tanti SI da parte del pacifismo tradizionale: l’Italia si sta per la prima volta dopo tanti anni sganciando dalla vecchia subordinazione agli Stati Uniti.

Restano senza dubbio i rischi di una missione pericolosa e devono essere ancora ben chiariti alcuni compiti e i gradi di responsabilità dei paesi partecipanti alla missione. Resta il rammarico che questo conflitto abbia procurato tante vittime (soprattutto civili e bambini) e che la diplomazia non sia riuscita a fermare per tempo le armi evitando stragi di innocenti come a Cana.
Ma proprio per questo vediamo come inevitabile e positivo l’intervento di una forza di interposizione sotto la bandiera dell’ONU, nella speranza che non si ripetano più i massacri di Srebrenica e del Ruanda, e che in Libano possa essere finalmente issata un’altra bandiera: quella arcobaleno della Pace.

domenica, 20 agosto 2006
Ciao Enzo ..

Ciao Enzo

Il 21 agosto di 2 anni fa veniva rapito ed ucciso in Iraq Enzo Baldoni, un caposcuola nell'uso del blog, un viaggiatore, un uomo libero e tanto altro ancora.
Per ricordarlo con la leggerezza che ne ha contraddistinto la sua esistenza, oltre al link di wikipedia, riportiamo un estratto delle sue "istruzioni", in caso di trapasso.

"Trascurando che sono certamente immortale, se per qualche errore del Creatore prima o poi dovesse succedere anche a me di morire - evento verso cui serbo la più tranquilla e sorridente delle disposizioni - ecco le istruzioni per il mio funerale.

Intanto, quando (e se) morirò, spero succeda rapidamente, un bello schianto aereo o in mare. Va bene anche in auto o meglio ancora nel mio letto per un colpo secco. Subito dopo la morte voglio essere immediatamente cremato.

Si farà un annuncio sui miei blog e su qualsiasi altra diavoleria elettronica verrà inventata nei prossimi cent’anni. Vorrei che tutti fossero vestiti con abiti allegri e colorati. Vorrei che, per non più di trenta minuti complessivi, mia moglie, i miei figli, i miei fratelli e miei amici più stretti tracciassero un breve ritratto del caro estinto, coi mezzi che credono: lettera, ricordo, audiovisivo, canzone, poesia, satira, epigramma, haiku.

Ci saranno alcune parole tabù che assolutamente non dovranno essere pronunciate: dolore, perdita, vuoto incolmabile, padre affettuoso, sposo esemplare, valle di lacrime, non lo dimenticheremo mai, inconsolabile, il mondo è un po’ più freddo, sono sempre i migliori che se ne vanno e poi tutti gli eufemismi come si è spento, è scomparso, ci ha lasciati. Il ritratto migliore sarà quello che strapperà più risate fra il pubblico. Quindi dateci dentro e non risparmiatemi. Tanto non avrete mai veramente idea di tutto quello che ho combinato.

Poi una tenda si scosterà e apparirà un buffet con vino, panini e paninetti, tartine, dolci, pasta al forno, risotti, birra, salsicce e tutto quel che volete. Vorrei l’orchestra degli Unza, gli zingari di Milano, che cominci a suonare musiche allegre, violini e sax e fisarmoniche.

Non mi dispiacerebbe se la gente si mettesse a ballare. Voglio che ognuno versi una goccia di vino sulla bara, checcazzo, mica tutto a voi, in fondo sono io che pago, datene un po’ anche a me.
Voglio che si rida – avete notato? Ai funerali si finisce sempre per ridere: è naturale, la vita prende il sopravvento sulla morte – . E si fumi tranquillamente tutto ciò che si vuole.

Non mi dispiacerebbe se nascessero nuovi amori. Una sveltina su un soppalco defilato non la considerei un’offesa alla morte, bensì un’offerta alla vita.

Verso le otto o le nove, senza tante cerimonie, la mia bara venga portata via in punta di piedi e avviata al crematorio, mentre la musica e la festa continueranno fino a notte inoltrata.
Le mie ceneri in mare, direi. Ma fate voi, cazzo mi frega"!

venerdì, 18 agosto 2006
Stavolta ha vinto la pace (e l'ONU)

Ha vinto la pace

Chi lo avrebbe detto! Due settimane fa, con gli occhi increduli e sgomenti davanti alle immagini della strage dei bambini di Cana, ci sembrava impossibile immaginare per il Libano, non solo la pace, ma anche uno "straccio" di tregua capace di alleviare le sofferenze dei civili coinvolti.

Alla nostra impotenza, faceva seguito quella, ancora più grave, dell'Europa e degli organismi internazionali come l'ONU, ancora sofferenti per la credibilità persa nella "gestione" della crisi in Iraq.

Invece quest'anno ferragosto, oltre alla calura di stagione, ci ha portato questa tregua, questo flebile tentativo di pacificazione, a cui si aggrappano, come dei naufraghi ad una scialuppa, le nostre speranze e quelle di tutte le persone che operano attivamente per la pace.

In molti hanno innalzato al cielo le dita della mano destra in segno di vittoria; gli hezbollah, che ora si sentono sempre più legittimati, avendo radicalizzato il conflitto, a guidare le aspirazioni di quella parte del mondo arabo che desidera la cancellazione di Israele. Gli israeliani, che hanno scelto la "facile" strada della giustizia sommaria, non credendo al potere di dissuasione dell'ONU e degli stati europei, che hanno distrutto mezzo Libano.

"Se c'è la pace tutti escono vincitori, perché la guerra è una sconfitta per tutti" ha dichiarato D'Alema a Repubblica il 13 agosto, aggiungendo che " .. oggi siamo davanti a una rivincita delle Nazioni Unite: gli Usa, che appaiono quanto mai in difficoltà a dominare questi conflitti, scelgono il rilancio del ruolo delle istituzioni internazionali".

Noi, che in tribù avevamo commentato con scetticismo il summit per la pace di Roma, ci sentiamo di cospargerci il capo di cenere e rendiamo il giusto merito a chi ha avuto parte integrante nel raggiungimento di questo risultato.
Speriamo che con la stessa umiltà, in molti, a sinistra, sappiano cogliere il valore dell'obiettivo raggiunto e che collaborino all'attuazione della risoluzione dell'ONU, "senza se e senza ma".

p.s. con l'occasione vogliamo ricordare 3 persone; Angelo Frammartino a cui è dedicata il 26 agosto ad Assisi, la manifestazione per la pace , Enzo Baldoni, e Uri Grossman.
La loro storia, il loro impegno, la loro vita, merita la nostra approfondita conoscenza.

postato da: redpen2006 alle ore 01:09 | Permalink | commenti (19)
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giovedì, 10 agosto 2006
La "sovranità" di .. Cuba

Fidel, Raul e il Che

Con l'occasione dello stato di salute di Fidel Castro, e del conseguente passaggio di consegne provvisorio della sua carica al fratello Raul, alti funzionari statunitensi hanno espresso dichiarazioni ogni volta più esplicite sul futuro immediato di Cuba e sulla sua transazione verso la democrazia.

Oltre 400 intellettuali (per l'Italia Dario Fo e Franca Rame) hanno firmato un appello affinchè l'amministrazione USA rispetti la "sovranità" di Cuba e non aggredisca con ingerenze la "sovranità" del popolo cubano.

Sempre sul tema della "sovranità" cubana e della notizia del passaggio di consegne a Raul Castro, Michele Serra nei giorni scorsi su Repubblica ha ironizzato, riferendosi anche ad altri regimi comunisti, su come la trasmissione di potere per via di sangue, "costituisca la più umiliante prova a carico del comunismo realizzato e che coloro che pretendevano di abbattere il muro tra le classi sociali, per realizzare una società di eguali, si sono rinchiusi nel più arcaico dei vincoli (e delle discriminazioni), quello della famiglia. Assumono inspiegabili meriti di fronte al Socialismo il fratello, la moglie, il figlio, il genero, e manca solo il cognato per chiudere il cerchio tragicomico della parodia monarchica".

Insomma in due notizie, due concetti contrapposti di "sovranità" che mi hanno fatto riflettere molto riportandomi al ricordo del viaggio e alle aspettative (deluse), del lontano 1989. Come ho già commentato nel blog di Luigi Rossi, allora ancora non c'era il turismo "interessato (e sessuale)" che da li a poco sarebbe esploso. Avevo Guantanamera nelle orecchie, le letture di Hemingway e la storia del "Che", ripassate per l'occasione ed ero pronto come una spugna ad assorbire le sensazioni che quest'isola, la sua storia recente, prometteva.

Ho visto cose buone, uniche allora per uno stato a sud degli USA, come la sanità pubblica, gli elementari diritti come quello all'esistenza (a Cuba il problema della mortalità per fame non c'è), le campagne per l'alfabetizzazione dei contadini, ma anche tante cose, troppi compromessi per tenere in vita "la revoluccion", che mi hanno fatto male. Le mie considerazioni di allora (e di oggi) furono che la rivoluzione dopo 30 anni aveva terminato la sua funzione primaria, quella di ridare dignità e libertà al popolo cubano oppresso dalla dittatura di Batista e dalle mafie italo-americane, che avevano fatto de L'Avana un bordello per ricchi.

Ho sperato che la ventata di libertà che di li a poco avrebbe fatto crollare il muro di Berlino potesse far riflettere Fidel sulla necessità di un passaggio di potere condiviso, con una reale "sovranità" del popolo, ad una transizione cubana alla socialdemocrazia.

Aspettative, purtroppo, deluse e ancora oggi (nel 2006) mi chiedo cosa avrebbe detto il "Che", leggendo la notizia, ripresa dal Granma, organo del partito comunista cubano, che a Cuba è caccia alle antenne e alle parabole che "devono essere combattute energicamente perchè la maggior parte dei programmi trasmessi sono destabilizzanti, sovversivi e a favore delle ingerenze esterne, oltre a favorire attività terroristiche".
Chissà se il "Che" si sarebbe rammaricato o avrebbe ripensato allo scopo delle campagne per l'alfabetizzazione.

p.s. Io comunque da allora ho ancora nel portafoglio i 3 pesos cubani con l'effigie del "Che" che non venderò mai su E-Bay per nessuna cifra (ma non provate a .. tentarmi!).

martedì, 01 agosto 2006
In lutto per la pace

Lutto per la pace

E' difficile postare qualcosa dopo lo sgomento provocato dalle immagini della strage dei 37 bambini libanesi di Cana. Ci sentiamo in lutto.
Con i conflitti in corso sul pianeta la pace è sempre in lutto. I media ogni giorno ci riversano bollettini di guerra a cui il nostro cuore reagisce indurendosi, per proteggerci si abitua alle notizie. Anche oggi dall'Iraq ci vengono date in "pasto" le 40 vittime, le 40 persone quotidiane.

In molti hanno sperato che questo ulteriore sacrificio umano potesse servire almeno ad una tregua. Macchè, non è servito neanche alle 48 ore "imposte" ad Israele dallo sbigottimento internazionale.
Scusate lo sfogo. Se vi va sfogatevi anche voi e proviamo a cercare assieme qualcosa da fare ..

postato da: valtergallo alle ore 17:19 | Permalink | commenti (14)
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